Tutti gli articoli di Alessandro Scamporrino
Savi (pag 51)(61)-Terremoti di Toscana del 1846
Pilla-1846-Istoria del tremuoto che ha devastato
TERREMOTO A POMARANCE
“Fenomeni naturali che si ripetono nella storia dei tempi”
Questo il concetto espresso dal prof. Barberi, uno dei maggiori esperti di vulcanologia, nel Consiglio Comunale aperto in piazza, promosso dall’Amministrazione Comunale di Pomarance sugli eventi tellurici registrati a Pomarance, Larderello, Montecerboli.San Dalmazio, dal 20 Marzo al 2 Aprile 1993.
Un fenomeno che ha destato preoccupazione negli abitanti del luogo tenendo impegnate le varie forze dell’ordine, la Protezione Civile e l’Amministrazione Comunale, a dare assistenza e informazioni corrette ai cittadini.

Spavento e preoccupazione per questi fenomeni naturali in una zona che non è considerata a grande rischio sismico e che ha visto per alcuni giorni molti cittadini residenti a Larderello e Montecerboli.San Dalmazio e Pomarance, dormire all’aperto.
Il fenomeno tellurico, che ha raggiunto la massima magnitudo alle 21,48 di Sabato 20/3 (2,8.Richter, V°-VI° grado della Scala Mercalli), a detta degli esperti non dovrebbe preoccupare più di tanto se le abitazioni sono costruite con normali caratteristiche di resistenza, dato che viene eslusa la possibilità che in questa zona si possano verificare fenomeni distruttivi di particolare gravità.
Un riferimento a quanto sopra accennato degli eventi che si ripetono lo possiamo trovare da documentazioni archivistiche che sono state riportate in epoche diverse, sino ai nostri giorni.
I primi dati storici del fenomeno tellurico nella zona di Pomarance sono riscontrabili dalle pubblicazioni dello storico E. Mazzinghi sulla “Comunità di Pomarance”. Elementi che hanno permesso agli esperti di trarre varie conclusioni statistiche sulla conoscenza dei terremoti nella nostra zona almeno fin dai primi dell’ottocento.
Una delle prime scosse avvertite, e di particolare gravità,tanto da essere annotata in una deliberazione comunale, risale al
17 dicembre 1802:
“In questa notte si sono sentite sei scosse di terra”.
Il 25 Dicembre dello stesso anno la scossa si ripetè:
“..In questa mattina circa le ore 10 si è sentita una scossa terribile di terra non mai più sentita, ha fatto suonare la campana dell’orologio e diversi campanelli, che à messo grande spavento e dopo ne sono venute due sole…’’.
Alcuni giorni più tardi, 30 dicembre 1802: “..la terra tutta la notte in moto tra piccole e grosse scosse, si sono sentite nella notte da circa 20 scosse”.
La terra tremò anche nei primi giorni dell’anno successivo:
- gennaio 1803:
Si odono scosse di terra…
- Gennaio 1803:
“…seguitonno le scosse, si è per tre giorni tenuto esposto il S.S.Sacramento…”
Altri movimenti tellurici interessarono Pomarance ed il Volterrano il 18 ottobre 1804, il 2 maggio 1805,il 16 settembre 1806, il 2 aprile 1814 e 1’11 settembre 1822.
Una pausa tellurica si ebbe fino al 1842 e precisamente fino al 18 agosto. In questo dì, ed il 25 novembre dello stesso anno, il fenomeno si ripetè con epicentro localizzato tra Libbiano, Fosini, Serrazzano e Montecerboli. Notizie di altre scosse sono registrate nelle delibere comunali di Pomarance dopo un’arco di 50 anni ed esattamente il 12 novembre 1893 in cui sono annotati notevoli danni alle abitazioni, tra cui il Municipio di Pomarance, che venne rinforzato con delle catene nei punti più lesionati. Altre scosse di notevole intensità furono registrate il 21 marzo 1925, con una intensità del Vl° grado Mercalli nella zona di Larderello che subì altre scosse il 9 febbraio 1930, il 16 novembre 1931, il 23 maggio 1932 ed il 1 febbraio del 1933. Più gravi furono le conseguenze del terremoto avvertito e ancora vivo nel ricordo dei vecchi pomarancini, nel 1948 e 1949 con epicentro Lardello per una potenza tellurica del V°-VI° grado Mercalli. Ancora nel pomarancino si avvertirono scosse di una certa gravità nel 1970 ed esattamente il 19 agosto, come recita una relazione del tecnico comunale F.Bargelli in cui veniva descritta la zona più colpita nel territorio comunale che interessò i paesi di Lustignano e Serrazzano e dove vennero evacuate anche delle famiglie per le gravi lesioni riportate agli edifici. Questo evento del 1970,probabilmente il più forte ricordato (VII0 grado Mercalli),ebbe come epicentro la zona di Lago Boracifero e provocò gravi danni anche a Monterotondo Marittimo.

CRONISTORIA
DEL SISMA DAL
20/3 AL 2/4 1993
L’inizio
È sabato 20 Marzo .Un pomeriggio apparentemente tranquillo in tutta la Val di Cecina. La maggior parte della gente sta cenando quando, alle 20,19 si avverte molto chiaramente una scossa seguita a breve distanza da alte due, alle 20,27 e alle 20,33, tutte e tre registrate anche dall’istituto Nazionale di Geofisica. Si saprà
poi che alcuni ne hanno udite altre già nel pomeriggio e che la prima della serie è stata registrata dagli strumenti dell’Enel alle 14,49.
La scossa più forte
Dopo la scossa delle 20,33 (2,3/2,4 di magnitudo della scala Richter) la gente ha cominciato a manifestare serie preoccupazioni, iniziarono le telefonate ai carabinieri, ai vigili del Fuoco, all’Enel e ai referenti del Comune, per avere notizie sull’evento che però non si era ancora manifestato in tutta la sua forza.
Ma non tardò molto. Alle 21,48 un boato, seguito da una forte scossa, per fortuna durata solo pochi secondi, fece sussultare anche i più “indifferenti” e la gente di Pomarance, Montecerboli, Larderello e San Dalmazio si riversò nelle strade. A Castelnuovo si seppe successivamente che avvene più o meno la stessa cosa. La scossa fu sentita fino a Radicondoli, Volterra, Cecina e Livorno. L’osservatorio dell’I.N.G. (1st. Naz. Geofisica) la classificò a 3,5 gradi Richter, mentre i rilevatori dell’Enel registrarono due eventi quasi contemporanei con magnitudo 2,8 Richter.
La rete ENEL
La sofisticata rete sismica dell’Enel, composta da 26 stazioni di rilevamento sparse in tutta l’area geotermica,installate negli ultimi anni ’70 per il controllo della sismicità legata alla reiniezione dei fluidi geotermici, classificò quella delle 21,48 il ventunesimo evento, con epicentro compreso fra la zona del Gabbro ed il centro abitato di Pomarance, a 5-6 Km. di profondità. In tutto la rete Enel ha registrato poi 181 scosse, l’ultima delle quali alle 15,29 (ora solare) del 2 Aprile.
Allettamento della protezione civile
Fin da subito fu creato uno stretto collegamento tra la Stazione dei Carabinieri, il Corpo dei Vigili del Fuoco ed i principali referenti del Comune, quindi fu allertata la Prefettura di Pisa che a sua volta mobilitò la Protezione Civile. Furono tra l’altro messe in preallarme strutture di Volontariato della provincia ed anche fuori provincia. Anche l’Enel fu bersagliato di telefonate per conoscere le caratteristiche dell’evento; queste misero in difficoltà i tecnici del centro sismico del Laboratorio di Larderello impegnati nella elaborazione e nell’interpretazione dei dati provenienti dalle varie stazioni di rilevamento,emessi in pratica quasi ininterrottamente da Sabato pomeriggio in poi.
Il Comune
Dopo una rapida consultazione tra i vari organi interessati fu deciso di creare un unico punto di riferimento e di coordinamento, con sede nel Municipio che fu allo scopo immediatamente aperto e presidiato 24 ore su 24, per una settimana, da amministratori e tecnici comunali; ciò
al fine di fornire precise notizie e indicazioni alla gente, anche tramite un filo diretto con l’Enel, onde evitare distorsioni dei fatti ed opposti eccessi, quali possibili sottovalutazioni o esagerate preoccupazioni. Gli stessi VV.FF. e Carabinieri, in continua perlustrazione del territorio, facevano riferimento al Comune portando notizie sulla situazione nei centri interessati e confortando la gente con notizie precise sull’evolversi della situazione.
La stampa
Anche la stampa nei giorni del sisma ha giocato un ruolo sostanzialmente positivo in quanto ha fornito ai cittadini informazioni generalmente corrette, contribuendo alla non facile gestione del problema. Questo va detto perchè purtroppo spesso non è cosi, non sempre si privilegia lo spirito di servizio verso il diritto dei cittadini ad una corretta informazione. In questa occasione dobbiamo dare atto di questo spirito, favorito anche dalle disponibilità deH’Amm.ne Comunale a fornire continue notizie e aggiornamenti,riconosciuto con reciprocità dagli stessi corrispondenti giornalisti.
11 Prof. Barberi, la Regione Toscana e la Prefettura
La Domenica mattina alle 8, a meno di 12 ore dalla scossa principale, fu richiesto telefonicamente dal Sindaco alla Prefettura, di convocare urgentemente un coordinamento tecnico-scentifico per valutare il fenomeno e decidere le necessarie misure da prendere, concordando per ciò di interpellare il Prof. Barberi, notoriamente uno dei massimi esperti di terremoti, Docente dell’università di Pisa, Dip. Scienze della Terra e membro dello stesso Gruppo Nazionale Grandi Rischi il Prof.Barberi, rintracciato telefonicamente nell propria abitazione pisana verso le 1 di domenica 21, dimostrando grande responsabilità e sensibilità, assicurò al Sindaco ed alla Prefettura il proprio interessamento. Chiese che gli venissero inviati i dati in possesso dell’Enel e nel primo pomeriggio si recò all’università per esaminarli insieme a quelli già in suo possesso dall’I.N.G. Si rese disponibile quindi ad una riunione in prefettura per le ore 12 di lunedi 22, che egli stesso preparò in collaborazione coi funzionari del dipartimento Ambiente della Regione e che si effettuò in seguito presieduta dal Prefetto stesso, Dott. A. MARINO.
(Dagli esiti di tale riunione fu emesso un comunicato stampa del Comune di Pomarance alla popolazione locale che viene integralmente riportato a parte). Nel contempo l’Assessore all’Àmbiente E. Monarca, si mise più volte in contatto telefonico con il Comune, incaricando i tecnici della Protezione Civile di seguire il fenomeno come di competenza e preannunciando la sua personale partecipazione al Consiglio Comunale aperto di martedì 23 marzo 1993. Successivamente convocò una nuova riunione in Regione per fare il bilancio della situazione e decidere i provvedimenti successivi.

La gente, il Consiglio Comunale in piazza
Comportamento esemplare quello della gente. Comprensibilmente preoccupati, molti hanno dormito fuori per qualche notte, (in auto o in roulotte) facendo la spola con il Comune per avere notizie e poi ritornare ad informare i “compagni di sventura”. Molti si sono avvicendati al Presidio Comunale, mettendosi a disposizione per ogni necessità ed offrendo in molti casi una preziosa collaborazione. Particolarmente efficace la partecipazione dei cittadini alla divulgazione capillare del comunicato emesso il pomeriggio del Lunedì 22/3 firmato dal Prof. Barberi e dal Sindaco G. Pacini, che ha contribuito non poco a tranquillizzare le persone.
Il Consiglio Comunale aperto allestito dai dipendenti comunali in poche ore, con grande impegno; uno scenario perfetto all’aperto, nella piazza antistante il municipio, completo di tavoli, sedie, transenne, illuminazione, altoparlanti, lavagna lumisosa, tutto a disposizione degli illustri ospiti dai quali tutti ci attendevamo maggiori certezze e rassicurazioni. Le quali non sono mancate e così la gente, dopo l’iniziativa, ha potuto dormire un pò più tranquilla. Il Prof. Barberi per primo, poi il Prof. Scandone e I’Arch. Ferrini,in presenza del Consiglio Comunale e dell’Assessore E. Monarca, hanno illustrato le nozioni scientifiche del fenomeno con grande semplicità, e con la precisa volontà di farsi capire dalla gente comune aiutandosi in questo con la proiezione di schede e diagrammi sulla lavagna luminosa. Qualcuno l’ha definita una lezione universitaria di alto valore scentifico, fatta omaggio a tutti i cittadini che hanno manifestato apprezzamento per la risposta delle istituzioni e le iniziative assunte in così breve tempo dall’inizio del sisma.
I danni
Molte sono state le segnalazioni di piccole lesioni, soprattutto negli edifici più vecchi; tuttavia, dopo un primo accertamento dei tecnici comunali e dei VV.FF. di Pisa, l’unica situazione che ha destato qualche preoccupazione è stata individuata nel palazzo comunale della ex Pretura, situato nel centro storico del capoluogo, in prossimità della “frana delle Grotte” già a suo tempo provocata da circostanze simili.
La preoccupazione, più che le lesioni agli immobili, peraltro lievi, derivava dalla instabilità geologica del terreno sottostante per il cui consolidamento sono peraltro stanziati 500.000.000 di lire sulla Legge 183 ed il Genio Civile di Pisa sta predisponendo i relativi progetti esecutivi. Cosicché a scopo precauzionale, veniva disposta l’evacuazione provvisoria dell’Ufficio di Collocamento e di 4 famiglie. Successivamente, dopo più approfonditi accertamenti statici e geologici effettuati da tecnici del Genio Civile ed a sisma ormai esaurito, il provvedimento fu revocato e l’immobile è ritornato ad essere regolarmente abitato.
Accertamenti, sismicità e censimento di vulnerabilità sismica degli edifici
Primo impegno operativo assunto dalla Regione Toscana fin dal primo incontro in Prefettura, e confermato poi al consiglio comunale aperto del giorno successivo, fu quello di avviare da subito una indagine a campione su varie tipologie di edifici presenti nei centri più colpiti e cioè a Pomarance, Montecerboli e San Dalmazio. Cosi, già dal mercoledì 24/3, i tecnici della R.T. e del Genio Civile di Pisa rafforzati da altri tecnici del Genio Civile di Livorno e Grosseto, hanno iniziato il lavoro in stretta collaborazione con l’Amm.ne Comunale. Scopo dell’indagine: verificare il grado di vulnerabilità sismica a cui sono soggette le nostre costruzioni ed in base a questo individuare le possibili precauzioni da prendere. Sono stati esaminati una quarantina di edifici, per ciascuno dei quali è stata compilata una scheda a seguito di sopralluoghi ed esame di progetti, planimetrie ed altre documentazioni. Le schede sono state poi elaborate presso il D.to Ambiente della Regione Toscana, d’intesa con il Gruppo Nazionale “Difesa dai Terremoti” del C.N.R. diretto dal Prof. Petrini. In una successiva riunione tenutasi presso la sede della Regione Toscana 1’8 Aprile u.s., presenti tra gli altri l’assessore Monarca, l’arch. Ferrini, il prof. Petrini, il Comune di Pomarance, è stato fatto il punto della crisi sismica dopo 20 giorni, da cui è emerso quanto segue:
a) la zona geotermica mantiene le sue caratteristiche di zona a “bassa sismicità”. Il prof. Petrini afferma che i Terremoti in Toscana non preoccupano certo a Pomarance o Larderello, anzi a Larderello, per le sue caratteristiche storiche, se si trovassero alcune risorse per finanziare adeguate ricerche, potrebbe diventare un laboratorio strutturale valido per tutto il territorio nazionale;
b) a relazione sugli esiti del censimento di vulnerabilità sismica degli edifici deve essere ancora completata. Tuttavia, nonostante il campione limitato dovuto a carenza di risorse e personale per l’indagine, alcune indicazioni possono essere già evidenziate, in particolare il prof. Petrini ha ipotizzato a grandi linee una situazione degli edifici in cui circa il 20% si colloca in una fascia di vulnerabilità molto bassa, il 60% in una fascia media e solo il restante 20% è nella fascia alta e cioè soggetta a conseguenze a fronte di terremoti simili. Se ne può dedurre che, non considerando la normativa sismica, in quanto trattasi di zona classificata non sismica, si rende consigliabile l’individuazione di taluni accorgimenti, particolarmente nei casi di ristrutturazione di vecchi edifici, da individuare meglio al termine degli studi indicati;
c) attività industriali dell’Enel, reiniezione, sismicità e controlli: su questi aspetti l’Amm.ne Comunale ha chiesto fin dal primo incontro in Prefettura, un approfondimento scientifico delle correlazioni tra i fenomeni ed il ripristino di adeguati controlli esterni all’Enel. Sul primo aspetto, relazione reiniezione-sismicità, il prof. Petrini, pur confermando l’interpretazione già formulata dai proff. Barberi e Scandone a favore del carattere naturale del fenomeno e quindi tendente ad escludere relazioni negative di causa-effetto con le attività Enel, ha assicurato ulteriori approfondimenti di analisi scientifiche in merito, da effettuare congiuntamente al Prof. Barberi e al Prof. Scandone.
Per quanto riguarda i controlli, al di là delle competenze oggi Ministeriali, (’Assessore Monarca ha ipotizzato la ricostituzione di un apposito gruppo di Lavoro, deliberato dalla Giunta Regionale, non escludendo di ripristinare la convenzione col C.N.R. per completare i controlli sugli aspetti energetici, idrici e sismici.

Conclusioni
Ogni esperienza è una lezione. Anche da una vicenda tragica si possono trarre spunti positivi. In questo caso che conlusioni possiamo trarne?
Senza enfasi e senza drammi. Con realismo.
Il Terremoto non si prevede e non si previene, può ripetersi in ogni momento.La storia sismica della zona, così come ci è stata scientificamente illustrata, porterebbe ad escludere la possibilità che si verifichino eventi devastanti, di intensità superiori a quelli che si sono già verificati. Simili eventi però possono ripetersi. E noi oggi siamo più preparati per affrontarli, più consci e consapevoli del fenomeno, più convinti della necessità, al di là di prescrizioni o imposizioni, di rafforzare le difese dei nostri edifici in ogni occasione utile (costruzioni o ristrutturazioni). Per il futuro quindi, continuiamo ad approfondire la nostra cultura e le nostre conoscenze, a pretendere risposte e controlli, ma soprattutto ricordiamoci che ai problemi generali dobbiamo dare sempre risposte collettive e solidali. Solo così saremo tutti più garantiti.

COMUNICATO DIFFUSO DAL COMUNE ALLA POPOLAZIONE E ALLA STAMPA COMUNE DI POMARANCE PISA
Si è tenuta alle ore 12 di stamani 22 Marzo 1993 in Prefettura a Pisa una riunione per esaminare la situazione connessa con la crisi sismica in atto nella zona di Pomarance. Alla riunione, presieduta dal Prefetto, hanno partecipato i Proff. F. Barberi e P. Scandone, il Sindaco e altri amministratori del Comune di Pomarance, funzionari della Regione Toscana, Dei Vigili del Fuoco e dell’Enel.
La sequenza è iniziata alle ore 14,49 del 20 Marzo ed alle ore 13 del 22 marzo si erano registrate un totale di 105 scosse. L’epicentro è spostato di pochi Km. a sudest del paese di Pomarance. La massima magnitudo è stata registrata alle 21,48 del 20 marzo (intorno a 3 scala Richter corrispondente ad una intensità Mercalli del V° grado).
Sette eventi hanno avuto una magnitudo compresa tra 2 e 2,8, l’ultimo dei quali registrato alle ore 1,54 del 22/3 .
Tutte le scosse hanno una magnetudo inferiore a 2. L’esame della Sismicità storica dell’area indica che una crisi sismica simile all’attuale è avvenuta alla fine del 1802, con 33 scosse avvertite, massima intensità pari al V° grado, epicentro presso Pomarance, durata 17 giorni. Altre sequenze minori sono avvenute nel 1934 (14 scosse, intensità massima V° grado, epicentro Larderello, durata 1 giorno) e nel 1946 (8 scosse, intensità massima Vl° grado, epicentro Larderello-Pomarance, durata 2 giorni).
Si sono poi avute nella zona scosse isolate con massima intensità del Vll° grado (Agosto 1970) e altre sette scosse con massima intensità del Vl° grado. Più energetici (intensità massima del VII°-Vili0 grado) tre terremoti avvenuti nella zona di Travale molti anni fa, nel 1501, 1502 e 1724.
Nel’insieme la sismicità dell’area appare modesta tanto che il Comune di Pomarance non è classificato come sismico. Sulla base di questi dati si può concludere che la sequenza sismica in atto può continuare ancora per alcuni giorni, ma è poco probabile che venga superata l’intensità del V°- Vl° grado. Una tale intensità all’epicentro non può provocare alcun danno ad edifici con normali caratteristiche di resistenza. Possono essere danneggiate solo le costruzioni fatiscenti. Allo scopo di valutare la vulnerabilità sismica degli edifici di Pomarance, la Regione Toscana, d’intesa con il Gruppo Nazionale per la Difesa dei Terremoti del CNR, realizzerà un intervento urgente con squadre di tecnici specialisti. Da un esame preliminare dei dati presentati dall’Enel sembra potersi escludere ogni relazione di causa effetto tra la crisi sismica attuale e le operazioni industriali al campo geotermico di Larderello.
In ogni caso sono stati richiesti all’Enel tutti i dati in questione che verranno esaminati approfonditamente nei prossimi giorni. Martedì sera si terrà a Pomarance un incontro dei proff. Barberi e Scandone e i funzionari della Regione Toscana con il consiglio Comunale e la Popolazione, nel quale verranno illustrate le caratteristiche della crisi sismica e le misure di intervento già decise.
Prof. BARBERI – Sindaco G. PAONI
Il Direttore Responsabile J. Spinelli e la Redazione in collaborazione con il Sindaco Graziano Pacini

Articolo tratto da “La Comunità di Pomarance”.
LA NOSTRA ZONA DURANTE LE ERE GEOLOGICHE












A PROPOSITO DEL PITTORE CERCIGNANI
L’ESTIMO DELLA SUA FAMIGLIA, POSTE E PASSAGGI DI PROPRIETÀ
Tra le più famose personalità che si sono distinte nel campo artistico a Pomarance, certamente trova collocazione un pittore vissuto nella seconda metà del cinquecento: Niccolò Cercignani. Meglio conosciuto con lo pseudonimo “Pomarancio il Vecchio”, per distinguerlo dall’altro “Pomarancio”, Cristofano Roncalli che la tradizione vuole come suo allievo, ebbe i suoi natali nell’antico castello di “Ripomarance tra il 1530 – 1535. La sua famiglia originaria di Cercignano (Colle vai d’Elsa) si era stabilita in loco dai primi del XVI secolo e risultava possedere diversi beni nella corte di Ripomarance”. Formatosi artisticamente in ambito fiorentino e collocato in quella corrente pittorica denominata “Manierismo” svolse la sua attività artistica prevalentemente nel Lazio e nell’Umbria; in Toscana lavorò solo negli ultimi anni della sua vita nella città di Volterra anche se a Pomarance gli è attribuita una Pala d’Altare conservata nella Chiesa Parrocchiale ed un pregevole volumetto di Disegni che è stato oggetto di una Mostra nel dicembre 1988.
Ben poco sappiamo sulla vita di questo autore antecedentemente alla sua partenza da Pomarance. Fonti storiche affermano che verso il 1564 il Cercignani lasciò Ripomarance per recarsi in Umbria dove si sposò con Teodora Caterucci di Città della Pieve dalla quale ebbe possessi ed alcuni figli tra i quali Antonio che fu abile pittore come il padre. Prendendovi stabile dimora il 31 luglio dello stesso anno, nominò procuratore, per alcuni possedimenti in Pomarance, il notaio Alberto Lupivecchi. Infatti nonostante il suo trasferimento in Umbria, il Cercignani risultava possedere ancora alcuni beni, già citati da Don Mario Bocci (1), che furono venduti poco prima della sua morte a certo Giusto Cheli di Pomarance. Da uno studio accurato sul documento d’estimo con lo stesso Don Mario Bocci, decifrando l’intricata grafia del Cancelliere del tempo nelle varie annotazioni dei cambiamenti di proprietà, sono scaturiti nuovi elementi che contribuiscono, se non altro, a fare un po’ di luce sul passato di questo nostro artista.
Ben poco sappiamo sulla vita di questo autore antecedentemente alla sua partenza da Pomarance. Fonti storiche affermano che verso il 1564 il Cercignani lasciò Ripomarance per recarsi in Umbria dove si sposò con Teodora Caterucci di Città della Pieve dalla quale ebbe possessi ed alcuni figli tra i quali Antonio che fu abile pittore come il padre. Prendendovi stabile dimora il 31 luglio dello stesso anno, nominò procuratore, per alcuni possedimenti in Pomarance, il notaio Alberto Lupivecchi. Infatti nonostante il suo trasferimento in Umbria, il Cercignani risultava possedere ancora alcuni beni, già citati da Don Mario Bocci (1), che furono venduti poco prima della sua morte a certo Giusto Cheli di Pomarance. Da uno studio accurato sul documento d’estimo con lo stesso Don Mario Bocci, decifrando l’intricata grafia del Cancelliere del tempo nelle varie annotazioni dei cambiamenti di proprietà, sono scaturiti nuovi elementi che contribuiscono, se non altro, a fare un po’ di luce sul passato di questo nostro artista.
Nell’Estimo del 1571 (2) è annotato Niccolò di Antonio Cercignani “dipintor” con gli infrascritti beni:
“Un luogo o vero Podere con casa per il lavoratore con terre lavorative arborate vignate et sode luogo detto il Docciarello a 1° via; 2° Martino di Giovanni di Martino, 3° Batista di Giovanni Antonio Pellegrini, 4° Comune di Ripomaranci et altri confini… tiene a linea dalla Cappella di Sancto Antonio nella Chiesa di San Michele di Volterra… ne paga lire stimato L. 1300. A di Novembre (15)96 levato e posto a Simone di Bartolo a carta 275 per averlo compro per me Bastiano Ghetti Cancelliere… etc… paga lire…
Una vigna d’opere cinque incirca in detta corte luogo detto Cardeta a 1 ° via, 2° Bernardino di Piero Cheli, 3° Meo di Pietro d’Agnolo, 4° Domenico di Marsilio Fantacci stimato L. 100
Tutte queste poste erano sotto la posta del detto Niccolò in questo a 221 e furono levate e poste a Batista Corbolini in questo a 54 per permuta feceno fra di loro et hora si ritornano al detto Niccolò per haverli riavuti per me Bastiano Ghetti Cancelliere…
A di 20 di Gennaio 1596 levata questa posta e messa a Paulo di Giusto Cheli in questo a 135 per haverla compra rogato Ser Andrea Sorbi per me Bastiano Ghetti Cancelliere…
Mentre la proprietà della vigna di Cardeta risulta pervenutagli in eredità dal padre Antonio, assieme ad una casa posta all’interno di Pomarance, il podere del Docciarello (3) fu acquistato posteriormente alla sua partenza da Ripomarance, quando cioè si trovava già a Città della Pieve. Infatti da un Estimo del 1544 il padre di Niccolò Cercignani, chiamato Antonio e suo fratello Pagolo, figli di Niccolaio di Pagolo (Cercignani) possedevano, oltre a diversi appezzamenti di terreno, anche una casa posta in “Piano” confinante con il Cimitero e la Compagnia deila Vergine Maria, ed una vigna posta in Cardeta, che furono nella divisione dei due fratelli assegnati ad Antonio. (4) La parte dei beni spettanti a Pagolo fu venduta il 29 maggio 1559 a Giovanni di Damo. (Data che potrebbe indicare la partenza della famiglia da Pomarance e quindi dello stesso Niccolaio per l’Umbria). Questi due possedimenti, cioè la casa in Piano e la vigna di Cardeta (5) sono annotati anche nell’estimo del 1571 alla carta 221 r. in cui è indicato:
Niccolaio di Antonio di Niccolaio Cercignani con i seguenti beni: una casa in detto Castello alla Pieve a 1 ° via, 2° Gio Piero e Bernardino di Paulo Chaini, 3° Beni della Compagnia di Sancto Giovanni, 4° Beni della Compagnia della Vergine Maria Stimato L. 150
Una vigna di opere cinque incirca in detta corte luogo detto Cardeta confinata a
1° via, 2° Bernardino di Piero Cheli, 3° Meo di Piero d’Agnolo, 4° Domenico di Marsilio Fantacci Stimato L. 100
In fondo alla stessa carta è trascritto anche l’acquisto, da parte del Cercignani, del podere “il Docciarello” il quale risulta essere stato comprato da maestro Ulivieri di maestro Giuliano Contugi il 29 aprile 1586. (6)

Il 3 luglio 1588 tutte queste proprietà passarono nuovamente, per permuta con lo stesso Niccolò Cercignani, a Batista di Michelagnolo Corbolini il quale cedette la casa, dove forse nacque il pittore, alla Compagnia della Misericordia. (7) Questa casa, nell’estimo di Batista Corbolini è segnalata con le medesime confinazioni di cui sopra, ma è indicata specificatamente posta “…in detto castello in Piano alla Pieve…”.

Deambulatorio.
(Autoritratto di Nicolò?)
Nel 1590 il pittore Niccolò Cercignani tornò nella sua terra d’origine per circa un triennio dove dipinse a Volterra alcune pale d’Altare, affreschi e dipinti per le più eminenti famiglie del luogo.
Nel marzo di quell’anno infatti le prorpietà di Docciarello e Cardeta furono nuovamente permutate dal Corbolini allo stesso pittore e la sua presenza in Ripomarance è confermata anche qualche tempo dopo, quando il ‘‘Maestro Niccolò di Antonio Cercignani”, fa da padrino a Michelangelo di Pietropaolo Santucci (8 luglio 1580).
Dopo il ritorno definitivo a Città della Pieve, nel 1594, dove ricevette la cittadinanza onoraria, i beni di Pomarance furono venduti a Giusto Cheli nel gennaio 1596 e successivamente acquistati da Simone di Bartolo di Acquaviva. La vendita definitiva delle suddette proprietà coincise da lì a poco, con la morte del grande “Maestro” che avvenne nell’ottobre dello stesso anno.
Jader Spinelli
NOTE:
- Don Mario Bocci – NOTIZIARIO PARROCCHIALE – 1987
- Archivio Storico di Pomarance F. 428 C. 226 r.
- Il nome stesso Docciarello sta ad indicare una sorgente di acqua potabile di limitata portata usata per uso domestico fin dai tempi antichi e che si trovava nei pressi deH’omonimo podere II Docciarello. Questo casolare era ubicato sulla via detta dei Fontini nei pressi dell’attuale Ambulatorio Comunale sul luogo dove è stata edificata l’abitazione del sig. Giovanni Rasoini. Nei pressi, un tempo vi era scavata nella roccia tufacea, una Ghiacciaia che serviva per mantenere durante l’anno il ghiaccio al- l’Ospedale di Pomarance.
- Archivio Storico di Pomarance F. 427 c. 190 r.
- Cardeta è un appezzamento di terreno nei pressi dei poderi Lucoli e Arbiaia.
- Archivio Storico di Pomarance F. 428 c. 301 r.
Archivio Storico di Pomarance F. 428 c. 55 r. L’abitazione del Cercignani doveva essere ubicata vicino all’attuale Battistero in prossimità dell’ex palazzo Burroni dove nacque tra l’altro anche la madre del grande anatomico pomarancino Paolo Mascagni.
Articolo tratto da “La Comunità di Pomarance”.
DISEGNI DI NICOLÒ CERCIGNANI
MOSTRA FOTOGRAFICA NEL PALAZZO DELL’EX PRETURA
La mostra del “Cercignani”, che si è svolta nel dicembre u.s., ha destato curiosità, stupore e ammirazione, nei visitatori forestieri più che pomarancini. Molti gli intenditori, i quali si sono soffermati a lungo apprezzando le opere del Cercignani, sia quelle architettoniche che quelle decorative valutando sia quelle in seppia che le altre in colore. Elogiando l’ambiente adatto ed il curato allestimento, iniziando dagli eleganti inviti distribuiti, agli addobbi di tipo robbiano, adattissimi all’occasione, al catalogo illustrato con le dovute presentazioni. Un insieme che era ben intonato sia all’oggetto presentato sia all’epoca risalente al palazzo che la ospitava con il suo elegante stile dei tempi del Vicariato.

Chi poi ha potuto assistere all’apertura preparata presso l’Hotel “IL POMARANCIO” arricchito dalla presenza delle comparse in costume delle rappresentanze rionali, e con la elaborata presentazione officiata dal Prof. Belardinelli, studioso del nostro concittadino, avendo in mano molte riproduzioni fotografiche del pittore ed altrettante notizie sui luoghi dove il Cercignani ha lavorato lasciando le sue tracce di buon pennello. Comunque l’iniziativa, che questa Associazione Turistica “PRO POMARANCE” ha proposto, ha raggiunto lo scopo prefisso mettendo in movimento gli esperti del ramo per l’attribuzione dei particolari di studio di questo pittore del 500, un po’ accantonato, e non molto conosciuto. I risultati si vedranno nel tempo, l’essenziale è che questa schiera di conoscitori tragga da questa mostra un tipo di lavoro che rivalorizzi il Pomarancio. Quest’anno era, potremmo dire, l’anno del Pomarancio, sia per il Cercignani, sia per il suo allievo, il Roncalli. Per il Roncalli la sua presentazione iniziò con l’apertura del complesso alberghiero a Lui intitolato inserito nella via omonima. Poi il PALIO STORICO DELLE CONTRADE, che nel settembre u.s. aveva per tema argomenti di storia locale e che inevitabilmente venne proposto addirittura da due rioni e così ben presentati da far vincere al Rione GELSO il premio in palio trattando “IL NOSTRO POMARANCIO” articolato su dei quadri viventi dove i figuri si posizionavano su dei disegni incompleti sino a formarne l’immagine completa.


La visita dei rappresentanti della Soprintendenza ha esposto i suoi progetti riguardo ad una riproposta di queste riproduzioni fotografiche con la possibilità di affiancarvi anche gli originali, e per dar ancora più risalto e valore alla cosa l’inserimento nello stesso ambiente di due dipinti, sempre del Cercignani, che si trovano momentaneamente presso la Pinacoteca Comunale di Volterra per i restauri di cui abbisognavano.
La curiosità di questi particolari che si trovavano da svariati anni presso l’Archivio Storico Comunale, riposti sin dal lontano 1925, anno in cui il sindaco di allora Sig. Onorato Biondi aveva acquistato ad un’asta di Milano è stata finalmente messa sul piatto d’argento e posta all’attenzione degli studiosi.
Restiamo in attesa di eventuali sviluppi riguardo alla promessa della Soprintendenza ed all’ulteriore apporto della Amministrazione Comunale che si espresse di unanime accordo per questa iniziativa e disposta affinchè tutto potesse rendere onore ad un cittadino illustre. Noi dell’Associazione “PRO POMARANCE’’ saremmo ben lieti e disposti ad adoperarsi in ogni modo perchè questa riproposta venga ancora ampliata e maggiormente divulgata in modo che possa essere iniziato uno studio didattico rimasto incompleto.

Augurandoci che presto si possa rivedere aperta questa ricca presentazione e che si renda possibile trasformarla in mostra permanente con apertura programmata.
Il Consiglio tutto, dopo quanto sopra, si dichiara soddisfatto per la riuscita di questa iniziativa che è stata per l’Associazione Turistica un vero successo. Perchè questa mostra riuscisse nel suo intento era necessario l’apporto esterno, e grazie all’Amministrazione Comunale che si è prodigata mettendoci a disposizione un ambiente creato ad hoc ed offrendoci ospitalità per tutto il mese dell’apertura. Un sentito ringraziamento quindi al Sindaco ed al suo seguito che si sono dimostrati sensibili a tale iniziativa.
Un ringraziamento tutto particolare dobbiamo farlo al Prof. Belardinelli che si è dimostrato disponibile sin dal primo momento per aiutarci in questa impresa di ricerca esterna riguardo al nostro Cercignani, dimostrandoci ancor di più quanto questo cittadino fosse stimato negli ambienti dove operò. Oltre ai ringraziamenti, a questo egregio signore, dobbiamo fargli le più sentite congratulazioni per questa eccellente esposizione.
Giorgio Fanfani
Articolo tratto da “La Comunità di Pomarance”.
INTITOLAZIONE DELLA SCUOLA MEDIA DI POMARANCE A PAOLO MASCAGNI
Sabato 5 giugno 1993 nei locali dell’Oratorio di Pomarance, alla presenza delle massime autorità locali è avvenuta l’intitolazione della scuola media di Pomarance che è stata intitolata “ Scuola Media Paolo Mascagni”.
La scuola, che ha subito varie ristrutturazione ed ampliamenti durante questi anni, conserva ancora il nucleo originario costruito nei primi anni del ‘900 ed utilizzato anticamente come scuola elementare maschile e femminile.La scuola era originariamente dedicata al grande statista pomarancino Marco Tabarrini effigiato in una scultura bronzea, in alto sulla facciata della scuola, opera di Luigi Bonucci detto il Falugi. (Oggi nell’ufficio del Sindaco) Negli anni sessanta la scuola elementare fu trasferita nei pressi della villa dei Collazzi e la scuola, utilizzata prima quale sede dell’ Istituto Tecnico Industriale ed in seguito come Scuola Media, era praticamente senza denominazione. Dedicata al grande anatomico Paolo Mascagni, che fu uno dei primi a scoprire l’acido borico nei Soffioni di Montecerboli, i suoi studi furono messi in pratica da Francesco de Larderei, fondatore dell’industria Boracifera di Larderello, ed al quale è stata di recente intitolata la Scuola media di Larderello.
- ragazzi della Scuola media di Pomarance hanno allestito nell’occasione uno spettacolo teatrale dedicato a Paolo Mascagni e realizzato alcune ricerche storiche che hanno ispirato una deliziosa filatrocca ed il soggetto per una storia a fumetti dedicata al grande anatomista.
Dedicato a Mascagni
Da Aurelio ed Elisabetta in un lontano dì nacque Mascagni, forse…in un freddo giovedì. Era Gennaio e la neve fioccava, fioccava; ma su Pomarance una stella brillava.
- 1735 iniziava il suo cammino e Paolo Mascagni correva incontro al suo destino.
Papà Aurelio non viveva in grande agiatezza per cui mandò Paolo dall’Abate Casamarte… con fierezza.
L’Abate era probabilmente un pò noioso e mancava di fantasia ma a Paolo interessavano la Scienza e l’Anatomia.
Dolce era Pomarance sì, ma paese piccolo e sperduto così Siena dette a Paolo, adolescente, il benvenuto.
Siena era grande e c’era pure l’università e li Paolo superò gli esami con estrema facilità. A soli venti anni in Medicina sì laureò, ma il suo mestiere mai esercitò.
Sapete a …Paolo non interessavano le belle ragazze.
A 22 anni infatti è dissertore e seziona cadaveri a tutte le ore!!!
Che progressi da quel lontano dì quando lo studio sui testi classici quasi finì!
Era il 1400 quando l’Anatomia iniziava il suo lungo cammino che fu poi brillante illuminato dallo scenziato pomarancino.
Ma a Paolo ritorniam, che dal Granduca Leopoldo fu chiamato e professore di Scienze e di Anatomia fu nominato!
Il vecchio maestro Tabarrini se ne andò e Paolo, il giovane, il nuovo posto occupò.
E il prof. Mascagni iniziò subito i suoi studi sui vasi linfatici non ancora conosciuti.
Certo anche i Francesi detterto un grande aiuto, ma solo da Paolo un concreto risultato fu ottenuto.
Dissero i Francesi:
‘‘Determiner et demontrer le sistème des vaisseaux lymphatiques”
e Paolo trovò la proposta très chic!
E cominciò a lavorare, lavorare duramente per ottenere un risultato altrettanto eccellente.
Quattro lunghi anni, trecento disserzioni… e finalmente Paolo ha risultati buoni.
Sui vasi linfatici scrive pure un prodromo cosicché da tutti è considerato un grand’ uomo. È il 1787 e Paolo completa l’opera con grande maestria: ‘‘Vasoruma lymphaticorum corpus humani historia et iconografia” e, oltre che esperto dissestore, si scopre anche abile disegnatore: 27 tavole sul corpo umano fa realizzare e l’ammirazione di tutta Europa riesce a catturare.
Grande era di queste il valore artistico e scientifico, ma, per gli inesperti, sarebbe stato meno complicato un geroglifico!
Disse Mascagni: “Il sistema linfatico scorre ovunque nel corpo in un momento e ad esso è legata la funzione dell’assorbimento”.
Nei trenta anni successivi Paolo cominciò i preparativi: volle scrivere la “Grande Anatomia” che fu poi eseguita con sublime maestria.
Ciro Santi e Antonio Serantoni lavoravano da Domenica al Lunedi per fare belle tavole su rame che piacessero a tutto il reame. Com ’eran belle… in bianco e nero, a colori… facevan gola a tutti i professori!
Ma il nostro Paolo faceva tante altre cose talune anche estrose.
La chimica, la fisica e l’agricoltura non gli facevan di certo paura e la geologia era la sua più folle pazzia.
L’Inferno della futura Larderello a lui piaceva più di un gioiello e tra i fumi ed il vapore egli, imperterrito, studiava a tutte le ore.
Si preoccupò persino di estrarre l’acido borico, la qual cosa in futuro sarebbe stata un evento storico!
Ma i capitali… mai trovò così l’idea abbandonò.
La Rivoluzione fu tumultuosa:
LIBERTÈ, EGALITÈ, FRATERNITÈ… ca irà ed a Mascagni divampano idee di Libertà. Ferdinando III, duca di Lorena, nel 1779 se ne va e Mascagni a Siena aderisce alla nuova Municipalità,rivelandosi così non solo grande “artista”, ma anche convinto politico attivista.
Ma voi sapete che mutevole è la storia umana e che alcuni eventi capricciosi talvolta emana: come il mese di marzo, come un venticello primaverile che ti scompiglia i capelli e poi va a scomparire.
Eh sì!… È proprio il Fato che domina la vita degli uomini, delle cose e degli animali, soffocando a volte anche le idee più geniali.
La Storia è un eterno fluire e rifluire per andare incontro all’avvenire.
Ebbene… i Fancesi, sconfitti, sgomberavan la regione e dei Toscani, fedeli al Granduca, violenta fu la reazione.
Mascagni di “giacobinismo” fu accusato ed il 28 Giugno 1779 a Siena fu arrestato.
Gli intellettuali, morti per i loro pensieri ci insegnano che le idee fanno la storia di oggi e di ieri.
Tanta fatica hanno durato, ma, grazie a loro, qualcosa è cambiato!
Nel 1800… di nuovo i Francesi tornan sulla scena e Mascagni, libero, abbandona Siena.
Dalla Regina Maria Luisa, dopo un anno, a Firenze fu inviato e lì proseguì il suo importate operato.
Sssss… in realtà la sovrana a Firenze lo volle portare per farlo elegantemente vigilare!!!
Ma la morte purtroppo arriva per tutti e, come spesso avvien, anche Mascagni non potrò veder pubblicati i suoi “frutti”.
Postuma fu pubblicata la “Grande Anatomia, uno dei suoi più egregi lavori, oggetto di ammirazione e di studio da parte di insigni professori.
Il 20 Ottobre 1815 a Castelletto Paolo Mascagni morì, forse pensando ai suoi passati dì. Forse come Roncisvalle Orlando il Mascagni cercò di scampar la morte duellando o forse , avendo manipolato tante “anime morte” Paolo capì che la fine della sua vita era ormai alle porte.
Certo la sua mente non perì, ma brillante e deduttiva, volò verso una nuova prospettiva.
Se le tavole di Mascagni, dal vero, volete ammirare a Pisa, di corsa, vi dovete recare.
Noi vi diciam ohe sono nel bel mezzo della città alla Facoltà di Medicina dell’università.
Noi l’abbiam viste e vi garantiamo che esse descrivon particolareggiatamente il corpo umano. Si trovan collocate in un lungo corridoio: in verità il luogo è un pò ombreggiato, ma la loro bellezza lo rende artisticamente colorato.
Se ben ci pensiam, Mascagni un messaggio ce l’ha dato;
è quello che già Dante aveva sottolineato: “Fatti non foste a viver come bruti,ma per seguir virtute e canoscenza”.
Ma… adesso basta con le dotte citazioni, di Mascagni certamente ricorderem le grandi azioni! A lui la nostra scuola abbiam intitolato perchè il suo nome, dalle nuove generazioni, sia sempre ricordato.
È tardi.
Poniamo fine a questa filastrocca semiseria scritta per star insieme e per raccontare… per comunicare e per scherzare…
per imparare e per divertire…
e tutti insieme gioire.
È stato un gioco, una scommessa, una gran voglia di fantasia, per salutare tutti con simpatia.Scuola Media di Pomarance Classe Seconda Sez. A. – Anno scolastico ’92-93


MONS. VEZIO DELL’OMO
RICORDO NEL 5° ANNIVERSARIO DELLA MORTE
Da tempo questa rivista “La Comunità di Pomarance” ha preso la bella iniziativa di ricordare i nostri paesani più significativi per riproporli a chi li ha conosciuti e per farli conoscere ai nostri ragazzi e giovani che li sentono nominare.
Fra queste persone ha un posto di rilievo la figura di Mons. Vezio Dell’Omo deceduto il 15 settembre 1984 dopo breve malattia, a seguito di una operazione chirurgica.

Ma chi era Mons. Vezio? La risposta più scontata e immediata mi sembra questa: era un nostro concittadino, un autentico e vero pomarancino, molto attaccato al paese dove era voluto tornare ad abitare. Mons. Vezio era nato, infatti, a Pomarance il 18 giugno 1910 figlio di Giovanni e di Dei Teresa. A 12 anni era entrato nel Seminario Vescovile di Volterra ove il 17 marzo 1934 fu ordinato sacerdote da Mons. Dante Maria Munerati. Il giorno successivo, domenica 18 marzo 1934, celebrò la sua prima Messa Solenne all’altare maggiore della nostra Chiesa Parrocchiale attorniato da familiari e paesani. Proprio perché molto attaccato alla sua Chiesa ed alle tradizioni, allorché scadevano i cinquanta anni di vita sacerdotale mi chiese espressamente di poter celebrare la Santa Messa solenne delle sue NOZZE D’ORO SACERDOTALI proprio all’altare maggiore, nella forma liturgica con la quale l’aveva celebrata in quel primo giorno.
Appena sacerdote, il 23 maggio 1934 fu nominato parroco di Sant’lppolito ove, oltre al ministero sacro, svolse la funzione di maestro. Gli anziani di quei luoghi ricordano ancora di aver appreso le prime nozioni da questo sacerdote-maestro.
Con Bolla Vescovile del 17 marzo 1942, Mons. Vezio fu trasferito alla Parrocchia di Sasso Pisano ed infine, il 3 aprile 1951, fu nominato Priore di Sant’Agostino a Volterra. In tale Parrocchia è rimasto fino al 1 settembre 1980: il Vescovo aveva accettato le dimissioni a seguito delle sue precarie condizioni di salute. Ma il dover lavorare per il Signore ardeva in lui. Per questo motivo dal 1981, fino al momento della sua morte, prestò servizio come Vicario Parrocchiale, nella limitrofa Parrocchia di Libbiano ove ha profuso tempo, energie e passione per le opere artistiche li presenti che portò a restaurare.
Durante il periodo volterrano. Mons. Vezio fu chiamato a svolgere altri incarichi oltre a quello di parroco. Fu insegnante nel Seminario Diocesano (ricordo di aver ricevuto lezioni da lui nella scuola media); fu assistente diocesano della Gioventù Italiana di Azione Cattolica e degli Uomini di Azione Cattolica. Il 31 luglio 1962 divenne Direttore dell’ufficio Amministrativo Diocesano, un incarico che ha svolto sempre con grande impegno e scrupolosità perché, diceva, le cose che amministro non sono mie, ma della Chiesa e quindi dobbiamo non solo conservarle, ma migliorarle.
Per il suo impegno e donazione alla Chiesa, il 31 ottobre 1958 fu associato al Capitolo della Cattedrale di Volterra con il titolo di Canonico Primicerio e, a seguito della sua rinuncia a Priore di Sant’Agostino, fu elevato alla dignità di Canonico Proposto. Con questa onorificenza tornò in mezzo a noi venendo ad abitare con i suoi parenti in Via XXV Aprile, dando una mano anche in Parrocchia per le Confessioni e le Sante Messe.
Mons. Vezio che da piccolo era tanto vivace, da adulto era divenuto di una precisione e puntualità eccezionali. Si poteva stare tranquilli che quando diceva una cosa, la portava a termine.
Ma il suo carattere “pomarancino” era rimasto ben vivo anche sotto la veste talare. Infatti, con fare e dire arguti, narrava episodi “di quei tempi” e ricordava i “vecchi pomarancini” con ilarità e con i soprannomi che allora, ma anche oggi, si usavano.
Il “suo Pomarance” lo aveva sempre nel cuore e per questo ha voluto ritornarvi e qui è stato sepolto nella Cappella del Cimitero accanto al suo Proposto Don Carlo Balsini e a Mons. Giulio Paoletti.
Sulla tomba, semplice come era di carattere, vi è una sua fotografia rivestito dei paramenti sacerdotali e una breve scritta: MONS. VEZIO DELL’OMO, CANONICO DELLA CATTEDRALE.
Una vita spesa per la Chiesa Volterrana, un attaccamento alla sua Chiesa Pomarancina.

Desidero terminare questo articolo con un ricordo personale. Appena fui eletto Proposto di Pomarance, mentre ancora nessuno conosceva la mia nomina, mi pervenne una sua lettera con la quale, da Pomarancino, dava il benvenuto al suo nuovo Proposto. Quel gesto mi fece impressione e piacere.
Ora dal Cielo, con il suo fare arguto e faceto, certamente ci ricorderà tutti, nome per nome e noi desideriamo ricordarlo ancora. a distanza di cinque anni dalla sua morte, con la gioia sul volto come lo vedemmo nel giorno delle sue NOZZE D’ORO SACERDOTALI, mentre, con animo giovanile e lieto salì i gradini dell’altare di San Giovanni Battista che già gli preparava la salita ai gradini della gloria eterna.
Don Piero Burlacchini
Articolo tratto da “La Comunità di Pomarance”.
MONS. GIULIO PAOLETTI
10° ANNIVERSARIO DELLA MORTE
Il 15 maggio 1979, Mons. Giulio Paoletti, Proposto da 26 anni della nostra Parrocchia San Giovanni Battista in Pomarance, decedeva presso Albinia in un incidente stradale insieme all’autista Sprugnoli Cassiano.
La notizia del tragico incidente giunse al Comando dei Carabinieri nel primo pomeriggio di quel giorno provocando in tutti i pomarancini dolore e sgomento.
Ma chi era Mons. Giulio Paoletti?

Nato a Casole d’Elsa il 24 marzo 1913, fu ordinato sacerdote il 24 novembre 1935 da S. E. Mons. Dante Maria Munerati. Dapprima parroco di Collalto dal 1936 al
- settembre 1937, in tale data fu trasferito a Pignano dove rimase fino al 13 marzo 1946. Successivamente andò a Bibbona dove esercitò il suo ministero sacerdotale fino al 13 maggio 1953, allorché venne a Pomarance come Proposto.
È rimasto tra noi fino al momento dell’incidente del 15 maggio 1979, mentre si recava all’Argentario a visitare il luogo ove avrebbe desiderato portare i ragazzi con le loro famiglie per la consueta gita parrocchiale.
Sono trascorsi dieci anni da quel doloroso evento e credo sia giusto e doveroso ricordare alla Comunità intera questo sacerdote che ha dedicato tante energie per
- bene di Pomarance.
Mons. Giulio Paoletti: per i nostri bambini più piccoli è una persona che viene loro ricordata da noi grandi come colui che ha costruito l’Oratorio Parrocchiale; per i giovani, adulti e anziani é una persona con la quale si sono condivisi tanti momenti lieti, quali battesimi, cresime, prime comunioni, matrimoni e momenti tristi, quali funerali ed altri eventi dolorosi. Per tutti, Mons. Paoletti è stato un punto di riferimento. Infatti Monsignore ha amato Pomarance ed ha dato tutto se stesso per il bene e la crescita di questo paese. Ha vissuto in mezzo a noi con semplicità di vita, senza imporre, ma proponendo a tutti il messaggio evangelico con uno stile di vita fatto di cose semplici e piccole. Un richiamo, credo, che valga ancor oggi per tutti noi.
Ricordare un Sacerdote, il Proposto, Monsignore, come ormai tutti lo chiamavano, è ricordarlo come prete fedele a Dio, fedele alla Chiesa, fedele al suo popolo.
A questo popolo ha lasciato la sua testimonianza, ha lasciato come segno tangibile l’Oratorio Parrocchiale dedicato all’apostolo dei giovani San Giovanni Bosco.
Già, i giovani. Di lì sono passati e passano ancor oggi i nostri bambini, ragazzi e giovani. Mons. Paoletti, confidando nell’aiuto di Dio, nel maggio 1958 vi pose la prima Pietro. Cinque anni di lunghe fatiche, di preoccupazioni, ma finalmente nel 1963 l’Oratorio Parrocchiale fu pronto e spalancò le porte ai nostri giovani.

Da 26 anni in questo luogo, la gente di Pomarance si ritrova per le più svariate ragioni: da quelle pastorali ed educative, a quelle formative e di divertimento. Mons. Paoletti godrà certamente nel vedere che la sua opera continua a portare il frutto.
Molte altre cose si potrebbero dire di Monsignore: la cura dei malati, l’attenzione alle realtà del paese, le A.C.L.I., il desiderio di riunire tutti ecc., ma credo che egli preferisca ancora una volta passare in mezzo a noi con il suo modo fatto di dialogo e di semplicità.
È rimasto fra noi con le sue spoglie mortali nella cappella del Cimitero. Sacerdote zelante da vivo, è ancora fra noi con la preghiera e con il bene che ha seminato.
Ricordarlo nel Decimo anniversario della sua morte significa ringraziare Dio di avercelo donato ed impegnarci a far sì che quello che Lui ha intrapreso e portato avanti con impegno e fatica, insieme possiamo continuarlo e migliorarlo a fare a favore di tutti e soprattutto per i nostri giovani perchè possano crescere percorrendo la via della rettitudine, dell’onestà e del bene.
Don Piero Burlacchini
Articolo tratto da “La Comunità di Pomarance”.