Tutti gli articoli di Alessandro Scamporrino

TERREMOTO A POMARANCE

“Fenomeni naturali che si ripetono nella storia dei tempi”

Questo il concetto espresso dal prof. Barberi, uno dei maggiori esperti di vul­canologia, nel Consiglio Comunale aperto in piazza, promosso dall’Amministrazione Comunale di Pomarance sugli eventi tellurici registrati a Pomarance, Larderello, Montecerboli.San Dalmazio, dal 20 Marzo al 2 Aprile 1993.

Un fenomeno che ha destato preoccupa­zione negli abitanti del luogo tenendo im­pegnate le varie forze dell’ordine, la Pro­tezione Civile e l’Amministrazione Comu­nale, a dare assistenza e informazioni corrette ai cittadini.

Il Prof. Barberi al Consiglio Comunale aperto

Spavento e preoccupazione per questi fe­nomeni naturali in una zona che non è considerata a grande rischio sismico e che ha visto per alcuni giorni molti citta­dini residenti a Larderello e Montecerbo­li.San Dalmazio e Pomarance, dormire al­l’aperto.

Il fenomeno tellurico, che ha raggiunto la massima magnitudo alle 21,48 di Saba­to 20/3 (2,8.Richter, V°-VI° grado della Scala Mercalli), a detta degli esperti non dovrebbe preoccupare più di tanto se le abitazioni sono costruite con normali ca­ratteristiche di resistenza, dato che vie­ne eslusa la possibilità che in questa zo­na si possano verificare fenomeni distrut­tivi di particolare gravità.

Un riferimento a quanto sopra accenna­to degli eventi che si ripetono lo possia­mo trovare da documentazioni archivistiche che sono state riportate in epoche di­verse, sino ai nostri giorni.

I primi dati storici del fenomeno tellurico nella zona di Pomarance sono riscontra­bili dalle pubblicazioni dello storico E. Mazzinghi sulla “Comunità di Pomaran­ce”. Elementi che hanno permesso agli esperti di trarre varie conclusioni statisti­che sulla conoscenza dei terremoti nella nostra zona almeno fin dai primi dell’ot­tocento.

Una delle prime scosse avvertite, e di par­ticolare gravità,tanto da essere annotata in una deliberazione comunale, risale al

17 dicembre 1802:

“In questa notte si sono sentite sei scos­se di terra”.

Il 25 Dicembre dello stesso anno la scos­sa si ripetè:

“..In questa mattina circa le ore 10 si è sentita una scossa terribile di terra non mai più sentita, ha fatto suonare la cam­pana dell’orologio e diversi campanelli, che à messo grande spavento e dopo ne sono venute due sole…’’.

Alcuni giorni più tardi, 30 dicembre 1802: “..la terra tutta la notte in moto tra picco­le e grosse scosse, si sono sentite nella notte da circa 20 scosse”.

La terra tremò anche nei primi giorni del­l’anno successivo:

  1. gennaio 1803:

Si odono scosse di terra…

  • Gennaio 1803:

“…seguitonno le scosse, si è per tre giorni tenuto esposto il S.S.Sacramento…”

Altri movimenti tellurici interessarono Po­marance ed il Volterrano il 18 ottobre 1804, il 2 maggio 1805,il 16 settembre 1806, il 2 aprile 1814 e 1’11 settembre 1822.

Una pausa tellurica si ebbe fino al 1842 e precisamente fino al 18 agosto. In que­sto dì, ed il 25 novembre dello stesso an­no, il fenomeno si ripetè con epicentro lo­calizzato tra Libbiano, Fosini, Serrazzano e Montecerboli. Notizie di altre scos­se sono registrate nelle delibere comunali di Pomarance dopo un’arco di 50 anni ed esattamente il 12 novembre 1893 in cui sono annotati notevoli danni alle abitazio­ni, tra cui il Municipio di Pomarance, che venne rinforzato con delle catene nei pun­ti più lesionati. Altre scosse di notevole intensità furono registrate il 21 marzo 1925, con una in­tensità del Vl° grado Mercalli nella zona di Larderello che subì altre scosse il 9 feb­braio 1930, il 16 novembre 1931, il 23 maggio 1932 ed il 1 febbraio del 1933. Più gravi furono le conseguenze del ter­remoto avvertito e ancora vivo nel ricor­do dei vecchi pomarancini, nel 1948 e 1949 con epicentro Lardello per una po­tenza tellurica del V°-VI° grado Mercalli. Ancora nel pomarancino si avvertirono scosse di una certa gravità nel 1970 ed esattamente il 19 agosto, come recita una relazione del tecnico comunale F.Bargelli in cui veniva descritta la zona più colpita nel territorio comunale che interessò i paesi di Lustignano e Serrazzano e dove vennero evacuate anche delle famiglie per le gravi lesioni riportate agli edifici. Questo evento del 1970,probabilmente il più forte ricordato (VII0 grado Mercal­li),ebbe come epicentro la zona di Lago Boracifero e provocò gravi danni anche a Monterotondo Marittimo.

Il Prof. Barberi illustra il fenomeno tellurico

CRONISTORIA
DEL SISMA DAL
20/3 AL 2/4 1993

L’inizio

È sabato 20 Marzo .Un pomeriggio appa­rentemente tranquillo in tutta la Val di Ce­cina. La maggior parte della gente sta ce­nando quando, alle 20,19 si avverte mol­to chiaramente una scossa seguita a bre­ve distanza da alte due, alle 20,27 e alle 20,33, tutte e tre registrate anche dall’i­stituto Nazionale di Geofisica. Si saprà
poi che alcuni ne hanno udite altre già nel pomeriggio e che la prima della serie è stata registrata dagli strumenti dell’Enel alle 14,49.

La scossa più forte

Dopo la scossa delle 20,33 (2,3/2,4 di ma­gnitudo della scala Richter) la gente ha cominciato a manifestare serie preoccu­pazioni, iniziarono le telefonate ai cara­binieri, ai vigili del Fuoco, all’Enel e ai re­ferenti del Comune, per avere notizie sul­l’evento che però non si era ancora ma­nifestato in tutta la sua forza.

Ma non tardò molto. Alle 21,48 un boato, seguito da una forte scossa, per fortuna durata solo pochi secondi, fece sussultare anche i più “indifferenti” e la gente di Po­marance, Montecerboli, Larderello e San Dalmazio si riversò nelle strade. A Castelnuovo si seppe successivamente che avvene più o meno la stessa cosa. La scos­sa fu sentita fino a Radicondoli, Volterra, Cecina e Livorno. L’osservatorio dell’I.N.G. (1st. Naz. Geofisica) la classificò a 3,5 gradi Richter, mentre i rilevatori del­l’Enel registrarono due eventi quasi con­temporanei con magnitudo 2,8 Richter.

La rete ENEL

La sofisticata rete sismica dell’Enel, com­posta da 26 stazioni di rilevamento spar­se in tutta l’area geotermica,installate ne­gli ultimi anni ’70 per il controllo della si­smicità legata alla reiniezione dei fluidi geotermici, classificò quella delle 21,48 il ventunesimo evento, con epicentro compreso fra la zona del Gabbro ed il centro abitato di Pomarance, a 5-6 Km. di profondità. In tutto la rete Enel ha re­gistrato poi 181 scosse, l’ultima delle qua­li alle 15,29 (ora solare) del 2 Aprile.

Allettamento della protezione civile

Fin da subito fu creato uno stretto colle­gamento tra la Stazione dei Carabinieri, il Corpo dei Vigili del Fuoco ed i princi­pali referenti del Comune, quindi fu aller­tata la Prefettura di Pisa che a sua volta mobilitò la Protezione Civile. Furono tra l’altro messe in preallarme strutture di Vo­lontariato della provincia ed anche fuori provincia. Anche l’Enel fu bersagliato di telefonate per conoscere le caratteristiche dell’even­to; queste misero in difficoltà i tecnici del centro sismico del Laboratorio di Larde­rello impegnati nella elaborazione e nel­l’interpretazione dei dati provenienti dal­le varie stazioni di rilevamento,emessi in pratica quasi ininterrottamente da Saba­to pomeriggio in poi.

Il Comune

Dopo una rapida consultazione tra i vari organi interessati fu deciso di creare un unico punto di riferimento e di coordina­mento, con sede nel Municipio che fu al­lo scopo immediatamente aperto e pre­sidiato 24 ore su 24, per una settimana, da amministratori e tecnici comunali; ciò

al fine di fornire precise notizie e indica­zioni alla gente, anche tramite un filo di­retto con l’Enel, onde evitare distorsioni dei fatti ed opposti eccessi, quali possi­bili sottovalutazioni o esagerate preoccu­pazioni. Gli stessi VV.FF. e Carabinieri, in continua perlustrazione del territorio, facevano riferimento al Comune portan­do notizie sulla situazione nei centri inte­ressati e confortando la gente con noti­zie precise sull’evolversi della situazione.

La stampa

Anche la stampa nei giorni del sisma ha giocato un ruolo sostanzialmente positi­vo in quanto ha fornito ai cittadini infor­mazioni generalmente corrette, contri­buendo alla non facile gestione del pro­blema. Questo va detto perchè purtrop­po spesso non è cosi, non sempre si pri­vilegia lo spirito di servizio verso il diritto dei cittadini ad una corretta informazio­ne. In questa occasione dobbiamo dare atto di questo spirito, favorito anche dal­le disponibilità deH’Amm.ne Comunale a fornire continue notizie e aggiornamen­ti,riconosciuto con reciprocità dagli stes­si corrispondenti giornalisti.

11 Prof. Barberi, la Regione Toscana e la Prefettura

La Domenica mattina alle 8, a meno di 12 ore dalla scossa principale, fu richiesto te­lefonicamente dal Sindaco alla Prefettu­ra, di convocare urgentemente un coor­dinamento tecnico-scentifico per valuta­re il fenomeno e decidere le necessarie misure da prendere, concordando per ciò di interpellare il Prof. Barberi, notoriamen­te uno dei massimi esperti di terremoti, Docente dell’università di Pisa, Dip. Scienze della Terra e membro dello stes­so Gruppo Nazionale Grandi Rischi il Prof.Barberi, rintracciato telefonicamente nell propria abitazione pisana verso le 1 di domenica 21, dimostrando grande responsabilità e sensibilità, assicurò al Sindaco ed alla Prefettura il proprio inte­ressamento. Chiese che gli venissero in­viati i dati in possesso dell’Enel e nel pri­mo pomeriggio si recò all’università per esaminarli insieme a quelli già in suo pos­sesso dall’I.N.G. Si rese disponibile quin­di ad una riunione in prefettura per le ore 12 di lunedi 22, che egli stesso preparò in collaborazione coi funzionari del dipar­timento Ambiente della Regione e che si effettuò in seguito presieduta dal Prefet­to stesso, Dott. A. MARINO.

(Dagli esiti di tale riunione fu emesso un comunicato stampa del Comune di Poma­rance alla popolazione locale che viene integralmente riportato a parte). Nel contempo l’Assessore all’Àmbiente E. Monarca, si mise più volte in contatto telefonico con il Comune, incaricando i tecnici della Protezione Civile di seguire il fenomeno come di competenza e prean­nunciando la sua personale partecipazio­ne al Consiglio Comunale aperto di mar­tedì 23 marzo 1993. Successivamente convocò una nuova riunione in Regione per fare il bilancio della situazione e de­cidere i provvedimenti successivi.

Il Prof. Scandone

La gente, il Consiglio Comunale in piazza

Comportamento esemplare quello della gente. Comprensibilmente preoccupati, molti hanno dormito fuori per qualche not­te, (in auto o in roulotte) facendo la spola con il Comune per avere notizie e poi ri­tornare ad informare i “compagni di sven­tura”. Molti si sono avvicendati al Presi­dio Comunale, mettendosi a disposizio­ne per ogni necessità ed offrendo in mol­ti casi una preziosa collaborazione. Par­ticolarmente efficace la partecipazione dei cittadini alla divulgazione capillare del comunicato emesso il pomeriggio del Lu­nedì 22/3 firmato dal Prof. Barberi e dal Sindaco G. Pacini, che ha contribuito non poco a tranquillizzare le persone.

Il Consiglio Comunale aperto allestito dai dipendenti comunali in poche ore, con grande impegno; uno scenario perfetto al­l’aperto, nella piazza antistante il muni­cipio, completo di tavoli, sedie, transen­ne, illuminazione, altoparlanti, lavagna lumisosa, tutto a disposizione degli illustri ospiti dai quali tutti ci attendevamo mag­giori certezze e rassicurazioni. Le quali non sono mancate e così la gente, dopo l’iniziativa, ha potuto dormire un pò più tranquilla. Il Prof. Barberi per primo, poi il Prof. Scandone e I’Arch. Ferrini,in pre­senza del Consiglio Comunale e dell’Assessore E. Monarca, hanno illustrato le nozioni scientifiche del fenomeno con grande semplicità, e con la precisa volon­tà di farsi capire dalla gente comune aiu­tandosi in questo con la proiezione di schede e diagrammi sulla lavagna lumi­nosa. Qualcuno l’ha definita una lezione universitaria di alto valore scentifico, fat­ta omaggio a tutti i cittadini che hanno manifestato apprezzamento per la rispo­sta delle istituzioni e le iniziative assunte in così breve tempo dall’inizio del sisma.

I danni

Molte sono state le segnalazioni di piccole lesioni, soprattutto negli edifici più vecchi; tuttavia, dopo un primo accertamento dei tecnici comunali e dei VV.FF. di Pisa, l’u­nica situazione che ha destato qualche preoccupazione è stata individuata nel palazzo comunale della ex Pretura, situa­to nel centro storico del capoluogo, in prossimità della “frana delle Grotte” già a suo tempo provocata da circostanze si­mili.

La preoccupazione, più che le lesioni agli immobili, peraltro lievi, derivava dalla in­stabilità geologica del terreno sottostan­te per il cui consolidamento sono peral­tro stanziati 500.000.000 di lire sulla Leg­ge 183 ed il Genio Civile di Pisa sta pre­disponendo i relativi progetti esecutivi. Cosicché a scopo precauzionale, veniva disposta l’evacuazione provvisoria dell’Ufficio di Collocamento e di 4 famiglie. Successivamente, dopo più approfonditi accertamenti statici e geologici effettuati da tecnici del Genio Civile ed a sisma or­mai esaurito, il provvedimento fu revoca­to e l’immobile è ritornato ad essere re­golarmente abitato.

Accertamenti, sismicità e censimento di vulnerabilità sismica degli edifici

Primo impegno operativo assunto dalla Regione Toscana fin dal primo incontro in Prefettura, e confermato poi al consi­glio comunale aperto del giorno succes­sivo, fu quello di avviare da subito una in­dagine a campione su varie tipologie di edifici presenti nei centri più colpiti e cioè a Pomarance, Montecerboli e San Dalma­zio. Cosi, già dal mercoledì 24/3, i tecni­ci della R.T. e del Genio Civile di Pisa raf­forzati da altri tecnici del Genio Civile di Livorno e Grosseto, hanno iniziato il la­voro in stretta collaborazione con l’Amm.ne Comunale. Scopo dell’indagi­ne: verificare il grado di vulnerabilità si­smica a cui sono soggette le nostre co­struzioni ed in base a questo individuare le possibili precauzioni da prendere. So­no stati esaminati una quarantina di edi­fici, per ciascuno dei quali è stata compi­lata una scheda a seguito di sopralluoghi ed esame di progetti, planimetrie ed al­tre documentazioni. Le schede sono sta­te poi elaborate presso il D.to Ambiente della Regione Toscana, d’intesa con il Gruppo Nazionale “Difesa dai Terremo­ti” del C.N.R. diretto dal Prof. Petrini. In una successiva riunione tenutasi pres­so la sede della Regione Toscana 1’8 Apri­le u.s., presenti tra gli altri l’assessore Mo­narca, l’arch. Ferrini, il prof. Petrini, il Co­mune di Pomarance, è stato fatto il pun­to della crisi sismica dopo 20 giorni, da cui è emerso quanto segue:

a) la zona geotermica mantiene le sue ca­ratteristiche di zona a “bassa sismicità”. Il prof. Petrini afferma che i Terremoti in Toscana non preoccupano certo a Poma­rance o Larderello, anzi a Larderello, per le sue caratteristiche storiche, se si tro­vassero alcune risorse per finanziare ade­guate ricerche, potrebbe diventare un la­boratorio strutturale valido per tutto il ter­ritorio nazionale;

b) a relazione sugli esiti del censimento di vulnerabilità sismica degli edifici deve essere ancora completata. Tuttavia, no­nostante il campione limitato dovuto a ca­renza di risorse e personale per l’indagi­ne, alcune indicazioni possono essere già evidenziate, in particolare il prof. Petrini ha ipotizzato a grandi linee una situazio­ne degli edifici in cui circa il 20% si collo­ca in una fascia di vulnerabilità molto bas­sa, il 60% in una fascia media e solo il restante 20% è nella fascia alta e cioè soggetta a conseguenze a fronte di ter­remoti simili. Se ne può dedurre che, non considerando la normativa sismica, in quanto trattasi di zona classificata non si­smica, si rende consigliabile l’individuazione di taluni accorgimenti, particolar­mente nei casi di ristrutturazione di vec­chi edifici, da individuare meglio al termi­ne degli studi indicati;

c) attività industriali dell’Enel, reiniezione, sismicità e controlli: su questi aspetti l’Amm.ne Comunale ha chiesto fin dal pri­mo incontro in Prefettura, un approfondi­mento scientifico delle correlazioni tra i fenomeni ed il ripristino di adeguati con­trolli esterni all’Enel. Sul primo aspetto, relazione reiniezione-sismicità, il prof. Pe­trini, pur confermando l’interpretazione già formulata dai proff. Barberi e Scan­done a favore del carattere naturale del fenomeno e quindi tendente ad esclude­re relazioni negative di causa-effetto con le attività Enel, ha assicurato ulteriori ap­profondimenti di analisi scientifiche in me­rito, da effettuare congiuntamente al Prof. Barberi e al Prof. Scandone.

Per quanto riguarda i controlli, al di là del­le competenze oggi Ministeriali, (’Asses­sore Monarca ha ipotizzato la ricostituzio­ne di un apposito gruppo di Lavoro, deli­berato dalla Giunta Regionale, non esclu­dendo di ripristinare la convenzione col C.N.R. per completare i controlli sugli aspetti energetici, idrici e sismici.

L’allora sindaco G. Pacini.

Conclusioni

Ogni esperienza è una lezione. Anche da una vicenda tragica si possono trarre spunti positivi. In questo caso che conlusioni possiamo trarne?

Senza enfasi e senza drammi. Con reali­smo.

Il Terremoto non si prevede e non si pre­viene, può ripetersi in ogni momento.La storia sismica della zona, così come ci è stata scientificamente illustrata, portereb­be ad escludere la possibilità che si veri­fichino eventi devastanti, di intensità su­periori a quelli che si sono già verificati. Simili eventi però possono ripetersi. E noi oggi siamo più preparati per affrontarli, più consci e consapevoli del fenomeno, più convinti della necessità, al di là di pre­scrizioni o imposizioni, di rafforzare le di­fese dei nostri edifici in ogni occasione uti­le (costruzioni o ristrutturazioni). Per il futuro quindi, continuiamo ad ap­profondire la nostra cultura e le nostre co­noscenze, a pretendere risposte e con­trolli, ma soprattutto ricordiamoci che ai problemi generali dobbiamo dare sempre risposte collettive e solidali. Solo così sa­remo tutti più garantiti.

Arch. Ferrini.

COMUNICATO DIFFUSO DAL COMUNE ALLA POPOLAZIONE E ALLA STAMPA COMUNE DI POMARANCE PISA

Si è tenuta alle ore 12 di stamani 22 Mar­zo 1993 in Prefettura a Pisa una riunione per esaminare la situazione connessa con la crisi sismica in atto nella zona di Po­marance. Alla riunione, presieduta dal Prefetto, hanno partecipato i Proff. F. Bar­beri e P. Scandone, il Sindaco e altri am­ministratori del Comune di Pomarance, funzionari della Regione Toscana, Dei Vi­gili del Fuoco e dell’Enel.

La sequenza è iniziata alle ore 14,49 del 20 Marzo ed alle ore 13 del 22 marzo si erano registrate un totale di 105 scosse. L’epicentro è spostato di pochi Km. a su­dest del paese di Pomarance. La massi­ma magnitudo è stata registrata alle 21,48 del 20 marzo (intorno a 3 scala Richter corrispondente ad una intensità Mercalli del V° grado).

Sette eventi hanno avuto una magnitudo compresa tra 2 e 2,8, l’ultimo dei quali re­gistrato alle ore 1,54 del 22/3 .

Tutte le scosse hanno una magnetudo in­feriore a 2. L’esame della Sismicità stori­ca dell’area indica che una crisi sismica simile all’attuale è avvenuta alla fine del 1802, con 33 scosse avvertite, massima intensità pari al V° grado, epicentro pres­so Pomarance, durata 17 giorni. Altre se­quenze minori sono avvenute nel 1934 (14 scosse, intensità massima V° grado, epicentro Larderello, durata 1 giorno) e nel 1946 (8 scosse, intensità massima Vl° grado, epicentro Larderello-Pomarance, durata 2 giorni).

Si sono poi avute nella zona scosse iso­late con massima intensità del Vll° gra­do (Agosto 1970) e altre sette scosse con massima intensità del Vl° grado. Più energetici (intensità massima del VII°-Vili0 grado) tre terremoti avvenuti nella zona di Travale molti anni fa, nel 1501, 1502 e 1724.

Nel’insieme la sismicità dell’area appa­re modesta tanto che il Comune di Poma­rance non è classificato come sismico. Sulla base di questi dati si può concludere che la sequenza sismica in atto può con­tinuare ancora per alcuni giorni, ma è po­co probabile che venga superata l’inten­sità del V°- Vl° grado. Una tale intensità all’epicentro non può provocare alcun danno ad edifici con normali caratteristi­che di resistenza. Possono essere dan­neggiate solo le costruzioni fatiscenti. Allo scopo di valutare la vulnerabilità si­smica degli edifici di Pomarance, la Re­gione Toscana, d’intesa con il Gruppo Nazionale per la Difesa dei Terremoti del CNR, realizzerà un intervento urgente con squadre di tecnici specialisti. Da un esame preliminare dei dati presentati dal­l’Enel sembra potersi escludere ogni re­lazione di causa effetto tra la crisi sismi­ca attuale e le operazioni industriali al campo geotermico di Larderello.

In ogni caso sono stati richiesti all’Enel tutti i dati in questione che verranno esa­minati approfonditamente nei prossimi giorni. Martedì sera si terrà a Pomaran­ce un incontro dei proff. Barberi e Scan­done e i funzionari della Regione Tosca­na con il consiglio Comunale e la Popo­lazione, nel quale verranno illustrate le ca­ratteristiche della crisi sismica e le misu­re di intervento già decise.

Prof. BARBERI – Sindaco G. PAONI

Il Direttore Responsabile J. Spinelli e la Reda­zione in collaborazione con il Sindaco Grazia­no Pacini

Grafico del sisma dal 20 marzo al 2 aprile 1993

Articolo tratto da “La Comunità di Pomarance”.

LA NOSTRA ZONA DURANTE LE ERE GEOLOGICHE

Schizzo paleogeografico del Nord-Italia nel Tortoniano (ca.10 milioni di anni). In marrone le aree emerse, dal grigio chiaro al grigio scuro i mari a profondità crescente. (da Vai, 1988)
Schizzo paleogeografico del Nord-Italia nel Messimano medio (ca.6-5,5 milioni di anni).In marrone le aree emerse,in verde i laghi salmastri, dal rosa al viola i depositi evaporitici di profondità crescente. (da Vai, 1988)
Schizzo paleogeografico del Nord-Italia nel Messiniano superiore (ca. 5 milioni di anni). In marrone le aree emerse, in rosa i depositi evaporitici, dal verde chiaro al verde scuro i laghi salmastri di profondità crescente. (da Vai,1988)
Il Mediterraneo nel Messiniano
Schizzo paleogeografico del Nord-Italia nel Pliocene inferiore (ca.4 milioni di anni). In marrone le aree emerse, in verde chiaro i laghi, in verde scuro i bassifondi carbonatici, dal grigio chiaro al grigio scuro i mari di profondità crescente. (da Vai, 1988)
Schizzo paleogeografico del Nord-Italia nel Pleistocene (ca.0,5-1 milione di anni). Legenda come in Pliocene inferiore(da Vai, 1988)
l’Italia durante il Pliocene
l’Italia durante l’ultima glaciazione(Wurm)
Le Alpi durante le glaciazioni
Arcipelago toscano nel Pliocene inferiore
Carta paleogeografica della Toscana centrale nel Quaternario

A PROPOSITO DEL PITTORE CERCIGNANI

L’ESTIMO DELLA SUA FAMIGLIA, POSTE E PASSAGGI DI PROPRIETÀ

Tra le più famose personalità che si so­no distinte nel campo artistico a Poma­rance, certamente trova collocazione un pittore vissuto nella seconda metà del cin­quecento: Niccolò Cercignani. Meglio conosciuto con lo pseudonimo “Pomarancio il Vecchio”, per distinguerlo dall’altro “Pomarancio”, Cristofano Ron­calli che la tradizione vuole come suo al­lievo, ebbe i suoi natali nell’antico castello di “Ripomarance tra il 1530 – 1535. La sua famiglia originaria di Cercignano (Col­le vai d’Elsa) si era stabilita in loco dai pri­mi del XVI secolo e risultava possedere diversi beni nella corte di Ripomarance”. Formatosi artisticamente in ambito fioren­tino e collocato in quella corrente pittori­ca denominata “Manierismo” svolse la sua attività artistica prevalentemente nel Lazio e nell’Umbria; in Toscana lavorò so­lo negli ultimi anni della sua vita nella cit­tà di Volterra anche se a Pomarance gli è attribuita una Pala d’Altare conservata nella Chiesa Parrocchiale ed un pregevo­le volumetto di Disegni che è stato ogget­to di una Mostra nel dicembre 1988.

Ben poco sappiamo sulla vita di questo autore antecedentemente alla sua parten­za da Pomarance. Fonti storiche afferma­no che verso il 1564 il Cercignani lasciò Ripomarance per recarsi in Umbria dove si sposò con Teodora Caterucci di Città della Pieve dalla quale ebbe possessi ed alcuni figli tra i quali Antonio che fu abile pittore come il padre. Prendendovi stabi­le dimora il 31 luglio dello stesso anno, nominò procuratore, per alcuni possedi­menti in Pomarance, il notaio Alberto Lu­pivecchi. Infatti nonostante il suo trasfe­rimento in Umbria, il Cercignani risulta­va possedere ancora alcuni beni, già ci­tati da Don Mario Bocci (1), che furono venduti poco prima della sua morte a cer­to Giusto Cheli di Pomarance. Da uno stu­dio accurato sul documento d’estimo con lo stesso Don Mario Bocci, decifrando l’in­tricata grafia del Cancelliere del tempo nelle varie annotazioni dei cambiamenti di proprietà, sono scaturiti nuovi elementi che contribuiscono, se non altro, a fare un po’ di luce sul passato di questo no­stro artista.

Ben poco sappiamo sulla vita di questo autore antecedentemente alla sua parten­za da Pomarance. Fonti storiche afferma­no che verso il 1564 il Cercignani lasciò Ripomarance per recarsi in Umbria dove si sposò con Teodora Caterucci di Città della Pieve dalla quale ebbe possessi ed alcuni figli tra i quali Antonio che fu abile pittore come il padre. Prendendovi stabi­le dimora il 31 luglio dello stesso anno, nominò procuratore, per alcuni possedi­menti in Pomarance, il notaio Alberto Lu­pivecchi. Infatti nonostante il suo trasfe­rimento in Umbria, il Cercignani risulta­va possedere ancora alcuni beni, già ci­tati da Don Mario Bocci (1), che furono venduti poco prima della sua morte a cer­to Giusto Cheli di Pomarance. Da uno stu­dio accurato sul documento d’estimo con lo stesso Don Mario Bocci, decifrando l’in­tricata grafia del Cancelliere del tempo nelle varie annotazioni dei cambiamenti di proprietà, sono scaturiti nuovi elementi che contribuiscono, se non altro, a fare un po’ di luce sul passato di questo no­stro artista.

Nell’Estimo del 1571 (2) è annotato Nic­colò di Antonio Cercignani “dipintor” con gli infrascritti beni:

“Un luogo o vero Podere con casa per il lavoratore con terre lavorative arborate vi­gnate et sode luogo detto il Docciarello a 1° via; 2° Martino di Giovanni di Marti­no, 3° Batista di Giovanni Antonio Pelle­grini, 4° Comune di Ripomaranci et altri confini… tiene a linea dalla Cappella di Sancto Antonio nella Chiesa di San Mi­chele di Volterra… ne paga lire stimato L. 1300. A di Novembre (15)96 levato e po­sto a Simone di Bartolo a carta 275 per averlo compro per me Bastiano Ghetti Cancelliere… etc… paga lire…

Una vigna d’opere cinque incirca in det­ta corte luogo detto Cardeta a 1 ° via, 2° Bernardino di Piero Cheli, 3° Meo di Pie­tro d’Agnolo, 4° Domenico di Marsilio Fantacci stimato L. 100

Tutte queste poste erano sotto la posta del detto Niccolò in questo a 221 e furo­no levate e poste a Batista Corbolini in questo a 54 per permuta feceno fra di lo­ro et hora si ritornano al detto Niccolò per haverli riavuti per me Bastiano Ghetti Cancelliere…

A di 20 di Gennaio 1596 levata questa po­sta e messa a Paulo di Giusto Cheli in questo a 135 per haverla compra rogato Ser Andrea Sorbi per me Bastiano Ghet­ti Cancelliere…

Mentre la proprietà della vigna di Carde­ta risulta pervenutagli in eredità dal pa­dre Antonio, assieme ad una casa posta all’interno di Pomarance, il podere del Docciarello (3) fu acquistato posterior­mente alla sua partenza da Ripomaran­ce, quando cioè si trovava già a Città della Pieve. Infatti da un Estimo del 1544 il pa­dre di Niccolò Cercignani, chiamato An­tonio e suo fratello Pagolo, figli di Nicco­laio di Pagolo (Cercignani) possedevano, oltre a diversi appezzamenti di terreno, anche una casa posta in “Piano” confi­nante con il Cimitero e la Compagnia dei­la Vergine Maria, ed una vigna posta in Cardeta, che furono nella divisione dei due fratelli assegnati ad Antonio. (4) La parte dei beni spettanti a Pagolo fu venduta il 29 maggio 1559 a Giovanni di Damo. (Data che potrebbe indicare la par­tenza della famiglia da Pomarance e quin­di dello stesso Niccolaio per l’Umbria). Questi due possedimenti, cioè la casa in Piano e la vigna di Cardeta (5) sono an­notati anche nell’estimo del 1571 alla car­ta 221 r. in cui è indicato:

Niccolaio di Antonio di Niccolaio Cerci­gnani con i seguenti beni: una casa in det­to Castello alla Pieve a 1 ° via, 2° Gio Pie­ro e Bernardino di Paulo Chaini, 3° Beni della Compagnia di Sancto Giovanni, 4° Beni della Compagnia della Vergine Ma­ria Stimato L. 150

Una vigna di opere cinque incirca in det­ta corte luogo detto Cardeta confinata a

1° via, 2° Bernardino di Piero Cheli, 3° Meo di Piero d’Agnolo, 4° Domenico di Marsilio Fantacci Stimato L. 100

In fondo alla stessa carta è trascritto an­che l’acquisto, da parte del Cercignani, del podere “il Docciarello” il quale risul­ta essere stato comprato da maestro Ulivieri di maestro Giuliano Contugi il 29 aprile 1586. (6)

Podere “Il Docciarello” (1964).

Il 3 luglio 1588 tutte queste proprietà pas­sarono nuovamente, per permuta con lo stesso Niccolò Cercignani, a Batista di Michelagnolo Corbolini il quale cedette la casa, dove forse nacque il pittore, alla Compagnia della Misericordia. (7) Questa casa, nell’estimo di Batista Cor­bolini è segnalata con le medesime confinazioni di cui sopra, ma è indicata spe­cificatamente posta “…in detto castello in Piano alla Pieve…”.

ROMA. S. STEFANO ROTONDO
Deambulatorio.
(Autoritratto di Nicolò?)

Nel 1590 il pittore Niccolò Cercignani tor­nò nella sua terra d’origine per circa un triennio dove dipinse a Volterra alcune pale d’Altare, affreschi e dipinti per le più eminenti famiglie del luogo.

Nel marzo di quell’anno infatti le prorpietà di Docciarello e Cardeta furono nuova­mente permutate dal Corbolini allo stes­so pittore e la sua presenza in Ripomarance è confermata anche qualche tem­po dopo, quando il ‘‘Maestro Niccolò di Antonio Cercignani”, fa da padrino a Mi­chelangelo di Pietropaolo Santucci (8 lu­glio 1580).

Dopo il ritorno definitivo a Città della Pie­ve, nel 1594, dove ricevette la cittadinan­za onoraria, i beni di Pomarance furono venduti a Giusto Cheli nel gennaio 1596 e successivamente acquistati da Simone di Bartolo di Acquaviva. La vendita defi­nitiva delle suddette proprietà coincise da lì a poco, con la morte del grande “Mae­stro” che avvenne nell’ottobre dello stes­so anno.

Jader Spinelli

NOTE:

  • Don Mario Bocci – NOTIZIARIO PAR­ROCCHIALE – 1987
  • Archivio Storico di Pomarance F. 428 C. 226 r.
  • Il nome stesso Docciarello sta ad indi­care una sorgente di acqua potabile di limitata portata usata per uso domesti­co fin dai tempi antichi e che si trovava nei pressi deH’omonimo podere II Doc­ciarello. Questo casolare era ubicato sulla via detta dei Fontini nei pressi del­l’attuale Ambulatorio Comunale sul luo­go dove è stata edificata l’abitazione del sig. Giovanni Rasoini. Nei pressi, un tempo vi era scavata nella roccia tufa­cea, una Ghiacciaia che serviva per mantenere durante l’anno il ghiaccio al- l’Ospedale di Pomarance.
  • Archivio Storico di Pomarance F. 427 c. 190 r.
  • Cardeta è un appezzamento di terre­no nei pressi dei poderi Lucoli e Arbiaia.
  • Archivio Storico di Pomarance F. 428 c. 301 r.

Archivio Storico di Pomarance F. 428 c. 55 r. L’abitazione del Cercignani do­veva essere ubicata vicino all’attuale Battistero in prossimità dell’ex palazzo Burroni dove nacque tra l’altro anche la madre del grande anatomico pomarancino Paolo Mascagni.

Articolo tratto da “La Comunità di Pomarance”.

DISEGNI DI NICOLÒ CERCIGNANI

MOSTRA FOTOGRAFICA NEL PALAZZO DELL’EX PRETURA

La mostra del “Cercignani”, che si è svolta nel dicembre u.s., ha desta­to curiosità, stupore e ammirazione, nei visitatori forestieri più che pomarancini. Molti gli intenditori, i quali si sono soffermati a lungo apprezzando le opere del Cercignani, sia quelle ar­chitettoniche che quelle decorative valutando sia quelle in seppia che le altre in colore. Elogiando l’ambiente adatto ed il cu­rato allestimento, iniziando dagli ele­ganti inviti distribuiti, agli addobbi di tipo robbiano, adattissimi all’occasio­ne, al catalogo illustrato con le dovu­te presentazioni. Un insieme che era ben intonato sia all’oggetto presenta­to sia all’epoca risalente al palazzo che la ospitava con il suo elegante sti­le dei tempi del Vicariato.

Studio di Costume Teatrale

Chi poi ha potuto assistere all’aper­tura preparata presso l’Hotel “IL POMARANCIO” arricchito dalla presen­za delle comparse in costume delle rappresentanze rionali, e con la ela­borata presentazione officiata dal Prof. Belardinelli, studioso del nostro concittadino, avendo in mano molte riproduzioni fotografiche del pittore ed altrettante notizie sui luoghi dove il Cercignani ha lavorato lasciando le sue tracce di buon pennello. Comunque l’iniziativa, che questa As­sociazione Turistica “PRO POMA­RANCE” ha proposto, ha raggiunto lo scopo prefisso mettendo in movi­mento gli esperti del ramo per l’attri­buzione dei particolari di studio di questo pittore del 500, un po’ accan­tonato, e non molto conosciuto. I ri­sultati si vedranno nel tempo, l’essen­ziale è che questa schiera di conosci­tori tragga da questa mostra un tipo di lavoro che rivalorizzi il Pomarancio. Quest’anno era, potremmo dire, l’an­no del Pomarancio, sia per il Cerci­gnani, sia per il suo allievo, il Roncalli. Per il Roncalli la sua presentazione iniziò con l’apertura del complesso al­berghiero a Lui intitolato inserito nel­la via omonima. Poi il PALIO STORI­CO DELLE CONTRADE, che nel set­tembre u.s. aveva per tema argomen­ti di storia locale e che inevitabilmen­te venne proposto addirittura da due rioni e così ben presentati da far vin­cere al Rione GELSO il premio in pa­lio trattando “IL NOSTRO POMARANCIO” articolato su dei quadri vi­venti dove i figuri si posizionavano su dei disegni incompleti sino a formar­ne l’immagine completa.

La visita dei rappresentanti della So­printendenza ha esposto i suoi pro­getti riguardo ad una riproposta di queste riproduzioni fotografiche con la possibilità di affiancarvi anche gli originali, e per dar ancora più risalto e valore alla cosa l’inserimento nello stesso ambiente di due dipinti, sem­pre del Cercignani, che si trovano momentaneamente presso la Pinaco­teca Comunale di Volterra per i re­stauri di cui abbisognavano.

La curiosità di questi particolari che si trovavano da svariati anni presso l’Archivio Storico Comunale, riposti sin dal lontano 1925, anno in cui il sin­daco di allora Sig. Onorato Biondi aveva acquistato ad un’asta di Mila­no è stata finalmente messa sul piat­to d’argento e posta all’attenzione de­gli studiosi.

Restiamo in attesa di eventuali svilup­pi riguardo alla promessa della So­printendenza ed all’ulteriore apporto della Amministrazione Comunale che si espresse di unanime accordo per questa iniziativa e disposta affinchè tutto potesse rendere onore ad un cit­tadino illustre. Noi dell’Associazione “PRO POMARANCE’’ saremmo ben lieti e disposti ad adoperarsi in ogni modo perchè questa riproposta ven­ga ancora ampliata e maggiormente divulgata in modo che possa essere iniziato uno studio didattico rimasto incompleto.

Studio di Calzare

Augurandoci che presto si possa ri­vedere aperta questa ricca presenta­zione e che si renda possibile trasfor­marla in mostra permanente con apertura programmata.

Il Consiglio tutto, dopo quanto sopra, si dichiara soddisfatto per la riuscita di questa iniziativa che è stata per l’Associazione Turistica un vero suc­cesso. Perchè questa mostra riuscis­se nel suo intento era necessario l’ap­porto esterno, e grazie all’Amministrazione Comunale che si è prodiga­ta mettendoci a disposizione un am­biente creato ad hoc ed offrendoci ospitalità per tutto il mese dell’aper­tura. Un sentito ringraziamento quindi al Sindaco ed al suo seguito che si sono dimostrati sensibili a tale inizia­tiva.

Un ringraziamento tutto particolare dobbiamo farlo al Prof. Belardinelli che si è dimostrato disponibile sin dal primo momento per aiutarci in que­sta impresa di ricerca esterna riguar­do al nostro Cercignani, dimostrando­ci ancor di più quanto questo cittadi­no fosse stimato negli ambienti dove operò. Oltre ai ringraziamenti, a que­sto egregio signore, dobbiamo fargli le più sentite congratulazioni per que­sta eccellente esposizione.

Giorgio Fanfani

Articolo tratto da “La Comunità di Pomarance”.

INTITOLAZIONE DELLA SCUOLA MEDIA DI POMARANCE A PAOLO MASCAGNI

Sabato 5 giugno 1993 nei locali dell’Oratorio di Pomarance, alla presenza delle massi­me autorità locali è avvenuta l’intitolazione della scuola media di Pomarance che è stata in­titolata “ Scuola Media Paolo Mascagni”.

La scuola, che ha subito varie ristrutturazione ed ampliamenti durante questi anni, conser­va ancora il nucleo originario costruito nei pri­mi anni del ‘900 ed utilizzato anticamente co­me scuola elementare maschile e femminile.La scuola era originariamente dedicata al gran­de statista pomarancino Marco Tabarrini effi­giato in una scultura bronzea, in alto sulla fac­ciata della scuola, opera di Luigi Bonucci det­to il Falugi. (Oggi nell’ufficio del Sindaco) Negli anni sessanta la scuola elementare fu tra­sferita nei pressi della villa dei Collazzi e la scuola, utilizzata prima quale sede dell’ Istitu­to Tecnico Industriale ed in seguito come Scuo­la Media, era praticamente senza denomina­zione. Dedicata al grande anatomico Paolo Ma­scagni, che fu uno dei primi a scoprire l’acido borico nei Soffioni di Montecerboli, i suoi stu­di furono messi in pratica da Francesco de Lar­derei, fondatore dell’industria Boracifera di Lar­derello, ed al quale è stata di recente intitola­ta la Scuola media di Larderello.

  1. ragazzi della Scuola media di Pomarance hanno allestito nell’occasione uno spettacolo teatrale dedicato a Paolo Mascagni e realiz­zato alcune ricerche storiche che hanno ispi­rato una deliziosa filatrocca ed il soggetto per una storia a fumetti dedicata al grande anato­mista.

Dedicato a Mascagni

Da Aurelio ed Elisabetta in un lontano dì nac­que Mascagni, forse…in un freddo giovedì. Era Gennaio e la neve fioccava, fioccava; ma su Pomarance una stella brillava.

  1. 1735 iniziava il suo cammino e Paolo Masca­gni correva incontro al suo destino.

Papà Aurelio non viveva in grande agiatezza per cui mandò Paolo dall’Abate Casamarte… con fierezza.

L’Abate era probabilmente un pò noioso e mancava di fantasia ma a Paolo interessava­no la Scienza e l’Anatomia.

Dolce era Pomarance sì, ma paese piccolo e sperduto così Siena dette a Paolo, adolescen­te, il benvenuto.

Siena era grande e c’era pure l’università e li Paolo superò gli esami con estrema facilità. A soli venti anni in Medicina sì laureò, ma il suo mestiere mai esercitò.

Sapete a …Paolo non interessavano le belle ragazze.

A 22 anni infatti è dissertore e seziona cada­veri a tutte le ore!!!

Che progressi da quel lontano dì quando lo stu­dio sui testi classici quasi finì!

Era il 1400 quando l’Anatomia iniziava il suo lungo cammino che fu poi brillante illuminato dallo scenziato pomarancino.

Ma a Paolo ritorniam, che dal Granduca Leo­poldo fu chiamato e professore di Scienze e di Anatomia fu nominato!

Il vecchio maestro Tabarrini se ne andò e Pao­lo, il giovane, il nuovo posto occupò.

E il prof. Mascagni iniziò subito i suoi studi sui vasi linfatici non ancora conosciuti.

Certo anche i Francesi detterto un grande aiu­to, ma solo da Paolo un concreto risultato fu ottenuto.

Dissero i Francesi:

‘‘Determiner et demontrer le sistème des vaisseaux lymphatiques”

e Paolo trovò la proposta très chic!

E cominciò a lavorare, lavorare duramente per ottenere un risultato altrettanto eccellente.

Quattro lunghi anni, trecento disserzioni… e fi­nalmente Paolo ha risultati buoni.

Sui vasi linfatici scrive pure un prodromo co­sicché da tutti è considerato un grand’ uomo. È il 1787 e Paolo completa l’opera con gran­de maestria: ‘‘Vasoruma lymphaticorum cor­pus humani historia et iconografia” e, oltre che esperto dissestore, si scopre anche abile di­segnatore: 27 tavole sul corpo umano fa rea­lizzare e l’ammirazione di tutta Europa riesce a catturare.

Grande era di queste il valore artistico e scien­tifico, ma, per gli inesperti, sarebbe stato me­no complicato un geroglifico!

Disse Mascagni: “Il sistema linfatico scorre ovunque nel corpo in un momento e ad esso è legata la funzione dell’assorbimento”.

Nei trenta anni successivi Paolo cominciò i pre­parativi: volle scrivere la “Grande Anatomia” che fu poi eseguita con sublime maestria.

Ciro Santi e Antonio Serantoni lavoravano da Domenica al Lunedi per fare belle tavole su ra­me che piacessero a tutto il reame. Com ’eran belle… in bianco e nero, a colori… facevan gola a tutti i professori!

Ma il nostro Paolo faceva tante altre cose talune anche estrose.

La chimica, la fisica e l’agricoltura non gli fa­cevan di certo paura e la geologia era la sua più folle pazzia.

L’Inferno della futura Larderello a lui piaceva più di un gioiello e tra i fumi ed il vapore egli, imperterrito, studiava a tutte le ore.

Si preoccupò persino di estrarre l’acido borico, la qual cosa in futuro sarebbe stata un evento storico!

Ma i capitali… mai trovò così l’idea abbandonò.

La Rivoluzione fu tumultuosa:

LIBERTÈ, EGALITÈ, FRATERNITÈ… ca irà ed a Mascagni divampano idee di Libertà. Ferdinando III, duca di Lorena, nel 1779 se ne va e Mascagni a Siena aderisce alla nuova Mu­nicipalità,rivelandosi così non solo grande “ar­tista”, ma anche convinto politico attivista.

Ma voi sapete che mutevole è la storia umana e che alcuni eventi capricciosi talvolta emana: come il mese di marzo, come un venticello pri­maverile che ti scompiglia i capelli e poi va a scomparire.

Eh sì!… È proprio il Fato che domina la vita de­gli uomini, delle cose e degli animali, soffocan­do a volte anche le idee più geniali.

La Storia è un eterno fluire e rifluire per anda­re incontro all’avvenire.

Ebbene… i Fancesi, sconfitti, sgomberavan la regione e dei Toscani, fedeli al Granduca, vio­lenta fu la reazione.

Mascagni di “giacobinismo” fu accusato ed il 28 Giugno 1779 a Siena fu arrestato.

Gli intellettuali, morti per i loro pensieri ci in­segnano che le idee fanno la storia di oggi e di ieri.

Tanta fatica hanno durato, ma, grazie a loro, qualcosa è cambiato!

Nel 1800… di nuovo i Francesi tornan sulla sce­na e Mascagni, libero, abbandona Siena.

Dalla Regina Maria Luisa, dopo un anno, a Fi­renze fu inviato e lì proseguì il suo importate operato.

Sssss… in realtà la sovrana a Firenze lo volle portare per farlo elegantemente vigilare!!!

Ma la morte purtroppo arriva per tutti e, come spesso avvien, anche Mascagni non potrò ve­der pubblicati i suoi “frutti”.

Postuma fu pubblicata la “Grande Anatomia, uno dei suoi più egregi lavori, oggetto di am­mirazione e di studio da parte di insigni pro­fessori.

Il 20 Ottobre 1815 a Castelletto Paolo Masca­gni morì, forse pensando ai suoi passati dì. Forse come Roncisvalle Orlando il Mascagni cercò di scampar la morte duellando o forse , avendo manipolato tante “anime morte” Pao­lo capì che la fine della sua vita era ormai alle porte.

Certo la sua mente non perì, ma brillante e de­duttiva, volò verso una nuova prospettiva.

Se le tavole di Mascagni, dal vero, volete am­mirare a Pisa, di corsa, vi dovete recare.

Noi vi diciam ohe sono nel bel mezzo della città alla Facoltà di Medicina dell’università.

Noi l’abbiam viste e vi garantiamo che esse descrivon particolareggiatamente il corpo umano. Si trovan collocate in un lungo corridoio: in ve­rità il luogo è un pò ombreggiato, ma la loro bellezza lo rende artisticamente colorato.

Se ben ci pensiam, Mascagni un messaggio ce l’ha dato;

è quello che già Dante aveva sottolineato: “Fatti non foste a viver come bruti,ma per se­guir virtute e canoscenza”.

Ma… adesso basta con le dotte citazioni, di Ma­scagni certamente ricorderem le grandi azioni! A lui la nostra scuola abbiam intitolato perchè il suo nome, dalle nuove generazioni, sia sem­pre ricordato.

È tardi.

Poniamo fine a questa filastrocca semiseria scritta per star insieme e per raccontare… per comunicare e per scherzare…

per imparare e per divertire…

e tutti insieme gioire.

È stato un gioco, una scommessa, una gran vo­glia di fantasia, per salutare tutti con simpatia.Scuola Media di Pomarance Classe Seconda Sez. A. – Anno scolastico ’92-93

MONS. VEZIO DELL’OMO

RICORDO NEL 5° ANNIVERSARIO DELLA MORTE

Da tempo questa rivista “La Comunità di Pomarance” ha preso la bella iniziati­va di ricordare i nostri paesani più signi­ficativi per riproporli a chi li ha conosciuti e per farli conoscere ai nostri ragazzi e giovani che li sentono nominare.

Fra queste persone ha un posto di rilievo la figura di Mons. Vezio Dell’Omo dece­duto il 15 settembre 1984 dopo breve ma­lattia, a seguito di una operazione chirur­gica.

Ma chi era Mons. Vezio? La risposta più scontata e immediata mi sembra questa: era un nostro concittadino, un autentico e vero pomarancino, molto attaccato al paese dove era voluto tornare ad abitare. Mons. Vezio era nato, infatti, a Pomaran­ce il 18 giugno 1910 figlio di Giovanni e di Dei Teresa. A 12 anni era entrato nel Seminario Vescovile di Volterra ove il 17 marzo 1934 fu ordinato sacerdote da Mons. Dante Maria Munerati. Il giorno successivo, domenica 18 marzo 1934, ce­lebrò la sua prima Messa Solenne all’al­tare maggiore della nostra Chiesa Parroc­chiale attorniato da familiari e paesani. Proprio perché molto attaccato alla sua Chiesa ed alle tradizioni, allorché scade­vano i cinquanta anni di vita sacerdotale mi chiese espressamente di poter cele­brare la Santa Messa solenne delle sue NOZZE D’ORO SACERDOTALI proprio all’altare maggiore, nella forma liturgica con la quale l’aveva celebrata in quel pri­mo giorno.

Appena sacerdote, il 23 maggio 1934 fu nominato parroco di Sant’lppolito ove, ol­tre al ministero sacro, svolse la funzione di maestro. Gli anziani di quei luoghi ri­cordano ancora di aver appreso le prime nozioni da questo sacerdote-maestro.

Con Bolla Vescovile del 17 marzo 1942, Mons. Vezio fu trasferito alla Parrocchia di Sasso Pisano ed infine, il 3 aprile 1951, fu nominato Priore di Sant’Agostino a Volterra. In tale Parrocchia è rimasto fino al 1 settembre 1980: il Vescovo aveva ac­cettato le dimissioni a seguito delle sue precarie condizioni di salute. Ma il dover lavorare per il Signore ardeva in lui. Per questo motivo dal 1981, fino al momento della sua morte, prestò servizio come Vi­cario Parrocchiale, nella limitrofa Parroc­chia di Libbiano ove ha profuso tempo, energie e passione per le opere artistiche li presenti che portò a restaurare.

Durante il periodo volterrano. Mons. Vezio fu chiamato a svolgere altri incarichi oltre a quello di parroco. Fu insegnante nel Seminario Diocesano (ricordo di aver ricevuto lezioni da lui nella scuola media); fu assistente diocesano della Gioventù Italiana di Azione Cattolica e degli Uomi­ni di Azione Cattolica. Il 31 luglio 1962 di­venne Direttore dell’ufficio Amministrati­vo Diocesano, un incarico che ha svolto sempre con grande impegno e scrupolo­sità perché, diceva, le cose che ammini­stro non sono mie, ma della Chiesa e quindi dobbiamo non solo conservarle, ma migliorarle.

Per il suo impegno e donazione alla Chie­sa, il 31 ottobre 1958 fu associato al Ca­pitolo della Cattedrale di Volterra con il titolo di Canonico Primicerio e, a seguito della sua rinuncia a Priore di Sant’Ago­stino, fu elevato alla dignità di Canonico Proposto. Con questa onorificenza tornò in mezzo a noi venendo ad abitare con i suoi pa­renti in Via XXV Aprile, dando una mano anche in Parrocchia per le Confessioni e le Sante Messe.

Mons. Vezio che da piccolo era tanto vi­vace, da adulto era divenuto di una pre­cisione e puntualità eccezionali. Si pote­va stare tranquilli che quando diceva una cosa, la portava a termine.

Ma il suo carattere “pomarancino” era ri­masto ben vivo anche sotto la veste tala­re. Infatti, con fare e dire arguti, narrava episodi “di quei tempi” e ricordava i “vec­chi pomarancini” con ilarità e con i so­prannomi che allora, ma anche oggi, si usavano.

Il “suo Pomarance” lo aveva sempre nel cuore e per questo ha voluto ritornarvi e qui è stato sepolto nella Cappella del Ci­mitero accanto al suo Proposto Don Car­lo Balsini e a Mons. Giulio Paoletti.

Sulla tomba, semplice come era di carat­tere, vi è una sua fotografia rivestito dei paramenti sacerdotali e una breve scrit­ta: MONS. VEZIO DELL’OMO, CANONI­CO DELLA CATTEDRALE.
Una vita spesa per la Chiesa Volterrana, un attaccamento alla sua Chiesa Pomarancina.

Pontificale di S.E. Card. Luigi Capello

Desidero terminare questo articolo con un ricordo personale. Appena fui eletto Pro­posto di Pomarance, mentre ancora nes­suno conosceva la mia nomina, mi per­venne una sua lettera con la quale, da Po­marancino, dava il benvenuto al suo nuo­vo Proposto. Quel gesto mi fece impres­sione e piacere.

Ora dal Cielo, con il suo fare arguto e fa­ceto, certamente ci ricorderà tutti, nome per nome e noi desideriamo ricordarlo an­cora. a distanza di cinque anni dalla sua morte, con la gioia sul volto come lo ve­demmo nel giorno delle sue NOZZE D’O­RO SACERDOTALI, mentre, con animo giovanile e lieto salì i gradini dell’altare di San Giovanni Battista che già gli prepa­rava la salita ai gradini della gloria eterna.

Don Piero Burlacchini

Articolo tratto da “La Comunità di Pomarance”.

MONS. GIULIO PAOLETTI

10° ANNIVERSARIO DELLA MORTE

Il 15 maggio 1979, Mons. Giulio Pao­letti, Proposto da 26 anni della nostra Par­rocchia San Giovanni Battista in Poma­rance, decedeva presso Albinia in un in­cidente stradale insieme all’autista Spru­gnoli Cassiano.

La notizia del tragico incidente giunse al Comando dei Carabinieri nel primo pome­riggio di quel giorno provocando in tutti i pomarancini dolore e sgomento.

Ma chi era Mons. Giulio Paoletti?

Nato a Casole d’Elsa il 24 marzo 1913, fu ordinato sacerdote il 24 novembre 1935 da S. E. Mons. Dante Maria Munerati. Dapprima parroco di Collalto dal 1936 al

  1. settembre 1937, in tale data fu trasfe­rito a Pignano dove rimase fino al 13 mar­zo 1946. Successivamente andò a Bibbona dove esercitò il suo ministero sacer­dotale fino al 13 maggio 1953, allorché venne a Pomarance come Proposto.

È rimasto tra noi fino al momento dell’in­cidente del 15 maggio 1979, mentre si re­cava all’Argentario a visitare il luogo ove avrebbe desiderato portare i ragazzi con le loro famiglie per la consueta gita par­rocchiale.

Sono trascorsi dieci anni da quel doloro­so evento e credo sia giusto e doveroso ricordare alla Comunità intera questo sa­cerdote che ha dedicato tante energie per

  1. bene di Pomarance.

Mons. Giulio Paoletti: per i nostri bambi­ni più piccoli è una persona che viene lo­ro ricordata da noi grandi come colui che ha costruito l’Oratorio Parrocchiale; per i giovani, adulti e anziani é una persona con la quale si sono condivisi tanti mo­menti lieti, quali battesimi, cresime, pri­me comunioni, matrimoni e momenti tri­sti, quali funerali ed altri eventi dolorosi. Per tutti, Mons. Paoletti è stato un punto di riferimento. Infatti Monsignore ha ama­to Pomarance ed ha dato tutto se stesso per il bene e la crescita di questo paese. Ha vissuto in mezzo a noi con semplicità di vita, senza imporre, ma proponendo a tutti il messaggio evangelico con uno sti­le di vita fatto di cose semplici e piccole. Un richiamo, credo, che valga ancor og­gi per tutti noi.

Ricordare un Sacerdote, il Proposto, Monsignore, come ormai tutti lo chiama­vano, è ricordarlo come prete fedele a Dio, fedele alla Chiesa, fedele al suo po­polo.

A questo popolo ha lasciato la sua testimonianza, ha lasciato come segno tan­gibile l’Oratorio Parrocchiale dedicato al­l’apostolo dei giovani San Giovanni Bo­sco.

Già, i giovani. Di lì sono passati e passa­no ancor oggi i nostri bambini, ragazzi e giovani. Mons. Paoletti, confidando nell’aiuto di Dio, nel maggio 1958 vi pose la prima Pie­tro. Cinque anni di lunghe fatiche, di preoccupazioni, ma finalmente nel 1963 l’Oratorio Parrocchiale fu pronto e spalan­cò le porte ai nostri giovani.

Posa della prima pietra Oratorio Don Bosco 11/5/958 sono riconoscibili Biondi Dr. Pietro, Bellini Francesco, Mons. Paoletti e Mons. Bergonzini Vescovo di Volterra

Da 26 anni in questo luogo, la gente di Pomarance si ritrova per le più svariate ragioni: da quelle pastorali ed educative, a quelle formative e di divertimento. Mons. Paoletti godrà certamente nel ve­dere che la sua opera continua a portare il frutto.

Molte altre cose si potrebbero dire di Mon­signore: la cura dei malati, l’attenzione al­le realtà del paese, le A.C.L.I., il deside­rio di riunire tutti ecc., ma credo che egli preferisca ancora una volta passare in mezzo a noi con il suo modo fatto di dia­logo e di semplicità.

È rimasto fra noi con le sue spoglie mor­tali nella cappella del Cimitero. Sacerdo­te zelante da vivo, è ancora fra noi con la preghiera e con il bene che ha semi­nato.

Ricordarlo nel Decimo anniversario del­la sua morte significa ringraziare Dio di avercelo donato ed impegnarci a far sì che quello che Lui ha intrapreso e porta­to avanti con impegno e fatica, insieme possiamo continuarlo e migliorarlo a fa­re a favore di tutti e soprattutto per i no­stri giovani perchè possano crescere per­correndo la via della rettitudine, dell’one­stà e del bene.

Don Piero Burlacchini

Articolo tratto da “La Comunità di Pomarance”.