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MICHELE MARULLO: SOLDATO POETA DEL RINASCIMENTO

A Pomarance siamo orgogliosi di ave­re la Chiesa Parrocchiale molto bella, che racchiude fra le sue mura opere d’arte fa­mose dei secoli passati. Ma credo di non sbagliare se affermo che pochi pomarancini sono a conoscenza che si conserva pure la tomba di un fa­moso soldato e poeta del Rinascimento e cioè la tomba di Michele Marullo.

Marullo dipinto del Botticelli (Uffizzi Firenze).

È collocata sulla parete interna della fac­ciata, sul lato sinistro appena si entra. Le domande che vengono spontanee so­no due: chi era Michele Marullo? Perché le sue ceneri si trovano a Pomarance? Marullo, nato a Costantinopoli nel 1453 da nobile famiglia greca, era un buon poeta, un uomo coraggioso e molto im­portante nel periodo del Rinascimento quando ogni persona istruita leggeva la lingua latina. San Tommaso Moro loda­va le sue poesie e Ronsard, in Francia, faceva altrettanto.

Nella dedica alle poesie di Lorenzo di Pierfrancesco, Marullo afferma che, quando deponeva la spada, prendeva i li­bri ed era contento di leggere e studiare il latino.

Marullo, quindi, soldato e poeta, ha scritto molti e bei versi in lingua latina.

Proprio per questa sua indole di studio­so, nell’aprile del 1500, venne a Volterra e fu ospite del sacerdote erudito Raffae­le Maffei, chiamato il Volterrano, che ave­va scritto dei libri su Omero, Aristotele, Senofonte e aveva tradotto Giovanni di Damasco e Procopio dal greco in latino. Raffaele Maffei aveva invitato il poeta Marullo come dotto greco, perché lo aiutas­se nelle sue traduzioni. Poco tempo do­po la Pasqua del 1500, Marullo, malgra­do una forte pioggia e l’esortazione del suo ospite a rimanere, decide di lasciare Volterra passando dalla Porta Etrusca per dirigersi verso Sud. Il poeta probabilmen­te era diretto verso Piombino che si tro­vava ancora nelle mani del suo vecchio amico Jacopo IV Appiano, ma che era mi­nacciato allora da Cesare Borgia.

Ad otto chilometri a Sud di Volterra la stra­da era sbarrata dal fiume Cecina rigon­fio dalle molte acque.

Paolo Cortese, amico del Marullo, affer­ma che il poeta fu consigliato dai conta­dini del luogo a non attraversare il fiume perché pericoloso. Ma il poeta non volle ascoltare i loro consigli. Quindi, sprona­to il cavallo verso il fiume in piena, l’ani­male inciampò, cadde addosso al poeta impedendogli di liberarsi morendo così travolto dalle acque minacciose del fiume. Per ordine di Raffaele Maffei, il poeta fu sepolto nella nostra Chiesa Parrocchia­le.

La lapide originaria della tomba non esiste più. Quella attuale fu dettata dall’Arciprete Anton Nicola Tabarrini nel 1833 allorché la Chiesa Parrocchiale su­bì un totale restauro. In questa lapide fu aggiunta una particolare notizia e cioè che Marullo aveva l’intenzione di visitare Pomarance per “relaxando animo” cioè per riposarsi. Non sappiamo di preciso quale fosse il motivo della sua venuta. Su questo poeta ‘‘scrittore di elegantis­simi versi latini”, lo scorso anno è stata scritta una bella biografia della signora CAROL KIDWELL che è docente univer­sitaria in Inghilterra. Un libro di ben 323 pagine pubblicato il 23 marzo 1989.

Copertina del volume

La signora, con squisitezza di animo, ha inviato in Parrocchia una copia del libro affermando “che la sua Chiesa doveva avere una copia di questa biografia”. In­fatti, oltre ad alcune pagine nelle quali parla espressamente di questo episodio della morte del poeta, vi sono stampate ben tre foto della facciata e della tomba del poeta.

L’autrice venne a Pomarance nel 1983 ed in questi anni ha steso questa biografia scritta naturalmente in lingua inglese.

Questo ci fa comprendere come Marullo fosse grande e stimato poeta tanto da me­ritare la pubblicazione di un libro.

Lo scrittore Ronsard scrisse un epitaffio su Marullo che così conclude:

“che sempre leggera sia la terra alle tue ossa, e su questa tomba che rinserra uno spirito sì bello sempre rampichi la verde edera’’ Motivo di vanto il custodire questa tomba, motivo per essere più attenti a ciò che di bello ed importante abbiamo, motivo per leggere e per possedere, almeno nella Bi­blioteca Comunale e nelle scuole, questo volume.

Un grazie di riconoscenza all’autrice si­gnora CAROL KIDWELL per averci fatto conoscere questo illustre poeta e scritto­re che dona vanto anche al nostro paese.

Don Piero Burlacchini

NOTE BIBLIOGRAFICHE

CAROL KIDWELL – Marullus: Soldier Poet of the Renaissance.

CAROL KIDWELL Sanderstead House Rectory Park Sanderstead Surrey CR2 9JR INGHILTERRA.

Articolo tratto da “La Comunità di Pomarance”.

MARIO BARDINI: “FACCIAMOGLI TANTO DI CAPPELLO”

IL CAVALIERE MARIO BARDINI FONDATORE DELL’ISTITUTO DEL SACRO CUORE DI POMARANCE

Il Cav. Mario BARDINI, figlio del Cav. Giuseppe, facoltoso volterrano, e della Sig.ra Enrichetta dei Marchesi BALLATI NERLI, senese, nacque a Volterra nel­l’anno 1818. Residente a Pomarance come ricco pro­prietario terriero e consigliere del nostro Comune, ebbe in sposa la Sig.ra TETTI Antonietta di ricca famiglia borghese. Insieme alle sorelle, Antonietta maritata al Conte Galli – Tassi e Francesca (Fannj) sposa del Cav. Tito Cangini, ereditò una vistosa fortuna. In accordo con la consor­te, il Cav. Mario decise di devolvere que­sta parte di eredità alla costruzione di un Istituto, che poi intitolò al “Sacro Cuore”, per l’istruzione e l’educazione del popo­lo. Mise a disposizione un rilevante ap­pezzamento di terreno di sua proprietà, sito in via dei Mandorli, affidando all’Architetto Prof. PASQUALE FALDI di Peccioli la direzione dei lavori e la soprinten­denza a tutti gli incarichi. Fu così che nel­l’anno 1884 ebbe inizio l’opera. Un enor­me sbancamento nella zona tufacea ser­vì alla preparazione di profondi pozzi per la raccolta dell’acqua piovana che in se­guito fu usata per il fabbisogno della fab­brica. La pietra ricavata da questo lavo­ro fu utilizzata insieme a molta altra all’e­dificazione del maestoso complesso edi­lizio. I suddetti pozzi dettero in seguito ric­chezza all’edificio fornendo acqua buona a tutti i servizi. I lavori volgevano a termi­ne, l’opera dell’Architetto stava per con­cludersi. L’edificio era imponente, ben strutturato sotto ogni aspetto e capace di ospitare un rilevante numero di educan­de, ma per i coniugi Bardini sorgeva un grosso problema: a chi affidare l’incari­co di dirigere un’opera di tale impor­tanza?

Come mandata dalla Provvidenza, ven­ne a passare da Pomarance per recarsi a Volterra una suora, e saputo questo fat­to si presentò ai coniugi dicendo di ave­re costituito nel 1868 una congregazione detta delle “Sorelle dei poveri di Santa Caterina”. Questa suora era Madre SA­VINA PETRILLI, nata a Siena il 29 ago­sto 1851, figlia di Matilde Vetturini e di Celso Petrilli, di poca costituzione ma di tanta volontà. Era riuscita in pochi anni, tutti dedicati alla carità, a realizzare co­struendo Case Pie in varie località, prima fra tutte a Firenze, poi a Montespertoli, Celle sul Rigo, Volterra e Roma.

I coniugi Bardini furono ammirati e mani­festarono immediata fiducia a questa suo­ra sino a pregarla con le lacrime agli oc­chi, perchè aggiungesse alle altre anche questa opera di Pomarance.

Convinta dalla cordialità e dall’accoglien­za dimostratale, Madre Savina non indu­giò ad accettare una simile occasione. Così quando nel febbraio 1889 avviene la fastosa inaugurazione del grande com­plesso, Madre Savina è pronta a tenerne la direzione ed insieme ad altre consorelle dello stesso ordine inizia il suo lavoro. Nell’anno 1893, sempre per volere di ma­dre Savina, viene commissionato all’arti­sta pittore Alessandro Franchi il dipinto del Sacro Cuore a cui è dedicato il con­vitto di Pomarance. Il dipinto si trova tutt’oggi presso la Chiesina dell’istituto. Proprio quest’anno il 24 aprile a Roma, con udienza particolare, il Papa ha accol­to le suore di questo ordine per assistere alla Beatificazione di Madre Savina.

Credo che un’opera come ci ha lasciato il Cav. Mario Bardini non abbia bisogno di presentazione, perchè tutti noi paesa­ni abbiamo avuto l’occasione e la possi­bilità di apprezzarne i requisiti, lo perso­nalmente ricordo ancora quando negli an­ni trenta frequentavo l’Asilo Infantile e “Suor Raffaella”, maestra d’asilo, nelle giornate piovose, ci intratteneva nella sala giochi e lì si cantava, si giocava e si fa­cevano i primi segni sul quaderno a qua­dretti, le cosiddette “aste”, i primi tenta­tivi per imparare a tenere la penna in ma­no e a stare sul rigo. Poi, alla fatidica ora del pasto, ci mettevamo in fila ed al can­to di:

  • andiamo a tavola
  • compagni cari
  • che questa è l’ora
  • del desinare
  • tutto è buonissimo
  • tutto ci piace
  • andiamo a tavola
  • in santa pace
Beata Madre Savina Petrilli fondatrice della Congregazione delle Sorelle dei Poveri di S. Caterina da Siena rettrice dell’istituto Sacro Cuore.

si arrivava ai famosi tavoli metallici con il ripiano in marmo bianco; ogni tavolo aveva sei buchette rotonde per inserirvi le ciotole in alluminio allo scopo di non ro­vesciarne il contenuto.

Che profumo quel minestrone, tutto par­ticolare, con la prevalenza dei fagioli fra gli altri legumi! Era una leccornia (25 an­ni dopo ho risentito lo stesso odore quan­do vi ho accompagnato mio figlio Mauro). Non mancava il rituale “Discorsino” per le feste tradizionali, tanta trepidazione e divertimento. Poi il cortile, la passeggia­ta in fila alla statua della Madonna posta in una grotticella che sembrava tanto lon­tana in fondo ad una stradina. Quando in­furiava il temporale, c’era chi aveva pau­ra, ed allora tutti compunti e devoti ci por­tavano nella chiesina del Sacro Cuore e mentre ad ogni lampo la suora, ripeteva “Santa Barbara benedetta liberaci dal tuono e dalla saetta”, le interne, come per incanto, dall’alto delle grate poste alle spalle di chi pregava, intonavano con le loro voci angeliche laudi alla Madonna che servivano a distrarre i piccoli impau­riti. L’istituto era sicuro per questi tempo­rali perchè era munito di parafulmini, ma questa sicurezza serviva solo alle mam­me, e sino a tal punto che una volta che ci fu addirittura una piccola scossa tellu­rica una di queste disse: “meno male il bimbo è all’asilo, almeno lì ci sono i pa­rafulmini ed è al sicuro”.

Foto di interne ai primi anni del ’900.
Foto ricordo del folto gruppo dei bambini dell’Asilo infantile – 26 maggio 1938

Tra i tanti ricordi c’è anche quello di “GENESIA”, una donna atta alle fatiche più pesanti come la lavatura dei panni, e ri­pagata con l’inserimento nel numero dei conviviali; era vecchia, malmessa, cam­minava male, trascicava i piedi gonfi dai geloni, racchiusi in un paio di pantofole sgangherate che portava estate ed inver­no, sempre quelle. Spesso noi bambini che si giocava sotto i loggiati del piazza­le rialzato, ci avvicinavamo ad una pom­pa con una grossa ruota che serviva a bi­lanciare le forze di chi girava per tirar su l’acqua ai lavatoi, ma se per caso Genesia ci vedeva ci scacciava urlando; quel luogo era il suo regno. A quell’epoca si andava alle scuole ele­mentari anche a sette anni, e di asilo se ne faceva.

Cappella dell’istituto; sopra l’altare è visibile il dipinto del Sacro Cuore (foto S. Donati)

Per oltre mezzo secolo l’istituto del Sa­cro Cuore ha adempiuto degnamente la volontà del suo fondatore: nei suoi loca­li, sotto la guida delle suore, hanno tro­vato sicuro rifugio tante bambine verso le quali la sorte non era stata benevola; l’a­silo, allora il solo nel paese, ha accolto la maggior parte di noi nella prima infanzia; la Scuola Elementare femminile è stata aperta fino a circa trent’anni fa, poi l’Ambulatorio Comunale che vi fu trasferito do­po la distruzione del precedente ubicato sull’angolo di Via Camillo Serafini, e fat­to saltare dalle truppe tedesche in ritirata per ostacolare l’ingresso in paese agli americani in arrivo. Tra quelle mura si so­no svolte altre attività, che possiamo de­finire marginali, e che non ritengo di elen­care, ma ricordo soltanto che l’istituto è sempre stato aperto a recepire e soddi­sfare ciò che la cittadinanza gli ha doman­dato. Oggi l’istituto ospita persone anzia­ne, ma anche con questa nuova destina­zione non è venuto meno al suo ruolo di essere utile alla comunità. I nostri uomi­ni di comune con delibera del 18 maggio 1898 vollero onorare questo insigne si­gnore ribattezzando col suo nome la via che conduce all’istituto da lui fondato e che fino ad allora era conosciuta come via dei Mandorli.

Cimitero di Pomarance – Tomba di M. Bardini – Cappelle gentilizie.

Con questa breve rievocazione anche noi oggi vogliamo rendere omaggio a Mario Bardini per la sua generosità e benevo­lenza verso la popolazione del nostro paese.

Giorgio

BIBLIOGRAFIA:

Savina Petrilli – “Come pane spezzato” – Ed. MESSAGGERO Padova 1987 “Rievocazioni Storiche” di Edmondo Mazzinghi-LA COMUNITÀ DI POMARAN­CE anno Vili n° 3 – 4 maggio agosto 1975

Articolo tratto da “La Comunità di Pomarance”.

LUIGI BONUCCI

SCULTORE

LUIGI BONUCCI è uno scultore pomarancino che ha lasciato nel­la sua città numerose testimonianze della sua attività.

A Pomarance per onor del vero, vi ritornò in tarda età, dopo aver percorso il suo itinerario stilistico in Firenze ove ottenne premi e ri­conoscimenti anche importanti.

Il BONUCCI è uno scultore semplice nel linguaggio tipicamente ottocentesco come dimostrano i busti, i ritratti dei personaggi con le uniformi decorate e con gli enormi baffi che decoravano i volti di allora.

Sconosciute al grande pubblico le piccole sculture di chiara ispi­razione naturalistica come i pastori con greggi, gli animali solitari, costituiscono gli esempi più belli nel panorama scultorio del BONUC­CI. Anche il Re se ne accorse acquistando un gruppo nel lontano 1907.

Numerosi i bassorilievi, i medaglioni così diversi nell’impostazio­ne concettuale rispetto ai grandi monumenti rievocativi.

Una Mostra interessante, senz’altro da vedere, un’occasione da non perdere per conoscere una personalità di questa ricca comuni­tà pomarancina.

Renato Frosali

Tra i personaggi più o meno famosi che si sono distinti nelle arti figurative a Po­marance fin dai primi anni del ’900, me­ritano una rivalutazione la figura e l’ope­ra dello scultore “professionista” Luigi Bonucci.

Appartenuto ad una delle più accredita­te e prestigiose generazioni di falegnami mobilieri meglio conosciuti come i “FALUGI”, svolse la propria carriera artisti­ca prevalentemente a Firenze dove, fre­quentando gli ambienti artistici della cit­tà, partecipò a mostre e concorsi nazio­nali.

Nato a Pomarance il 9 aprile 1871 da Claudio Bonucci, detto il Falugi, e da Ma­ria Bufalini, fu il secondogenito di quat­tro figli e l’unico che per fare l’artista non intraprese il mestiere del padre.

Gli altri fratelli Carlo, Vittorio e Federigo perseguirono l’attività artigianale di fale­gnami sino alla metà degli anni ’50. Avviato ben presto alla bottega del “Fa­lugi” e scopertagli una certa predisposi­zione al disegno ed alle materie artistiche, fu inviato a studiare all’Accademia delle Belle Arti di Firenze dove, per un certo pe­riodo, fu ospitato nella casa fiorentina del Sig. Emilio Bococchi, grande amico di suo padre, e da questi mantenuto agli studi.

Alcuni diverbi con dei professori di Acca­demia, gli comportarono l’espulsione dal­la scuola. Conseguentemente si iscrisse all’istituto Professionale di Belle Arti do­ve conseguì attestati ed importanti rico­noscimenti artistici.

Dalla scarsa documentazione non è sta­to possibile datare la sua partenza da Po­marance, certo è che nel 1888 era a Fi­renze. Nel 1889, a soli 17 anni, si inna­morò e sposò una certa Galletti Annun­ziata (vedova Sorri) alla quale rimase le­gato per tutta la vita. Ella possedeva a Brozzi, in quel di Sesto Fiorentino, un ne­gozio ed una casa dove lo stesso Bonuc­ci impiantò un suo studio artistico di scul­tura.

Dell’autore sono rimaste soltanto alcune opere in gesso ed altri disegni conserva­ti nella casa paterna dei “Falugi” di Via Mascagni (attualmente degli eredi Zanel­la). Trattasi per lo più di piccoli bozzetti, bassorilievi in terracotta, studi a matita, ad acquarello ed a china, realizzati tra i primi del 900 e gli ultimi anni del 1950. Alcuni suoi bronzi si possono osservare presso il Monumento dei Caduti, (’Ambu­latorio Comunale, nell’ufficio del Sinda­co ed anche nella nostra Chiesa Parroc­chiale.

Gran parte delle altre sue sculture, disper­se chi sa dove dopo il passaggio dell’ul­tima guerra, furono pubblicate da impor­tanti riviste culturali ed artistiche dell’e­poca come l’ARTISTA MODERNO di To­rino. In questo periodico, stampato dai pri­mi del ’900 fino al 1926, furono pubblica­te fotografie riguardanti alcuni suoi boz­zetti esposti nelle più prestigiose gallerie d’arte contemporanea, tra cui quelle di una scultura acquistata in seguito da S. M. il Re d’Italia.

La stessa rivista artistica lo annoverava tra i migliori artisti fiorentini del primo no­vecento insieme a pittori come Bastianini ed altri. Molte foto dei suoi lavori furo­no raccolte dallo stesso autore in un ca­talogo dove sono annotati titoli di varie opere, i relativi premi conseguiti nonché gli anni della loro esposizione.

Dei suoi anni di Accademia sono conser­vati solo alcuni disegni, studi di figure e di opere architettoniche che denotano la formazione classica di stampo ottocente­sco.

Nel 1901 conseguì presso la Scuola di Ar­ti Decorative di Firenze l’attestato e Me­daglia di Bronzo come Intagliatore di le­gno; l’anno successivo ricevette la Meda­glia d’Argento come Modellatore, che conseguì anche l’anno dopo (1903).

Nel 1904 partecipò ad un concorso per un Medaglione organizzato dalla Came­ra di Commercio di Pisa classificandosi al secondo posto. La notizia fu riportata su di un articolo del CORAZZIERE di Vol­terra nel quale l’autore venne plagiato per aver donato due busti in gesso che ador­navano la Sala del Consiglio Direttivo del­la Società Liberale Monarchica di Poma­rance: …un nostro socio e compaesano, il giovane Luigi Bonucci, allievo della Scuola d’Arte Decorativa di Santa Croce a Firenze, ha modellato ed ha condotti a termine in creta, i due busti, del Be Libe­ratore e di Vittorio Emanuele III, con raro discernio artistico, e li ha regalati ai con­soci come ricordo…Queste due opere at­tualmente dovrebbero trovarsi nelle sof­fitte del Palazzo ex Pretura.

Attorno al 1905 ricevette ancora una bor­sa di studio per un bozzetto, acquistato dal Ministero della Pubblica Istruzione nella Esposizione Annuale di Belle Arti di Firenze, intitolato “Stornelli Toscani”.

Il maggior successo artistico di Luigi Bo­nucci si ebbe attorno al 1907 quando con­seguì un importante riconoscimento arti­stico del Re d’Italia e contemporanea­mente ricevette alcune commissioni di opere commemorative di alcuni perso­naggi illustri.

Nello stesso anno presentò all’annuale Esposizione Artistica di Firenze un bron­zo intitolato “Riposo alla Fonte” che fu acquistato da Sua Maestà il Re d’Italia. La notizia fu riportata da varie riviste arti­stiche, da giornali nazionali e locali che così si esprimevano: … e noi che abbia­mo veduto il lavoro in creta ed in gesso possiamo affermare che tanto il pastore come le sue pecore, sono modellate con sicurezza, con sincerità: è un lavoro riu­scito.

È interessante un biglietto della Società delle Belle Arti indirizzato allo stesso Bo­nucci per riscuotere i soldi della sua ope­ra: … La prego passare domani mattina (venerdì) da questo ufficio per riscuotere i danari per la vendita del suo bronzo a S. M. il Re d’Italia. Sono all’ufficio dalle 9 alle 11,30 e dalle 2 alle 6 …

In una sua Biografia pubblicata su L’AR­TISTA MODERNO di Torino l’anno suc­cessivo veniva menzionato come allievo del Prof. Rossi di Firenze e veniva così espresso un giudizio critico sull’autore: “… / suoi bronzi hanno un’efficacia espressiva notevolissima e dimostrano una mano ferma e maestra. Molte furo­no le mostre che accolsero le sue scultu­re ed in tutte egli ebbe ammiratori e plau­si. Questa rivista ospitò diversi suoi lavo­ri ed è lieta di poterlo annoverare fra i suoi collaboratori più attivi”. Un altro bozzet­to di successo fu quello del 1908 intitola­to “In bocca al lupo” raffigurante un cac­ciatore con una muta di cani al guinza­glio acquistato dal Marchese Bartolini Salimbeni. La rivista LO SCULTORE E IL MARMO di Milano descrivendo l’opera asseriva: ‘‘Un solido lavoro di Luigi Bonucci, molto interessante per la fattura corretta e di abbastanza efficacia espres­siva, che è una premessa assai lusinghie­ra per il suo avvenire”

Visti i successi del Bonucci, il Comune di Pomarance, attorno al 1908, commissio­nò allo scultore stesso il busto commemo­rativo del Senatore Marco Tabarrini, per essere collocato sull’edificio scolastico a lui dedicato in Via Bardini. Il busto del Ta­barrini, attualmente posto nell’ufficio del Sindaco di Pomarance, fu modellato at­torno al 1909; nello stesso anno il calco in gesso fu portato alla fonderia fiorenti­na di Gismondo Vignoli per la fusione in bronzo. Esiste infatti una fattura del 2 ot­tobre 1909 inviata dal Bonucci al Comu­ne di Pomarance contenente una spesa di lire 499 per essere stato in fonderia a ritoccare il calco in cera prima della fu­sione.

L’opera fu inaugurata due anni più tardi in occasione della apertura delle scuole maschile e femminile del comune di Po­marance dedicata al grande Senatore Pomarancino.

La scultura in bronzo venne portata a Po­marance il 25 ottobre 1909. Il comune in quella data stanziò a Luigi Bonucci lire 7,80 per alcune spese occorse per l’im­ballaggio ed il trasporto da Firenze a Po­marance.

Il Corazziere di Volterra del 22 ottobre 1911 (data dell’inaugurazione della scuo­la) elogiava l’artista dedicandogli un arti­colo: ‘‘Termino con un caldo elogio all’a­mico Luigi Bonucci, autore magnifico del Busto, augurandogli una carriera splen­dida nell’arte cui con amore dedica tutta la sua volontà ed il suo promettente im­pegno”.

È del 1911 un bassorilievo pubblicato sul­la rivista L’Artista Moderno intitolato “Il Progresso” di cui furono fatte anche una serie di cartoline edite da Vittorio e Fe­derigo Bonucci Fotografi. L’opera fu in­viata al Concorso Nazionale della Socie­tà Internazionale della Pace a Roma e sembra che a causa della guerra Italo Turca l’esposizione non fosse stata alle­stita. Non potendo essere ritirati dagli au­tori i lavori rimasero a Roma dove furono acquistati dal Principe Reza che, con la scusa di fare una esposizione a Nizza, li imbarcò trasportandoli in Persia.

Alcuni dei suoi lavori furono acquistati at­torno al 1916 dal sig. Emilio Bicocchi ed attualmente si trovano inventariati tra mol­ti altri oggetti nel costituendo Museo Bi­cocchi di Via Roncalli a Pomarance. So­no due bozzetti in gesso raffiguranti uno un cane da caccia (datato 1914) e l’altro un pastorello ed una capretta intitolato “La preferita”.

Nel 1915 partecipò ad un concorso per un francobollo indetto dalla rivista L’Arti­sta Moderno di Torino.

È del 1917 un bel bozzetto intitolato “In cerca del proprio capezzolo” raffiguran­te “una scrofa” con i maialini intenti a succhiare.

Dopo la fine della prima guerra mondiale l’autore realizzò diversi modelli di lapidi per commemorare i caduti di quella guerra.

L’era fascista, che prediligeva tutto ciò che riportava al grande impero romano, influenzò certamente il cinquantunenne Luigi Bonucci. I suoi lavori, anche quelli di carattere religioso furono accompagna­ti da elementi inneggianti il fascismo co­me ad esempio i Fasci Littori. Questi ele­menti gli consentirono di lavorare, scol­pire ed avere commissioni.

Nel periodo tra il 1922 ed il 1925 realizzò un medaglione raffigurante l’immagine di Mussolini di cui rimane solamente una piccola foto nell’archivio Zanella; dello stesso periodo è anche l’immagine di un Medaglione intitolato Natalis Urbis (Natali di Roma).

In quegli anni scolpi un San Giovanni Bat­tista in terracotta che fu collocato nella pi­la del Battistero della Chiesa Parrocchiale di Pomarance. Eseguì inoltre una lampa­da votiva dedicata ai caduti della l° Guer­ra Mondiale collocata nelTomonima cap­pella della chiesa Propositura. Datato 1925 è invece un bassorilievo in terracotta collocato sopra la porta della canonica nel quale sono raffigurati al centro il Mono­gramma di San Bernardino da Siena (IHS) attorniato da un tralcio di frutti sor­retto da tre angioletti.

Lo scultore ritornò a Pomarance insieme alla moglie Annunziata il 2 settembre 1927 all’età di 66 anni. Lasciata la casa di Sesto Fiorentino, lo scultore Luigi Bo­nucci venne incaricato dall’Associazione Combattenti e Reduci di Pomarance di eseguire l’aquila imperiale sopra il Monu­mento ai Caduti ’15 – ’18 nel parco della Rimembranza e di adornare con tre bas­sorilievi la parte bassa del monumento stesso. Alcuni modelli di questi sono con­servati nella casa paterna ed erano stati ideati con gli stessi simboli dell’era fasci­sta. Questi raffigurano uno scudo effigiato da un elmo della l° Guerra Mondiale, una Croce di Guerra ed un Fascio Littorio. Il tutto contornato da una corona con foglie di alloro e da due spade laterali la cui im­pugnatura presenta alla sommità la testa di un’aquila. Con la caduta del fascismo lo scudo con il fascio littorio fu asportato mutilando così un’opera che faceva par­te della nostra storia.

Attorno al 1929 eseguì alcuni bozzetti per medaglie, nello stesso anno realizzò una serie di Madonne con Bambino in terra­cotta dipinta di cui alcuni esemplari pos­sono essere visti uno lungo la via di S. Ip­polito in un tabernacolo, ed un’altro mu­rato sulla facciata della sua casa pater­na di Via Mascagni. Anche in questo bas­sorilievo sono predominanti gli elementi inneggianti il regime come i fasci littori che avvolgendo il grano fanno quasi da cornice all’immagine sacra. Questa ope­ra è datata 29 ottobre 1929.

L’anno dopo il Podestà di Pomarance lo incaricò di eseguire lo stemma del Comu­ne di Pomarance che attualmente si tro­va presso l’ufficio Tecnico comunale. Due anni più tardi fu incaricato, sempre dal Comune di Pomarance, di eseguire una medaglia ricordo per la figura del Dot­tor Cercignani di Pomarance. Due anni dopo il Podestà gli affidò l’esecuzione di un busto alla memoria dello stesso dot­tore che venne collocato nel vecchio Ospedale di Pomarance. L’opera in bron­zo attualmente posta presso [’Ambulato­rio Comunale di Pomarance reca la data 1934. Interessanti sono alcuni disegni a china, 1936, nei quali sono disegnati al­cuni scorci del vecchio paese come ad esempio i “Casalini”.

Nonostante l’età avanzata continuò a te­nersi in esercizio dimostrando doti di grande temperamento artistico aiutando a i suoi fratelli nei loro lavori di intaglio di parti di mobili. Nel 1942 firmò un basso-rilievo raffigurante il battesimo di Cristo con il San Giovanni Battista.

Il passaggio della guerra, la fame, le dif­ficoltà finanziarie costrinsero lo stesso Luigi Bonucci a vendere o regalare mol­te delle sue sculture o disegni in cambio di generi di prima necessità.

Nonostante le difficoltà di quel periodo e la scomparsa della moglie Annunziata, il settantaseienne Luigi Bonucci continuò a scolpire e modellare. È del dopoguerra lo stemma del Comune di Pomarance scol­pito nel tufo e posto sopra la porta dell’e­dificio comunale, così come è del 1947 un leone in terracotta raffigurante il “Marzoc­co” (un leone seduto con la zampa so­pra uno scudo raffigurante l’Arme del Co­mune di Pomarance). Sembra che que­sto fosse stato il modello per sostituire il vecchio Marzocco cinquecentesco di­strutto da un carro armato tedesco nel­l’ultimo conflitto mondiale.

È in mio possesso una delle sue ultime sculture, datata 1949, recuperata in una discarica abusiva nei pressi di Poma­rance.

A 78 anni, nel 1950, partecipò ad alcuni concorsi per dei manifesti di arte sacra a Pistoia e a Roma. Un particolare interes­sante di questi disegni a china è la scrit­ta “RIPA D’ARANCIO” a testimoniare la sua origine pomarancina ed il suo attac­camento al paese d’origine.

Luigi Bonucci morì quattro anni più tardi (28/1/1954) all’età di 83 anni lasciando erede universale sua sorella Luisa Bonuc­ci maritata Pineschi.

Jader Spinelli

Un ringraziamento doveroso per queste ri­cerche vada airing. Marco Zanella che ha consentito la visione delle opere e dei do­cumenti privati conservati nella propria ca­sa, così come un ringraziamento sincero va­da ai Sig. Giovanni Baroni per la disponi­bilità nel documentare fotograficamente le opere dello scultore Bonucci.

Riposo alla Fonte

COMUNITÀ MONTANA VAL DI CECINA

ASS. TURISTICA PRO POMARANCE

COMUNE DI POMARANCE

Articolo tratto da “La Comunità di Pomarance”.

DON LUIGI PAOLI

PROPOSTO DI POMARANCE DURANTE IL PASSAGGIO DELL’ULTIMA GUERRA

Ai ricordi e agli episodi narrati in que­sta rivista nei precedenti numeri, deside­riamo aggiungerne un altro per mettere in dovuto risalto il contributo di un sacer­dote vissuto nel nostro paese in quegli an­ni tristi e dolorosi. Don Luigi Paoli, allora non ancora insignito del titolo di Monsi­gnore, venne infatti nominato Proposto di Pomarance il 16 marzo 1942 e qui rima­se fino al 5 luglio 1953 allorché fu trasfe­rito a Cecina. Possiamo affermare con certezza che trascorse in mezzo a noi gli anni centrali e più importanti della sua vi­ta. Don Paoli, infatti, era nato a Fabbrica di Peccioli il 23 agosto 1901. Ordinato sa­cerdote il 28 giugno 1925, fu nominato pri­ma, Parroco di Castelletto e Frassini (Co­mune di Chiusdino) il 27 novembre 1926 e, quindi, trasferito nella Parrocchia di Sasso Pisano il 10 dicembre 1927. Suc­cessivamente, come detto, venne Propo­sto a Pomarance nel 1942. Venne in mez­zo a noi con una esperienza sacerdotale vissuta in piccole Parrocchie, che perfe­zionò e maturò prima di essere trasferito a Cecina, la più grande Parrocchia della Diocesi di Volterra. Visse a Pomarance anni difficili, gli anni della guerra e come sacerdote non si tirò mai indietro di fron­te alle difficoltà, dando così una grande testimonianza cristiana ‘‘più alta”, ‘‘diver­sa”, testimonianza che lo portò ad espor­si fino a subirne dolorose conseguenze.

Don Paoli, che usava annotare le cose più importanti nel ‘‘Liber cronicus” della Par­rocchia, scrisse il 23 maggio 1943: ‘‘Du­rante l’ultima Messa vi fu un grande spa­vento in chiesa perché gli anglo­americani effettuarono nel paese il primo atto di guerra con lancio di bombe e fu­rono effettuati mitragliamenti da aereoplani nella zona della Burraia”. ‘‘Il 14 aprile 1944 fu bombardata la polveriera sul greto del fiume Cecina, con danni anche in paese. Quattro vetrate istoriate della Chiesa andarono distrutte”. Gli avveni­menti in quei incalzavano in modo repen­tino e chiunque era sospettato di antifa­scismo, veniva perseguitato e arrestato. Numerose persone furono tradotte nel Maschio di Volterra. In questo clima, il Proposto Paoli si dette un gran da fare per aiutare tutte le persone più esposte e per salvarle. Infatti, da alcuni soldati delle SS che erano giunti a Pomarance il 6 giugno 1944 e che erano entrati nella Chiesa, es­sendo quel giorno domenica, ebbe la con­fidenza che il giorno seguente ci sareb­be stato un grande rastrellamento in pae­se, con conseguente deportazione di per­sone giudicate ostili al regime nazi­fascista. A seguito di questa rivelazione riservatissima, Don Paoli si dette premu­ra di avvertire nella serata e nella notte, tutti quelli che potevano essere vittime di rappresaglia. Tutti si misero in salvo; non pochi lo fecero nascondendosi anche in Canonica. La mattina seguente, Don Pao­li, come era solito fare, celebra la Santa Messa delle ore 7, al termine della quale, ancora rivestito dei paramenti sa­cerdotali, viene arrestato dal tenente Truchi e dal maresciallo Zannella delle SS Nazifasciste. Condotto da un picchetto di soldati nella casa comunale, fu aggre­gato ad altri reclusi. In quel posto ebbe luogo una specie di processo con l’accu­sa di aver detto dall’altare che si deve amare tutti, di aver visitato nel Maschio di Volterra i genitori dei renitenti al servi­zio militare e di non aver fatto tutto per persuaderli a far presentare i figlioli al ser­vizio militare. Don Paoli fu trattenuto due giorni non senza essere minacciato lui, in­sieme agli altri, di fucilazione.

Don Paoli con i giovani di Pomarance

La fuga di quelle soldatesche, avvenuta precipitosa­mente, fu la salvezza. Per questa opera a favore del prossimo e per aver rischia­to la vita, il 25 aprile 1970, il Comune di Pomarance gratificò Don Paoli con que­sto attestato d’onore: ‘‘Il Consiglio Comu­nale di Pomarance, nel 25° anniversario della Liberazione, memore del contribu­to prestato per la liberazione del nostro paese dai fascisti e dai nazisti, per la li­bertà e l’affermazione della democrazia, nella uguaglianza del nostro popolo: 1945-1970”. Momenti difficili per il parro­co e per tutto il paese. Di questi avveni­menti è rimasto anche un ricordo nella Chiesa Parrocchiale. Nella navata di de­stra vi è infatti una grande lapide, scritta in lingua latina, dettata dal Prof. Giovan Battista Bellissima che in quel periodo si trovava sfollato a Pomarance. Infatti il 15 agosto 1944 fu celebrata una grande fe­sta di ringraziamento per lo scampato pe­ricolo della guerra. In Chiesa si riunì tut­to il popolo festante e riconoscente a Dio e alla Madonna. In tale lapide leggiamo ‘‘Dalla desolazione quasi generale / re­taggio della orrenda guerra Tedesco An­glo Americana / essendo uscita illesa Po­marance / la cittadinanza unanime / an­nuente il parroco Luigi Paoli / nella solen­nità dell’Assunta / sciolse con animo grato / il voto fatto nella festività della Madon­na del Carmine / della consacrazione del­le famiglie / al Sacro Cuore di Gesù / pro­pizio augusto vindice / e questo ricordo poneva / affinché nell’ombra dell’oblio/ non cadesse il favore divino”. Mi è sem­brato giusto ricordare anche questa figu­ra di sacerdote, che in quegli anni, come il Buon Pastore, donò la vita per il suo gregge. Ricordarlo e ripresentare il suo esempio di generosa donazione, sia uno stimolo a verificare la qualità di ideali che esprimiamo oggi nella vita sociale ed ec­clesiale.

Don Piero Burlacchini

Articolo tratto da “La Comunità di Pomarance”.

IL CAPPELLANO DELLE MONACHE

Così veniva chiamato o più semplice- mente ancora “IL CAPPELLANO’’ Don Giuseppe Ongaro, deceduto lunedì 27 giugno 1988 a Chiusaforte. Don Ongaro, nato a Cerea (VR) il 10 mar­zo 1913, interruppe gli studi nel Semina­rio di Verona per prendere parte alla guer­ra in Etiopia, Eritrea e Somalia insieme agli Alpini.

don GIUSEPPE ONGARO.
Foto II Messaggero Veneto

A fine conflitto, entrò nel Se­minario di Volterra insieme ad altri seminaristi veronesi, accolto dal Vescovo Mons. Dante Maria Munerati dove com­pletò gli studi di teologia e dove fu con­sacrato sacerdote il 2 luglio 1939. Fu in­viato subito a Pomarance dove celebrò per la prima volta la S. Messa il 15 ago­sto 1939 essendo allora Proposto a Po­marance il Canonico Carlo Balsini. Da al­lora fino al 1971 è sempre rimasto inin­terrottamente in mezzo a noi esercitan­do la missione di Cappellano delle Mona­che e della Misericordia. Infatti all’inizio fu ospitato nella foresteria delle Suore in­sieme alla mamma Angiolina in Via Se­rafini 5.

Di questo periodo si ricorda che ospitò du­rante il passaggio della guerra un profes­sore di musica, il Professor Granchi, di­plomato di violino, sfollato nel nostro pae­se assieme alla famiglia e che durante la permanenza improvvisò in questa casa la scuola di canto. Sempre in questi anni fu insegnante di Religione presso la prima scuola Superiore, denominata “Regia Scuola Biennale di Corso Professionale a Tipo Industriale” , sita sull’angolo di Via Serafini con Via Garibaldi sopra l’ex am­bulatorio, dove oggi vi sono i Giardinetti. In seguito si trasferì in Via Indipendenza in una casetta di sua proprietà. Don Ongaro, come sacerdote, è stato sempre di­sponibile al dialogo fraterno con tutti. Gli piaceva stare con la gente di Pomaran­ce dove si è sempre trovato bene e dove amava ritornare frequentemente perchè qui trovava gli amici, qui ricordava i mo­menti di serenità trascorsi, qui visitava la tomba della sua mamma al Cimitero. Era venuto tra noi lo scorso anno trattenen­dosi per un mese circa per ristabilirsi do­po una degenza all’ospedale di Gemona e per l’ultima volta tre mesi or sono. Nessuno si sarebbe immaginato che sa­rebbe stata l’ultima.

Pellegrinaggio alla Madonna della Casa. Anno 1942 con i sacerdoti Don Saiusti, Don Paoli e Don Ongaro.

La notizia della sua malattia è giunta im­provvisa come quella della sua morte, provocando in tutti sorpresa e dolore. Per esprimere la partecipazione di tutta la po­polazione di Pomarance e testimoniare la riconoscenza per il bene fatto, il Propo­sto Don Piero Burlacchini, il Governato­re della Misericordia Dell’Omo Augusto, con i signori Spinelli Armando e Iolanda si sono recati a Chiusaforte. I funerali so­no stati solenni. Li ha presieduti Mons. Pietro Brollo, Vescovo Ausiliare di Udine, alla presenza di dodici sacerdoti e di molti fedeli, compresi gli Alpini del Battaglione “Cividale” presso i quali Don Ongaro svolgeva la sua assistenza spirituale.

Il Vescovo, il Parroco, il Sindaco di Chiu­saforte nei loro discorsi hanno messo in risalto una triplice caratteristica di Don Ongaro:

“Era un sacerdote che vestiva di tonaca, che andava sempre in bicicletta e che amava fumare il sigaro’’. Prete semplice ma schieto; parlava poco ma amante del­la cultura e dell’arte; prete che ha condi­viso con la sua gente la povertà ed i di­sagi del terremoto del Friuli e che in que­sti anni lo ha portato a vivere in un alber­go mezzo diroccato.

Così lo hanno ricordato a Chiusaforte, co­sì lo vogliamo ricordare anche noi. La sua salma è stata sepolta nel Cimitero di Chiu­saforte per espresso desiderio di quella Comunità che lo ha voluto fra le sue mon­tagne.

Per noi Pomarancini rimarrà sempre “IL CAPPELLANO”, una figura caratteristi­ca che non vedremo più passeggiare per le nostre strade, fermarsi a parlare per ri­cordare, tra un sigaro e l’altro, episodi vis­suti insieme.

Don Piero Burlacchini

Articolo tratto da “La Comunità di Pomarance”.

IL CANONICO CARLO BALSINI

Tra i Proposti che hanno guidato la Parrocchia di Pomarance in questo se­colo ventesimo, non possiamo non ri­cordare Don Carlo Balsini. E questo per due motivi: il primo, perché è stato in mezzo a noi per molti anni, cioè dal 1906 al 1942 ed il secondo perché il suo ricordo è rimasto indelebile nell’a­nimo dei Pomarancini.

Mi capita spesso, infatti, di sentir par­lare di questo sacerdote con molta ve­nerazione e rispetto. Espressioni come queste: “è stato il mio Proposto …. mi ha battezzato …. mi ha fatto la prima comunione …. mi ha sposato ….” fan­no molto piacere ascoltarle dopo tanti anni.

Don Carlo Balsini o più precisamente il Canonico Carlo Balsini, figlio di Ste­fano, era nato a Riparbella il 7 dicem­bre 1877. Con lettera dimissionaria dell’Arcivescovo di Pisa, venne Cappella­no a Pomarance il 1 novembre 1905 presso l’istituto Sacro Cuore che era stato eretto dal signor Mario Bardini. Nel 1906 fu incardinato alla Diocesi di Volterra e divenne Economo Parroc­chiale per la grave malattia che aveva colpito il Parroco Titolare Don Luigi Checci di Pecoioli.

Fu nominato Proposto di Pomarance il 15 giugno 1908.

Figura alta ed imponente nel fisico, ri­servata di carattere, rispettosa nei con­fronti del prossimo, fu sempre e solo sacerdote svolgendo con impegno e delicatezza il suo ministero.

Molti lo ricordano per la quotidiana pas­seggiata che faceva attorniato dai molti seminaristi che vi erano a Pomarance. Ma il Proposto Balsini è molto ricorda­to anche per l’attaccamento alla Chie­sa, essendosi impegnato in imponenti lavori. Infatti, la struttura muraria della Parrocchiale necessitava di urgenti re­stauri.

Per questo motivo nel 1928 iniziarono i lavori che si protrassero fino al 1933, anno del Giubileo della Redenzione. Questi restauri, eseguiti dalla ditta Zampini di Siena, con a capo il pittore Gualtiero Anichini, interessarono la ri­pulitura degli affreschi deU’Ademollo; furono fatte integrazioninella Cappella della Madonna e nel Coro; furono dipin­ti due medaglioni in San Giovanni; i quattro Evangelisti nella cupola e le scene di Gesù tra i fanciulli e la molti­plicazione dei pani nella Cappella di San Vittore. Avendo avuto Pomarance molti caduti in guerra, fu costruita pu­re la Cappella apposita con i nomi di tutti i morti. Fu sempre in quel restauro che la Chie­sa fu arricchita di vetrate istoriate poli­crome a tutti i finestroni ed al portone centrale dove è raffigurato proprio san Carlo e furono costruiti i sedili a spal­liera in noce lungo tutto il perimetro del sacro luogo. Inoltre la Chiesa fu abbel­lita con lumiere piccole e grandi per l’il­luminazione. Il Proposto nell’occasione fece stampare molte cartoline dei re­stauri eseguiti, raccolte anche in piccoli album ricordo.

Don Balsini con i Comunicandi del 1941.

Come riconoscimento per questo suo gravoso impegno, Don Balsini fu nomi­nato Canonico onorario della Cattedra­le di Volterra il 29 maggio 1929.

In tutto il periodo trascorso a Pomaran­ce, il Canonico Carlo Balsini dette gran­de lustro e dignità alla Parrocchia fa­cendosi amare e stimare molto.

Vi rinunziò il 15 marzo 1942 allorché si ritirò a Nodica presso il suo nipote Don Guido, ove morì il 19 marzo 1956.

In quella circostanza si elevò dal popolo una richiesta e cioè quella di avere le spoglie del Proposto a Pomarance. Il che avvenne con grande affluenza di popolo il lunedì di Pasqua, 2 aprile 1956.

La salma del Canonico Carlo Balsini ri­posa ora al centro della Cappella del nostro Cimitero. Una semplice lapide, la sua foto ed una frase latina: “Reces­si pastor noster, tons acquae vivae” cioè “È partito il nostro pastore, fonte dell’acqua viva, della grazia di Dio”. Un pastore che non vediamo più con gli occhi della carne, ma che è rimasto spiritualmente in mezzo al suo popolo al quale aveva donato generosità amo­re e fede, tutto se stesso.

Don Piero Burlacchini

Articolo tratto da “La Comunità di Pomarance”.

UN DIPINTO DEL RONCALLI A POMARANCE

UNA “MADONNA E SANTI” NELL’ORATORIO DON BOSCO

Studiare l’opera e la vita dei due mag­giori artisti, pomarancini Nicolò Cercignani e Cristofano Roncalli, è da tempo un mio grande interesse e mi sono sentito particolarmente gratificato quando ho avuto la possibilità di pubblicare alcuni miei studi d’archivio nel volume intitola­to “NICCOLÒ CERCIGNANI CRISTOFANO RONCALLI; Pittori di Pomarance”, edito dal Gruppo Fotoimmagine di Vol­terra.

Nella pubblicazione hanno avuto un ruo­lo molto importante studiosi d’arte come il Prof. Ciardi di Pisa ed il Prof. Lessi di Volterra (Direttore della Pinacoteca comu­nale) i quali, studiando i nostri illustri con­cittadini sono riusciti ad attribuire al “Po­marancio il giovane” (Cristofano Roncalli) alcune opere di indubbio valore artistico e pressoché ignorate dalla critica, presen­ti sul nostro territorio.

Ne è un esempio il quadro di San Dalma­zio raffigurante la “Madonna dello Sca­polare”, considerato un’opera giovanile di Cristofano Roncalli, nel quale si eviden­ziano ricordi di impostazione senese ma anche una struttura compositiva, giuocata sulla diagonale, prerogativa dell’ambiente romano.

Ancor più interessante, è l’altro dipinto conservato dietro l’altare della Chiesa dell’Oratorio Don Bosco di Pomarance , raf­figurante una Madonna con Bambino e Santi che presenta caratteristiche molto simili di impianto costruttivo ad altre opere del Roncalli conosciute a Roma.

Già Don Mario Bocci, storico ed archivi­sta della Cura Vescovile di Volterra, ave­va indicato come appartenente al Roncalli questa opera; la sua tesi fu avvalorata an­che dal concittadino Paolo Bocci nel suo esame di laurea sul pittore presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze.

Il dipinto, secondo notizie fornite da Don Mario Bocci, era anticamente collocato nella Chiesa Parrocchiale di San Giovan­ni Battista, dietro l’altare della Cappella del Buon Consiglio,e fu traslato negli anni ses­santa nel nuovo Oratorio Don Bosco di Po­marance.

Infiltrazioni d’acqua sulle pareti della Cap­pella avevano deteriorato l’opera che in quel periodo fu soggetta a restauro con­servativo del colore che si stava staccan­do dalla tela, a spese e merito dello stes­so Don Bocci.

La grande tela (cm 270xcm 170) è di evi­dente impostazione roncalliana, ed il mo­dulo compositivo ha particolari analogie con un’altra opera del Roncalli che si tro­va nella Cappella di Sant’Andrea nella chiesa di San Gregorio al Celio di Roma (1).

Questo dipinto di Pomarance fu realizzato dal pittore per essere collocato sopra un altare dedicato a Sant’Andrea ed è pro­babile che fosse stato commissionato da alcuni discendenti della famiglia Incontri di “Ripomarancie”, che erano parenti dello stesso Cristofano, dato che sua ma­dre, Francesca, era una Incontri.

Ad avvalorare la committenza vi sono due indagini: una sul patronato dell’altare di Sant’Andrea e un’altra sugli “estimi” del Comune di “Ripomarance” dai quale tra­spare evidentemente una relazione sim­bolica tra i personaggi dei santi e alcuni discendenti degli Incontri vissuti a caval­lo del XVI e XVII secolo.

Sappiamo infatti dai documenti di archi­vio della Mensa Vescovile che l’altare di Sant’Andrea delle Pomarance fu eretto da Giovanni Incontri un anno prima della morte del pittore nel 1625, con l’onere di erigere una cappellata o lascito. È mol­to probabile che il quadro sia stato dipin­to e commissionato dagli Incontri negli ul­timi anni del ’500 o i primi del ’600 dato che il dipinto di Roma è datato 1603. È ipotizzabile che l’opera sia stata com­missionata da suo cugino Benvenuto Incontri, che volle dedicare l’icona alla me­moria del padre, Ser Andrea Incontri, fa­cendovi ritrarre emblematicamente nelle figure dei santi suo figlio Francesco e i suoi nipoti Margherita e Giovanni Incontri. L’altare di Sant’Andrea era posto a metà chiesa e vi avevano la tomba di famiglia gli Incontri; accanto a questo qualche an­no più tardi fu costruito un nuovo altare intitolato al Santissimo Crocifisso per be­neficio di un altro discendente della me­desima famiglia.

Sant’Andrea e Santa Margherita (part.).

Una notizia relativa ai due altari è citata nella Visita Pastorale di Mons. Carlo Fi­lippo Sfrondati (27 Maggio 1679) in cui vengono descritti l’altare del S.S. Croci­fisso e quello di Sant’Andrea: “…All’altare del Santissimo Crocifisso: Sopra l’orna­to,ligneo dorato lo stemma Incontri e so­pra il bambino Gesù; …nell’icona: Il Mi­stero della crocifissione: …La madonna è affiancata da San Giovanni Evangelista. Maria Maddalena, Andrea e Simone con la iscrizione “..hoc opus Simon domini Antonii de Incontris suis sumpitibus fa­ciendum curavit A.D. 1628…’’.

“…All’altare di Sant’Andrea: …Ornamemto ligneo dorato e ceruleo; Icona: beatis­sima Vergine col bambino circondata da angeli “cuius ab ore pendet divus Francescus et Sanctus Joanne et diva Mar­gherita…”; …“multis ab hinc omnis posuit Joanne Incontris… ”. Testamento ro­gato Gregorio Bellavanti, 11 Giugno 1625. La Cappella eretta come da bolla inviata da Volterra li 27 Gennaio 1639 (40) (2). Per comprendere l’esatta posizione dei due altari con i relativi quadri è importante un deliberazione comunale del 27 Mag­gio 1628 in cui Simone Incontri richiede­va “…ilpermesso di erigere un altare nel­la Chiesa Parrocchiale… dirimpetto all’or­gano …e che perciò desidera con il pla­cet del pubblico di farlo et che li sia con­cesso il sito; …Agnolo Sorbi, proposto, consigliò che li si concedesse quanto do­manda…” (3).

Anche l’estimo del comune di “Ripomarance” riporta censita la “Cappella del Santissimo Crocifisso e titolo di Sant’An­drea’’ posta “nella Pieve di Ripomaranci, fondata da Simone Incontri con gli in­frascritti beni tenuti nell’istrumento del di 21 Luglio 1640…”.

L’inventario dell’opera di San Giovanni Battista del XVII secolo riporta che l’or­gano era anticamente posto: “…dalla par­te destra ad entrare in chiesa verso l’ai­tar maggiore…”, se ne deduce quindi che i due altari, ed in particolare quello di San­t’Andrea erano sul lato sinistro nei pres­si della attuale Cappella dei Caduti.

La “Madonna con bambino e i Santi An­drea, Margherita, Francesco e Giovanni, dipinta dal Roncalli ed oggi nell’oratorio Don Bosco, si presenta strutturalmente con una impostazione piramidale che ri­troviamo nella chiesa di San Gregorio al Celio di Roma, nel dipinto ad olio su mu­ro, esprimente la Madonna con Bambino e i Santi Andrea e Gregorio Papa. Affinità particolari tra questi due quadri si riscontrano non solo nelle loro dimensio­ni, ma soprattutto nei personaggi di An­drea e della Vergine nei quali si nota evi­dentemente l’uso di cartoni preparatori utilizzati per eseguire vari soggetti adatti secondo l’esigenza.

Sant ‘Andrea e Gregorio Papa – Olio su mu­ro nella chiesa di San Gregorio al Celio di Pomarance.

Simile è infatti la posizione della Madon­na che rivolge lo sguardo verso il Sant’An­drea, in basso a sinistra. Questa rivela una intenza dolcezza ed un atteggiamen­to affine alle Madonne del “Correggio”, un artista molto ammirato da Cristofano Roncalli.

L’immagine della Madonna è avvolta da una radiosa luminosità che fa risplende­re il suo bellissimo volto dal quale pare diffondere una luce che illumina i quat­tro santi ai suoi piedi.La Vergine è attor­niata da una allegoria di nuvole risplen­denti luce, nelle quali si evidenziano pic­cole teste di angioletti che richiamano a quelli della “Annunciazione” nella Chie­sa Parrocchiale; un elemento molto ripe­tuto dal Roncalli nei suoi dipinti. Gli angioletti con le ali ai lati della Madon­na ricalcano la stessa impostazione schematica del quadro in San Gregorio al Ce­lio, ma anche di altre opere più note co­me l’angelo di destra, con il braccio e lo sguardo rivolto al San Francesco, che è simile a quello della pala di Sant’ Agne­se in Napoli. In particolare nel quadro dell’oratorio Don Bosco di Pomarance vi è una analogia fra il personaggio di Sant’Andrea e quella dell’omonimo santo in San Gregorio al Celio di Roma.Andrea apostolo è anche qui raffigurato sulla sinistra del quadro in posizione assai plastica, di tre quarti, che protende lo sguardo verso i fedeli; ai suoi piedi è dipinto un pesce.

Francesco e Giovanni E. particolare

Sono altresì evidenti altri attributi iconogra­fici del Santo che viene effigiato come un uomo anziano, barbuto e con i capelli bian­chi e lunghi. Nel dipinto di Pomarance in­dossa una veste color rosso sulla quale è riccamente drappeggiato un mantello mar­rone.

Accanto ad Andrea è l’immagine di San­ta Margherita con lo sguardo rivolto in alto verso la Vergine ed il Bambino; si eviden­zia particolarmente il movimento armoni­co del braccio sinistro ed il gesto della mano sul petto che richiama attinenze con la Santa Agnese di Napoli e con la mano della Madonna nella “Annuciazione” di Pomarance.

Al collo è evidenziato uno degli attributi iconografici della santa; un rosario di per­le che allude al suo nome derivante dal greco. Ella è raffigurata mentre calpesta un drago ed un serpente dipinti in basso al centro del quadro, che rappresentano simbolicamente Satana. Nella leggenda la Santa viene divorata dal drago, però riesce a salvarsi grazie alla croce che tie­ne in dosso e che le permette di uscire dal drago e di ucciderlo.

Accanto è il San Francesco che rivolge anch’egli lo sguardo alla Madonna con lo stesso gesto della mano sinistra sul petto come la Santa Margherita. Scarno nel volto, indossa un saio bruno; accanto ai suoi piedi scalzi e raffigurata un’aquila nera.

Madonna con bambino (particolare)

Sulla destra del dipinto è il San Giovanni Evangelista effigiato in forma molto gio­vanile. Il suo sguardo è rivolto ai fedeli co­me il Sant’Andrea ed indossa una veste color verde sulla quale è panneggiato un mantello grigio che il santo sorregge con la mano sinistra. È evidente il suo attri­buto iconografico tenuto nella mano de­stra; un calice dal quale spunta un ser­pentello che rappresentano rispettiva­mente la Chiesa e Satana.

Una lettura più corretta di questo quadro si potrebbe avere sottoponendo l’opera ad un restauro dato che sono particolar­mente evidenti le ossidazioni delle verni­ci protettive che hanno alterato i colori del quadro insieme a fumo di candela,polve­re e sporco.

Sarebbe questa l’occasione per valoriz­zare ancora una volta un’opera di Cristofano Roncalli a Pomarance ricollocando­la nella Chiesa Parrocchiale, sua sede ori­
ginaria, a fianco del meraviglioso quadro della “Annunciazione”.

Un modo per riscoprire questo pittore fa­moso del “Manierismo italiano” che la­sciò molte opere in “Ripomarance”, pur­troppo spesso andate perdute o dimenti­cate come la Madonna e Santi dell’Oratorio Don Bosco di Pomarance (4).

Jader Spinelli

NOTE BIBLIOGRAFICHE

  • Ileana Chiappini di Sorio, “I pittori ber­gamaschi” Cristoforo Roncalli, Ed. Ban­ca di Bergamo.
  • Notizia fornitami da Don Mario Bocci che ringrazio sentitamente.
  • Archivio Storico di Pomarance: F.II7 c. I74 r.
  • Nicolò Cercignani Cristofano Roncal­li: “Pittori di Pomarance”, Ed. Gruppo Fo­toimmagine Volterra 1991
  • Jader Spinelli: “CRISTOFANO RON­CALLI A POMARANCE” “La Comunità di Pomarance” N. 1-2-1991.

Articolo tratto da “La Comunità di Pomarance”.

CRISTOFANO RONCALLI (II PARTE)

A POMARANCE: la sua Famiglia, le Sue proprietà, i contatti con la sua Terra Natale a cura di I. Spinelli.

Dopo la vendita delle proprietà immo­biliari di Cristofano Roncalli a “Ripomarance”, ereditate attorno al 1543 dall’e­stimo di “Donato di Michele fabro” e ce­dute tra il 1559 ed il 1560, scarse sono le notizie dell’artista nel suo luogo natio. Documenti citati dalla dottoressa Ileana Chiappini di Sorio, nella sua opera sul “Pomarancio’’, datano la conoscenza delle sue prime opere pittoriche attorno al 1576, quando risultava impegnato nella città di Siena per realizzare una pala d’al­tare che costò alla Compagnia del Duo­mo ben 400 scudi.

Un documento inedito che sono riuscito a trovare nell’Archivio Storico Comunale di Pomarance consente però di conosce­re una delle sue prime pitture realizzate proprio nel paese nativo di Ripomaranci, tra il 1570 ed il 1571, della quale la criti­ca storico artistica non fa alcuna menzio­ne. Nell’ottobre del 1570 infatti la Com­pagnia di San Michele di Ripomarance, che aveva sede nell’omonima chiesa al “Santo” ubicata nella contrada di “Cas­sero”, deliberava nel libro dei Creditori e Debitori della Compagnia il pagamento di lire 42 a “Maestro Cristofano di Gio: An­tonio Roncalli” per dipingere l’immagine del San Michele e la Santa Croce all’in­terno di un “armadio” che doveva funge­re anche da altare per la chiesa.

Nell’atto sottoscritto di pugno dal Roncalli risulta citato anche un suo “compagno di lavoro”, certo “Mastro Benedetto” che firmò insieme al “Pomarancio” le clauso­le del contratto.

Cimase di un polittico attribuito a Cristofano Roncalli dal Kirwin (1972) (Particolare) (Foto S. Donati).

L’autonomia artistica di Cristofano Ron­calli in quel periodo appare evidente dal­l’anticipo di 2 scudi che ricevette a Feb­braio del 1571 dalla stessa Compagnia di San Michele impegnandosi a consegna­re il lavoro entro il maggio dello stesso an­no. Dato l’esiguo compenso ricevuto (pari a 7 scudi) è probabile che l’artista fosse impegnato a Pomarance o nella vicina Volterra per realizzare altri dipinti più im­pegnativi e remunerativi e che questo fos­se solo un omaggio alla venerabile Com­pagnia di San Michele dedita all’assisten­za dei malati e alla sepoltura dei morti: 11 octobre 1570

…M° Cristofano di Gio: Antonio di Fran­cesco Roncalli deve avere lire quaranta due per tanto sono per avere a dipignere l’armadio che fu facto per servire di tener­vi drencto lo stendardo et servire per ta­vola dello altare di San Michele, cioè nello spogliatoio, et avi a fare drencto da un la­to il San Michele et dan laltro lato la Sancta Crocie, di poi adornarlo a secondo che e richiede per prezzo decto di sopra; et fatto vogliamo far istimare; et si vuole las­sare lire dieci sendo manco rifarcelo, co­si da cordo Benedetto mio compagno et lui et io insieme et per la verità di sotto scriveranno di loro mano propria; facto sotto di 11 octobre 1570 e si come disse a Francesco Sfibbi che glielo dessi in ogni sua parte et volontà et lui in questo tem­po a farlo per in sino a calende di Mag­gio prossimo 1571 cioè lire 42. lo Bene­detto M° si presente a detto partito dichia­ro quanto di sopra et esser fedele della verità ….

lo Cristofano di Gio: Antonio Roncalli pre­sente a detto partito affermo quanto so­pra contandomi 2 scudi per tutto ferraio et il resto quanto sarà fornito et in fede della verità ho scritto di mia mano que­sta ricevuta oggi questo dì ? (1570). Don Mario Bocci, archivista della Curia Vescovile di Volterra, certifica in una sua pubblicazione sul “Notiziario Parrocchia­le di Pomarance” (1987), che Cristofano Roncalli fu presente ancora a Pomaran­ce il 10 settembre 1575 in qualità di “pa­drino” nel battesimo di Alessandra di Giu­sto Fantacci ed è forse di quegli anni un “Polittico”, in cattivo stato di conserva­zione, che trovasi nella Sacrestia della Chiesa di San Giovanni Battista a Poma­rance. Considerato un’opera giovanile del Roncalli, gli è stata attribuita dallo stori­co Kirwin (1972); composta di tre tavole ad olio raffiguranti il Padre Eterno e due Angeli adoranti facevano parte di un com­plesso di vaste dimensioni che in origine era collocato sull’altare maggiore.

Ritratto di C. Roncalli. Disegno di Giuseppe Cesari (Uffizi – Firenze)

Il “Polittico”, mancante del pannello cen­trale, ai cui lati erano disposti i due An­geli adoranti, era sormontato dalla “cima­sa” dove è effigiato il Padre Eterno che tiene nelle mani una croce ed un vange­lo dove sono leggibili la lettera A e l’Omega, simboli “Dalla vita alla morte di Gesù”. Questa opera è datata dal Kirwin attorno al 1574. (Vedi Foto 1° Parte). Alcuni anni più tardi il pittore Roncalli è nuovamente a Pomarance dove gli viene commissionata dal Podestà del tempo una Madonna per la sua camera perso­nale a totale carico di spese del Comune di Ripomarance. Sicuramente una presta­zione amichevole offerta al Comune ed al Podestà, Francesco Paci, per l’esiguo compenso ricevuto del suo affresco. Que­st’opera, forse ancora celata sotto la cal­ce di qualche parete del palazzo ex Pre­tura di Pomarance, è documentata nel li­bro dei Saldi del Comune relativo all’an­no 1580 dove sono effettuati vari paga­menti a coloro che concorsero alla rea­lizzazione della “Madonna”. (17) Spese della Madonna fatta nella camera del Sig. Podestà con licentia dei Sig. No­ve del 22 Febbraio 1580……

A….Mastro Antonio di Piero Pepi per vet­tura di due cesti di rena dalla Cecina per rintonacar il muro per dove si fece detta Madonna  Soldi 10

A Maestro Cristofano Roncalli pittor per aver dipinto detta Madonna              lire 35
A.. Mastro Jacopo di Martino Lutroni per ferro fatto per mettere ai pie della detta Madonna per tenervi il lume …. soldi 16
(18)

Cristofano Roncalli ormai da anni si era stabilito a Roma, impegnato a Palazzo Montecavallo al Quirinale, intento a rea­lizzare alcune tele per la Compagnia di Santa Caterina da Siena. Era probabil­mente coadiuvato nei suoi lavori dal fra­tello Donato, pittore ed uomo di legge, al quale fece ricorso nel 1583 il comune di Ripomarance per risolvere, in ambienti clericali, una complicata e lunga contro­versia tra lo stesso Comune e certo Otta­viano di Mastro Luigi Minucci di Volterra per conto dell’acqua della Doccia” che durava dal 1575.

Nel Libro dei Partiti del comune è indica­to infatti, in data 14 ottobre 1583, un pagamento di 26 giuli a Mastro Donato Roncalli” per il rimborso di alcune spese incontrate nella risoluzione della ver­tenza:

“Coadiuvati li detti deputati sopra la lite fra detta comunità et il sig. Cavaliere Ot­tavio Minucci    ,

Atteso esser venuta la monitione di Po­ma et speso giuli 26 per mastro Donato Roncalli             perciò stanziorno detti giuli a

mastro Donato…. che lipagassino…. con voti favorevoli 6 nissuno contrario ….”(19)

Tra il 1583 ed il 1586 avvenne la morte del padre di Cristofano Roncalli, Gio An­tonio, facoltoso mercante, la cui scompar­sa è documentata indirettamente nel Li­bro dei Partiti del comune attraverso il pa­gamento di un “livello” di terreno nel 1586, di proprietà dei Beni dei Poveri, che doveva essere pagato al comune di Ri­pomarance dagli eredi di detto Gio Anto­nio Roncalli.(20)

Le numerose proprietà immobiliari appar­tenute a Giovan Antonio furono eredita­te dai suoi figli maschi tra i quali anche i pittori Cristofano e Donato. In una ag­giunta all’estimo del 1571 risalente al 1586 circa, risultano elencati alla carta 325 r. i signori Bernardino, Mastro Dona­to, Cosimo, Cristofano e Francesco: ”…

Grafia di C. Roncalli (Bibl. Guarnacci – Volterra)

fratelli et figli del fu Gio Antonio Roncalli … hanno li infrascritti beni levati dalla po­sta di Gio Antonio loro padre in questo estimo a carta 105 …”.(21)

Da questa eredità risultano successiva­mente altre divisioni patrimoniali tra i fra­telli Roncalli come ad esempio quella di Bernardino a cui andò oltre a diversi ter­reni “la metà della casa posta alla Pieve confinata a 1 ° via, 2° via, 3° Ser Andrea Incontri, 4° via, stimata lire 700”.

Gli anni che coincidono con la morte del padre di Cristofano furono forse quelli in cui venne realizzato il bel quadro dell’An­nunciazione che si trova collocato sopra l’omonimo altare nella chiesa Parrocchia­le di Pomarance. Eseguito secondo il Kir­win attorno al 1584, la tela ad olio, fu com­missionata al “Pomarancio” dalla “Con­fraternita della Vergine Maria” che ave­va sede nella Chiesa di San Gio Battista di Ripomarance ed alla quale era deman­dato come alla Compagnia di San Miche­le il compito della sepoltura dei morti nel piccolo cimitero accanto alla Chiesa stessa.

Il dipinto che nel 1845 era in deprecabile stato di conservazione per le numerose infiltrazioni d’acqua che aveva subito, fu mutilato nella parte destra della tela do­ve la figura della Vergine ha la parte ester­na del corpo incompleta. Recentemente restaurata dalla Sovrintendenza delle Bel­le Arti di Pisa, l’opera rivela delle compo­nenti stilistiche tratte dall’ambiente roma­no. L’impostazione diagonale della sce­na ed il movimento deciso e ritmato del­l’angelo, giùnto come una folata di ven­to, sono una indicazione del nuovo indi­rizzo culturale del pittore. Predomina una sottile inquietudine resa più evidente dalla scioltezza dei panneggi. I disegni prepa­ratori al dipinto sono conservati presso la Galleria degli Uffizi di Firenze. Gli anni tra il 1580 ed i primi del ’600 vi­dero impegnato Cristofano Roncalli in molteplici lavori a Roma, ad Ancona, a Osimo accumulando in quegli anni pre­stigio e ricchezze che in seguito furono anche oggetto di dispute tra i suoi nipoti. Si stabilì a Roma fin dal 1575 con il fratello Donato, auditore del Cardinale Cre­scenzi di Roma, il quale fu sicuramente l’artefice della fortuna artistica ed econo­mica di Cristofano inserendolo nella Ro­ma bene sotto la protezione di vari Car­dinali, come i Crescenzi o i Gallo, per i quali lavorò affrescando i loro palazzi e ricevendo molteplici committenze in San Pietro da altri “mecenati” dell’ambiente romano. Iscritto all’Accademia degli artisti di San Luca di Roma fin dal 1588 pagava uno scudo di tassa l’anno come altri artisti tra i quali anche il compaesano “Niccolò Cercignani” dando lezioni di disegno e pit­tura ai giovani artisti dell’Accademia. Spesso incaricato di perizie estimali su af­freschi commissionati ad altri pittori, nei primi anni del XVII secolo la sua fama di artista raggiunse anche la sua terra di ori­gine. Il Comune di Volterra infatti onorò nel 1602 lo stesso Cristofano Roncalli ed il fratello Donato della “Cittadinanza Vol­terrana”. Un alto riconoscimento fu quello conseguito dal “Pomarancio” in occasio­ne della sua nomina a “Cavaliere di Cri­sto” data da Papa Paolo V (1605) per la sua attività svolta al servizio pontificio. La reputazione di buon pittore fu confer­mata anche da un altro grande pittore del 600, il Caravaggio che, durante il proces­so “Baglione” (1603), reputava il “Poma­rancio” tra i “valenthomini abili pittori di Roma” insieme allo Zucaro, il Caraccio­lo ed altri.

Bolla del Cardinale Crescenzi di Roma (Foto A)

Quando attorno al 1605 ottenne la com­mittenza della decorazione della Sala del Tesoro nella Basilica di Loreto fu coadiu­vato da molti allievi ed anche da suo fra­tello Donato che sottoscrisse le clausole del contratto insieme a Cristofano. È di quel periodo un documento assai impor­tante per la nostra indagine sui rapporti del pittore con la sua famiglia di Poma­rance che si riferisce ad alcune vicende giuridicoeconomiche del fratello Cosimo di Ripomarance, che all’epoca si trovava inguaiato con il “fisco” ed addirittura in­carcerato nelle “segrete di Volterra”. La lettera, conservata presso la Biblioteca Guarnacci di Volterra e datata 1609, ci dà l’esatta indicazione del fallimento finan­ziario di Cosimo Roncalli e l’aiuto dei due fratelli pittori che si impegnarono a risol­vere tale situazione (22):

Per il presente scritto si manifesta, et si dichiara a qualunque lo vederà, et lo leg­gerà, qualmenti noi Donato, et Cristofa­no fratelli et figliuoli del quondam S. Gio:Ant° Roncalli da Ripomaranci, Dio­cesi di Volterra, per sovvenire, et aiutare Cosimo nostro fratello carcerato per quanto co’ nostro dispiacere haviamo in­teso più giorni sono ad iustanzia di più, et diversi suoi creditori, ci contentiamo, et acconsentiamo, et ciascheduno di noi si contenta, et acconsenti liberamente, et spontaneamente, che per la rata di tutti li beni stabili, che haviamo in comune et per indiviso co’ il detto Cosimo tanto in Ripomaranci, quanto fuori di qualunque sorti siano, et in qual si voglia luogo, es­so Cosimo li possa vendere, et alienare, o, dare i pegno, o, in pagamento, o in qualsivoglia altro modo, che a lui parerà, et piacerà, in però sino alla somma per partinenza di scudi mille di + 7.Essendo per adesso, acciò che del ritrat­to, che ne farà si possa, o in tutto, o, in parti sdebitari, facendolo in questi parti­colari, speciali et particulari procuratori a poter in nome nostro, et di ciascheduno di noi a consentire, et dare il nostro con­senso, a detta vendizione, et alienazione di beni; et altrimenti come di sopra s’è detto sino alla somma predetta di scudi mille in tutto, no solo in questo; ma in ogni altro miglior modo. Promettendo, biso­gnando, ancora di ratificar quello che lui farà. Con riservarci però l’attioni et ragioni contra di esso Cosimo da intentarsi, et va­lersene con di lui tanto nella divisione, che fra lui, et noi si farà, quanto in ogni altro caso, causa, et occasioni, che biso­gnerà, a suo luogo e tempo. Et per mag­gior vigore, et forza delli predetti così il presente scritto, sarà firmato, et sottoscrit­to di nostra propria mano, et suggellato co il nostro suggello in Roma, et nella Santissima Casa di Loreto, o, in qualsi­voglia altro luogo rispettivamente, che no si fidi; lo Donato Roncalli ho scritto e sot­toscritto, di mia e propria mano, et sug­gellato co il predetto suggello il presente scritto, questo di 15 di Aprile 1609 in Roma.

  1. Cristofano Roncalli affermo quanto di sopra questo di 19 aprile 1609 in Loreto. La delicata situazione del fratello Cosimo è documentata anche nei Partiti del Vica­riato di Val di Cecina di quegli anni nei quali risulta una precettazione alla Comu­nità di Pomarance per pagare lire 32 di Alimenti somministrati in carcere a Cosi­mo Roncalli e per alcune spese fatte per
  2. Fisco.(23)

Il fallimento di Cosimo Roncalli è rileva­bile anche in seguito, quando Michele di Francesco Stibbi comprò una bottega ad uso di Spezieria dal Fisco, come “beni di Cosimo Roncalli”.(24)

Stemma dei Roncalli di Pomarance (propr. Biondi-Bartolini).
Antichi stemmi della Famiglia Roncalli (Biblioteca Guarnacci).

Altri documenti conservati presso la Bi­blioteca Guarnacci di Volterra conferma­no l’aiuto prestato a Cosimo da Cristofa­no e Donato con l’impegno di pagamen­to di altri 600 scudi.

Attorno al 1615 i due fratelli Roncalli, Cri­stofano e Donato, sono nuovamente iscritti nell’Estimo del Comune di Ripomarance con i beni pervenuti loro da una successiva divisione con gli altri fratelli Roncalli (1612).

Nell’arroto del 1612 nell’Estimo del 1571, alla carta 426 r., sono citati l’illustrissimo Signor Cavaliere Cristofano e Mastro Do­nato … Fratelli e figli di Gio:Antonio Ron­calli …. con i seguenti possedimenti: La metà di una casa in detto Castello con le botteghe alla Porta alla Pieve confina­ta a 1° via, 2° la Pieve, 3° Forno del Co­mune stimata lire 310 ….

Una casa in detto Castello in Petriccio a 1° via, 2° Chiasso, 3° Mura Castellane, 4° Forno del Comune …. lire 500

La metà di una casa in detto Castello a 1° via, 2° Simone di Bartolo di Gio D’Acquaviva, 3° Giulio di Cenni di Michele, 4° Detto Giulio Stimato lire 125

Un pezzo di terra vignata et alborata di staia 20 incirca in detta corte luogo detto San Piero, a 1° via, 2° beni dello Speda­le di San Piero, 3° Simone di Bastiano Santucci, 4° Via di Sotto, 5° Giacomo di Gio Antonio formaio … stimata lire 750 Un pezzo di terra lavorativa, arborata di staia 20 incirca co una casa in detta cor­te luogo detto VAL DI DOCCIA o franate di Broticeco et piano della Ascesa a 1 ° via, 2° li medesimi, 3° Pier Francesco P prete, 4 ° beni dello Spedale di San Pie­ro, 5° Broto Cieco, 6° Luigi Min ucci da Volterra, 7° Jacopo di Taviano et erede del Bellezza, 8° Giaco di Gio Antonio For­maio … lire 2300

Un pezzo di terra vignata et soda di staia tre incirca luogo detto Piano della Asce­sa a 1° via, 2° Bastiano di Michele Corbolini, 3° Meo di Gio Tangherini, 4° Lui­gi Mi nuoci di Volterra … lire 60Un pezzo di terra lavorativa ….di staia 14 luogo detto Piano alla Serra co una ca­setta confinato a 1° via, 2° Podere del Nespolo, 3° Beni di San Piero, 4° Bo­schetti di Mastro Jacopo Borselli da Vol­terra, 5° via che va a Micciano stimato…… Inoltre un pezzo di terra al Ponzo, uno a Calcinala, un Podere al Ponzo ed altri be­ni per un totale di 9619 lire ….(25)

Angelo adorante (part, di polittico) (Foto S. Donati)

Nel 1616 muore il fratello Donato Roncalli che aveva seguito Cristofano nei lavori degli affreschi di Loreto. Seppellito nella chiesa di Roma a Santo Stefano del Cacco, fu dedicata una lapide alla sua me­moria dal fratello Cristofano che lo definì pittore senese.

Notizie della attività artistica di Cristofa­no Roncalli in Ripomarance, ormai in là con gli anni, non sono a noi conosciute. Certamente il suo legame ancora vivo con Ripomarance indusse lo stesso artista a fare un omaggio alla chiesa di San Gio­vanni Battista di alcune reliquie di santi. La notizia è documentata da una Bolla del Cardinale “Crescentius” di Roma e con­servata nella Canonica della Parrocchia di Pomarance (Foto A) datata 10 ottobre 1617. Insieme alle reliquie egli donò an­che il reliquiario dove era raffigurato lo stemma dei Roncalli, citato nel 1913 dal Locatelli Milesi.

Questo documento rileva i suoi amiche­voli rapporti con la famiglia dei Crescenzi di Roma, amanti della pittura e delle ar­ti. Essi furono protettori di Cristofano che per alcuni anni fu l’insegnante di pittura dei fratelli del Cardinale che ebbero l’in­carico di dipingere affreschi su disegni e cartoni del Pomarancio. L’avvenimento della donazione delle sa­cre reliquie dei santi fu un avvenimento che coinvolse anche il Comune di Ripo­marance che in quell’anno annotava nel libro delle deliberazioni la “Consegna del­le Reliquie”:(26)

Angelo adorante (part, di polittico) (Foto S. Donati)

A di 23 settembre 1617

Ricordo come per Alessandro Pressati, romano, detto dì fu consegnato dal Sig. Cavaliere Cristofano Roncalli … nella Chiesa di Sancto Giovanni Baptista di Ripomaranci le reliquie dette et al reveren­do Bartolomeo Talamini pievano di detta chiesa, che tiene il reliqiariotto messo a oro, dentro cui più le reliquie di Santi Aloro, Potente, et Polinare, con più due chia­ve con ordine che una di esse chiave tenghi il signor pievano protempore, esisten­te, et una la Comunità dentro una borset­ta, … che ciascuna riceve detto sig. pie­vano, et l’altra la Comunità………………………………………………. alla pre­

senza dei sig. Fabio Storrioli et di Buonincontro Incontri, Gio:Batta Pellegrini, et Ferdinando de Roncalli, tutti Priori di detta Comunità ..; et alla presenza di me Can­celliere et…. di S. Maffii et … Fantacci …. sacerdoti in detta Pieve, testimoni,…. per far detto contratto a suo luogo et tem­po, et co tutte le sue istantie … et co tut­te le memorie che bisognarà….

L’agiatezza economica e l’età avanzata di Cristofano Roncalli, al quale era anda­to parte del patrimonio di suo fratello Do­nato, furono in quegli anni motivo di inte­resse per i suoi nipoti, preoccupati nel contendersi i possibili lasciti che sareb­bero loro toccati alla morte del pittore. Nel 1618 infatti è documentata una lette­ra scritta dal Roncalli al Cardinale Maf­feo Barberini nella quale si chiedeva tra l’altro protezione dal Cardinale ad ottene­re un rinuncia di 1040 scudi d’oro affin­ché dopo la sua morte non vi fossero liti­gi fra i suoi nipoti.

Tale situazione è documentata indiretta­mente anche in una lettera conservata nell’Archivio privato Biondi Bartolini di Po­marance, e scritta nel 1618 da Francesco Bartolini, da Firenze al fratello Giovanni Clemente Bartolini di Ripomarance. Nel Post Scriptum abbiamo infatti notizia di una tassa sui contratti di Cristofano e un lascito di alcuni scudi che dovevano an­dare alla sua “donna” (forse la sua com­pagna od una sua ex modella di Firenze): …il dì 9 di novembre 1618 …

…. Mando a l’Arghtia la licentia dell’arte dei vaiai, e cuoiai, come vederà, e resta a detta arte creditore di lire tre e soldi die­
ci; et è dilusa in questa lettera; e per /’Al­fiere Roncalli gli mandai quella della ga­bella dei contratti di Cristofano Roccalli, perciò veda di accomodare l’altra, perché no Hanno volsuto voltare gli scudi sette che sono pagati alla donna di Cristofano
-(27)

L’attività di Cristofano Roncalli in quegli anni doveva essere assai limitata a cau­sa dell’avanzata età. In un manoscritto del 1621 (Mancini) egli è ricordato a Ro­ma e “.. vive adesso … in sua quiete Chri­stiana e di gentiluomo et in età molto pre­gressa ….”.

Durante la sua lunga vita ebbe tra i suoi seguaci, allievi molto dotati che si distin­sero anche dopo la sua morte; tra questi sicuramente è da ricordare un altro “Po­marancio”, Antonio Cercignani, figlio di Niccolò delle Pomarance (Pomarancio il vecchio), che seguì il maestro Cristofano dopo la morte di suo padre avvenuta nel 1599.(28)

Cristofano Roncalli infatti moriva il 6 mag­gio 1626 a Roma, seppellito nella chiesa di Santo Stefano del Cacco come il fra­tello Donato lasciò eredi universali i suoi nipoti Guglielmo ed il pittore Jacopo figli di fu Cosimo Roncalli.

A Guglielmo lasciò tra l’altro tutte le pro­prietà immobiliari di Roma con tutti i libri latini; a Jacopo, con testamento dell’11 maggio 1626, altre proprietà immobiliari tra cui quelle di Ripomarance come le metà della casa con le botteghe poste in Petriccio “alla Porta alla Pieve” dove at­tualmente sorge il Palazzo Biondi Bartolini e dove era nato il famoso pittore “ma­nierista” Cristofano Roncalli.(29)

Nel ricordo di questo illustre personaggio il Comune di Pomarance volle nel lonta­no 1893 acquistare un suo ritratto che fu fin da quel tempo posto nell’ufficio del Sindaco. Detta immagine fu comprata a Recanati presso un libraio antiquario, Lui­gi Prosperi, come risulta da una delibera del 25 gennaio 1893:

.. Lire 2,50 a favore dell’Esattore Comu­nale sig. Augusto Fontanelliprezzo di un ritratto del pittore CRISTOFANO RON­CALLI, procurato a questa amministrazio­ne dal libraioAntiquario, Luigi Prosperi di Recanati, come da ricevuta annessa al Mandato.

J. Spinelli

NOTE BIBLIOGRAFICHE

  • J. Spinelli – “Alla ricerca di un affresco di Cristofano Roncalli” – La Comunità di Poma­rance n ° 2/1988 pag. 4. In questa occasione rin­grazio vivamente il parroco Don Piero Burlacchini per la sua disponibilità e collaborazione nei miei articoli storici, nonché la signora Luisa Morandini vd. Mazzinghi per gli utili consigli e la revisione dei testi.
  • Archivio Storico Comunale di Pomarance F. 633 Saldi c. 59 r.
  • Archivio Storico Comunale di Pomarance F c. 14 r.
  • Archivio Storico Comunale di Pomarance F 633 c. 57
  • Archivio Storico Comunale di Pomarance F. 428 c. 352 Estimo 1571
  • Biblioteca Guarnacci Volterra F. 42 B c. 24
  • Archivio Storico Comunale di Pomarance F. 6 Partiti del Vicariato.
  • Archivio Storico Comunale di Pomarance F. 147 B Civile 1620 – 21 c.225 r.
  • Archivio Storico Comunale di Pomarance F. 428 Estimo 1571 c. 426 r.
  • Archivio Storico Comunale di Pomarance F.
  • c. 22 r.
  • Archivio Biondi Bartolini (non classificato). Ringrazio sentitamente il dott. Giovanni e Giu­lio Biondi Bartolini per la loro disponibilità nel consultare i documenti privati di famiglia ed aver­mi dato l’opportunità di pubblicare questo do­cumento inedito.
  • 3 giugno 1626. Lucrezia Malagotti Vaini, scri­ve al Cardinale Rivarola raccomandandogli An­tonio Cercignani detto Pomarancio, perché gli sia affidato l’incarico di portare a termine un di­pinto per San Pietro, lasciato incompiuto da Cri­stofano Roncalli a causa della morte. Ileana So­no Chiappini “Cristofano Roncalli detto Poma­rancio ’ ’ Edizione a cura della Cassa di Rispar­mio di Bergamo.
  • J. Spinelli. ”11 Palazzo Biondi Bartolini a Po­marance” – La Comunità di Pomarance n° 2/1990.

La suddetta relazione sul fabbricato, già dei Ron­calli, mi fu commissionata dalla famiglia Bion­di Bartoliniper documentare l’interesse storico artistico del Palazzo. Con personale sodisfazio­ne questo studio è stato inviato, corredato da fo­to, al Ministero dei Beni culturali di Roma ed alla Sovrintendenza ai Monumenti di Pisa.

Articolo tratto da “La Comunità di Pomarance”.

CRISTOFANO RONCALLI (I parte)

A POMARANCE: la sua Famiglia, le Sue proprietà, i contatti con la sua Terra Natale a cura di I. Spinelli

Una tra le più importanti famiglie no­biliari protagoniste delle vicende stori­che e politiche dell’antico castello di Ripomarance, fin dal XVI secolo, è stata quella dei Roncalli che ha avuto tra i suoi discendenti facoltosi mercanti, prio­ri, magistrati, gonfalonieri e famosi ar­tisti come il pittore “manierista” Cristofano Roncalli detto II Pomarancio, suo fratello Donato (Notaio e Pittore) ed un loro nipote, Jacopo di Cosimo Roncalli, vissuto nella prima metà del XVII secolo.

Stemma e albero genealogico Roncalli di Foligno

Cristofano Roncalli fu sicuramente il più famoso tra i membri di questa fa­miglia essendo annoverato dagli storici d’arte, tra i migliori artisti della seconda metà del ’500 e l’inizio del ’600, periodo nel quale egli eseguì una delle sue più grandi opere di affreschi che si trovano nella Cappella Lauretana a Loreto.

Vissuto per gran parte della sua vita a Roma e ben inserito negli ambienti Cardinalizi, ebbe notevoli committenze di lavori nel Vaticano, nelle Chiese di Roma ed in altre città dell’Italia centrale dove sono ancora conservati i suoi lavori.

Conosciuto dalla critica storico-arti­stica con lo pseudonimo di “Pomarancio”, per distinguerlo dall’altro pittore locale Niccolò Cercignani (Pomarancio il vecchio) “delle Pomarance’’, fu, secondo alcuni storici come Baumgart (1) allievo dello stesso Nicolò Cercignani anche se studi per­sonali sui due pittori locali proverebbero la quasi coetaneità degli artisti.

L’origine dei Roncalli, Roccalli o Roncagli, come spesso troviamo scritto nei documenti d’archivio del Comune di Pomarance, è di origine allogena in quanto proveniente dalla Valle Imagna del bergamasco.

Alcuni componenti di questa famiglia si trasferirono agli inizi del XVI secolo nella regione umbra a Foligno, altri nello “Stato di Firenze”, in Ripomarance, svolgendo attività di “mercatura”.

L’appartenenza al medesimo ceppo bergamasco è documentata dalla somi­glianza che si nota nelle stesse carat­teristiche araldiche dell’Arme dei Roncalli di Foligno e in quella di Pomarance nonché da numerosi docu­menti del XVI secolo tratti dall’Archivio Storico Comunale che citano la prove­nienza bergamasca (2). Il “Blasone” dei Roncalli di Pomarance, a cui appartiene il pittore Cristofano e del quale esiste forse l’unico esemplare presso la fa­miglia Bartolini, è dipinto in un frammen­to di maiolica rinascimentale già pubblicato in occasione del mio studio sugli “Stovigliai” di Pomarance (3). Lo stemma, simile a quello inviatomi gen­tilmente dal Dott. Saverio Lupatelli Roncalli di Foligno, discendente in linea femminile dei Roncalli del luogo, è citato anche in una descrizione di “Famiglie Nobiliari Volterrane” dell’Archivio Maffei presso la Biblioteca Guarnacci di Volterra ed è così descritto (4):“… Spaccato, nel primo d’azzurro, al Castello d’argento portato e finestrato di nero; nel secondo d’argento, a tre pali, due laterali di rosso, quello di mezzo d’azzurro

Lo studio dell’Arme conservato dalla famiglia Biondi Bartolini presenta una particolarità che fa individuare forse l’at­tività più antica che, assieme a quella di mercanti, dovevano svolgere i Roncalli a Pomarance: quella di “Mae­stri d’arme”. Il castello merlato da l’idea di un’elsa di spada, il palo d’argento centrale la lama della stessa.

Elemento simbolico della professio­ne di “Lanceolai” che svolsero in Ripomarance per molti anni il capostipite Francesco ed i suoi due figli, Giovan Antonio ed Alessandro Roncalli, rispettivamente padre e zio del pittore Cristofano. Stabilitisi nel tranquillo castello di Ripomarance (Contado di Firenze) dopo una frettolosa fuga da Bergamo, risultano essere presenti nella vita del “ca­stello” fin dal 1525 con l’iscrizione nel Dazaiolo del Comune e nell’Estimo del XVI secolo relativo all’anno 1532.

Nel suddetto estimo infatti, che ripor­ta variazioni catastali fino al 1543, risul­tano censiti per i loro possedimenti nella corte e castello di Ripomarance, i Si­gnori Giovan Antonio di Francesco (Roncalli) da Bergamo merxiaio et Ales­sandro suo fratello, ai quali è posta una tassa sulla loro testa di lire 100 proprie­tari degli infrascritti beni (5):

“… Una casa posta nel Terzo di Petriccio, confinata a 1° via, 2° Giusto di Benedetto Fantacci, 3° Muro castellano, 4C Fede di Contro di Polito (Incontri) … stimata lire 130.

…Un pezzo di terra olivata, vignata posta alle Ribatti, a 1° via, 2° Antonio di Giusto di Marzilio, 3° la via della Doccia, 4° Paulo di Francesco di Cristofano da Montecastelli… stimata lire 150

… Una casa posta alla Porta alla Pieve stimata lire 100

… Una casa posta in Petriccio a 1° via, 2° Rede di Pietro Paulo Santucci, a 3° Giusto di Petruccio stimata lire 100.

Una casa posta nel Terzo di Petriccio, a 1° via, 2° Bastiano di Jacomello, a 3° Redi di Pietro Pagolo di Giovanni Santucci, a 4° Giovan Martino di Mastro Guasparri … levata dalla posta di Giusto di Petruccio in questo a carta 25… stimata lire 30”.

Giovan Antonio Roncalli, iscritto all’arte dei Lanceolai di Firenze, svolse, in società con il fratello Alessandro, attività di mercatura moltiplicando nel corso degli anni i suoi possedimenti nella Corte di Ripomarance come è possibile notare nelle stesure successi­ve degli estimi del comune per tutto il XVI secolo. Entrambi i fratelli si sposa­rono a Pomarance dando luogo ai due rami dei Roncalli di Pomarance che sono ben documentati in un Albero Genealogico della famiglia Ronacalli del XVIII secolo conservato presso la Bi­blioteca Guarnacci di Volterra (6).

Giovan Antonio si sposò con donna Francesca Incontri appartenente an­ch’ella ad una delle più facoltose fami­glie del luogo specializzate nella produ­zione e commercializzazione di Maioliche pomarancine fin dal XVI se­colo. Dal loro matrimonio nacquero ben sei figli: Bernardino, Donato, Cosimo, Cristofano, Guglielmo e Francesco (7).

Bernardino, Cosimo e Francesco continuarono l’attività del padre aprendo attività commerciali nel Castello di Ripomarance; Guglielmo fu prete alla Chiesa di San Martino di Lustignano; Donato, forse il secondogenito della famiglia, come risulta da un elenco dei fratelli Roncalli (eredi universali del pa­trimonio paterno) iscritti nell’Estimo della fine del XVI secolo, fu laureato in legge ed al tempo stesso abile pittore.

Della sua attività pittorica però ab­biamo sporadiche notizie che lo vedono solo in un ruolo di compartecipazione alle opere ed affreschi del fratello Cristofano Roncalli.

Albero genealogico Roncalli di Pomarance (sec. XVIII) B.G.V.

“Maestro” Donato Roncalli “… molto reputato per bontà di vita et intelligent della professione” di dottore in legge venne definito nel manoscritto del Lanzi (1620) “pictor senensis” e fu secondo la critica storica, il personaggio che con la sua professione di legale e auditore cardinalizio, permise al fratello Cristofano di inserirsi negli ambienti clericali della “Roma bene”. Personalità abbastanza vicina alla corte papale, fu contattato dallo stesso comune di Ripomarance per risolvere alcune con­troversie giuridiche di confinazioni con dei proprietari volterrani. Un’indagine mirata su questo perso­naggio, ritenuto di secondo piano rispet­to alla formazione artistica del “Pomarancio”, potrebbe in qualche modo evidenziare la vera formazione artistica di Cristofano che la critica artistica vuole improntata in ambito fio­rentino.

Estimo 1532 (Arroto 1543) c. 67v. (A.S.C.P.)

La data di nascita di Cristofano Roncalli è fatta risalire all’anno 1552 secondo un calcolo aritmetico di 62 anni che egli stesso dichiarava di avere nel 1616 sottoscrivendo e firmando gli af­freschi della cupola Lauretana (oggi non più leggibile), letta e pubblicata nel 1895 dal Giannuzzi (8). Una indagine perso­nale però, effettuata negli estimi del Comune di Ripomarance dal 1532 in poi, indicherebbe tale data spostata indietro di alcuni anni, in quanto vi sono diversi elementi comprobanti:

1°) Nell’Estimo del 1544 (con arroti e variazioni catastali fino al 1560) risul­tano già alcuni possedimenti intestati a “Cristofano di Gio.Antonio Roncalli da Bergamo” consistenti:… Una casa posta in Borghetto confinata a 1° via, 2° Antonio di Bernardino Magrini, 3° herede di ser Giovan Matteo, 4° Mura castellane… stimata lire 200.

Una Bottega posta alla Porta al Peso a 1° via, 2° Mura castellane, 3° Meo di Bastiano fabro… stimata lire 30.

Una pezzo di terra posta alle Ri­batti,… una pezzo di terra alla Piaggia… un pezzo di terra alla Doccia ed una pezzo di terra all’Aia di San Piero… per un valore complessivo di lire 510 (9).

2°) Il pittore “Cristofano di Gio:Antonio Roncalli da Bergamo” risul­ta annotato anche in una aggiunta o arroto, nell’estimo di Ripomarance del 1532 che riporta variazioni estimali fino al 1543.

E’ rilevabile infatti che i sopradetti possedimenti gli pervennero dalla ere­dità di certo Donato di Michele fabro.

Come è possibile osservare dalla foto del documento, la sua iscrizione alla carta 67 retto, è posta poco più in alto ed è eseguita con grafia e scrittura
diversa da quella con cui era censito mastro Donato di Michele fabro. Una indagine della calligrafia usata per annotare Cristofano Roncalli, rileva essere la stessa del Cancelliere con la quale sono state eseguite altre aggiunte estimali nelle carte successive risalenti alla fine dell’anno 1543 (10).

Un altro .elemento interessante e molto significativo, secondo me, ritrovasi nel pagamento della tassa “sulla Testa” di lire 100 che era dovuta all’erario del Comune di Ripomarance per tutti coloro che svolgevano un’attività professiona­le. La suddetta tassa fu in vigore a Pomarance fino all’anno 1543 in quanto non si ritrova essere imposta nella stesura del nuovo “Estimo di Ripomarance” del 1544; questo elemen­to potrebbe quindi indicare l’anno di nascita del nostro artista pomarancino. Infatti, secondo uno studio dello storico volterrano Enrico Fiumi sul Catasto di Volterra e San Gimignano la tassa “sulla testa” veniva imposta a coloro che ave­vano una età compresa tra i 14 e i 18 anni; ipotizzando quindi che l’apprendi­sta Cristofano Roncalli avesse ereditato i sopraddetti possedimenti all’età di 14 anni, nell’anno 1543 (periodo corri­spondente alle ultime aggiunte e alla medesima scrittura del Cancelliere di quel tempo), la sua data di nascita dovrebbe risalire al 1529 – 1530.

Piazzetta già di Borghetto e Porta al Peso o Orcolina

Un riscontro assai probante su quanto asserito può essere documen­tato dall’Archivio Civile della Podesteria di Val di Cecina in cui si ritrovano fre­quenti elenchi di cittadini tassati secon­do la loro professione o implicati in cause Civili.

Tra questi nominativi indicati per il pagamento sulla tassa delle bocche (del sale) per l’anno 1543 risulta annotato anche lo stesso “Cristofano di Jo(vanni Antonio) Ronchalli” a cui è imposta la tassa di lire 2 e soldi 8. Nel repertorio della Filza di Archivio in ordine alfabetico e indicato alla lettera C, Cristofano di Gi(ovanni) senza specifi­care il cognome Roncalli (11).

L’anno successivo, 1544, come già detto, è iscritto nella nuova stesura dell’Estimo di Ripomarance con le pro­prietà pervenutegli da Donato di Miche­le fabro che sono individuate nell’attuale Piazzetta San Carlo (già di Borghetto) ed in prossimità della porta al Peso (oggi detta Orciolina).

Qualche anno più tardi troviamo un’altra notizia che certifica la sua permanenza a Pomarance; questi infatti è citato nel 1548 nel libro dei Partiti del Comune di Ripomarance per aver pa­gato la “… gabella della biada inviata al Commissario” durante il passaggio di un esercito diretto alla guerra di Piom­bino (12).

Egli è annotato come “… Cristofano Bergamasco” senza specificare il co­gnome come accadeva spesso per altri cittadini; una riprova è la citazione di suo padre, Giovan Antonio Roncalli che nel libro dei Creditori del Comune ve­niva indicato semplicemente come “Gio Antonio Bergamasco” (13).

Ben poco sappiamo sui primi inse­gnamenti d’arte ricevuti da Cristofano in quegli anni che probabilmente lo videro a fianco dell’altro pittore pomarancino Niccolò Cercignani (nato attorno al 1520 – 25) allievo, egli stesso del pittore volterrano Daniele Ricciarelli da Volterra (14).

La sua presenza a Ripomarance però è documentata anche attorno al 1552 quando risulta implicato in una causa civile davanti al Podestà di Val di Cecina: “… Nanni di Michele Saiucci… agit… contra Cristofani di Gio. Francischi de Roncalli a quo petit datii… et manifatturis” (15).

L’allontanamento dalla sua terra natale verso altre mete importanti per la professione di pittore, portarono Cristofano Roncalli a Firenze dove si formò artisticamente, come dimostrano le notevoli influenze stilistiche della sua pittura prima di stabilirsi a Roma attorno al 1575.

Cimase di un polittico attribuito a C. Roncalli (Kirwin) 1972
(sacrestia della Chiesa di S. Giovanni Battista di Pomarance) (Foto S. Donati)

Un fatto importante per datare il suo definitivo allontanamento da Ripomarance è nuovamente documen­tato nell’estimo del 1544 dove è anno­tato in calce, tra il 1559 ed il 1560, la vendita di tutte le sue proprietà a Pomarance. L’11 maggio 1599 infatti venne ceduta la bottega posta alla Porta al Peso con alcuni pezzi di terra posti alle Ribatti a Michele di Mariotto. Lo stesso Michele l’anno successivo, 1560 (2 dicembre) comperava dallo stesso Cristofano Roncalli la Casa posta in Borghetto con altri terreni posti in loca­lità Doccia, Piaggia e San Piero. Un fatto interessante e non casuale è in quel periodo la vendita di alcuni pos­sedimenti in Ripomarance anche da parte di Niccolò Cercignani che deno­terebbero l’allontanamento di entrambi dal loro paese di origine (per stabilirsi entrambi nella regione umbra dello Stato Pontificio?).

Il padre di Cristofano, Giovan Anto­nio, e lo zio Alessandro continuarono la loro attività di mercanti facendo affari d’oro nel piccolo castello di Ripomarance ed ampliando notevol­mente i loro possedimenti nel contado pomarancino per un valore di capitale di lire 13860.

Questi possedimenti immobiliari e terrieri furono oggetto di divisione tra gli stessi fratelli, Giovan Antonio e Ales­sandro che in data 1 agosto 1579 pro­cedettero alla divisione patrimoniale dei loro beni.

Dai due fratelli “bergamaschi” ven­nero divise le unità immobiliari poste al di là e al di qua della Porta alla Pieve che erano sicuramente collegate fra loro da alcune stanze sovrapposte situate proprio sopra l’antica Porta alla Pieve.

Esse erano indicate nell’Estimo del 1571 e così descritte:

“… una casa in detto castello alla Pieve a 1° via, 2° via, 3° Ser Piero d’Andrea Incontri a 4° Via … stimata lire 1200… cassa la metà e porsi a Ales­sandro Roncalli …”(area occupata dalla casa già eredi Derna Volpi).

“… Una casa in detto castello colle botteghe alla Porta alla Pieve confinata a 1° via, 2° la Pieve di San Giovanni, 3° Forno del Comune stimata lire 600… cassa la metà et ponsi ad Alessandro come sopra…”.

Questi ed altri possedimenti patrimoniali dei due capostipiti della famiglia Roncalli a Pomarance, furono ereditati dai loro rispettivi figli come risulta dalle successive stesure degli estimi del XVI e XVII secolo (16).

Jader Spinelli

(CONTINUA)

NOTE BIBLIOGRAFICHE

  1. Baumgart, in Thieme – Becher; Allgemaine Lexikon der Bilden Kunstler XXVIII, Lipsia. (1933) Manuali 3572; pag. 567. Istituto Germanico di Storia dell’Ade di Firenze.
  2. Ringrazio sentitamente il Dott. Saverio Lupatelli Roncalli di Terni per la collabora­zione prestatami in queste mie ricerche e per avermi inviato lo stemma dei Roncalli di Foligno e l Albero Genealogico della famiglia da cui discende.
  3. I. SPINELLI “Gli Stovigliai a Pomarance nel XVI – XVII secolo’ – La Comunità di Pomarance n° 1/1990.
  4. Biblioteca Guarnacci Volterra – Genealogie Volterrane LI – LX; Archivio Maffei.
  5. Archivio Storico Pomarance F. 426 Estimo 1532 c. 31 r.
  6. Biblioteca Guarnacci Volterra – Filza 42 B, Carta 23; Prospetto indicativo di docu­menti storici .. contenuti nelle filze segnate col numero di inventario 5706 e collocate nei lutei IV V e VI; scaffale L.
  7. Dalla loro unione nacque anche Maria Grazia Roncalli, suora nel convento di Santa Chiara di Volterra nel 1590.
  8. Ileana Chiappini di Sorio; “Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio’’ a cura della Banca Popolare di Bergamo.
  9. Archivio Storico Pomarance F. 427 Estimo 1544 c. 66 r.
  10. Ibidem F. 426 Estimo 1532 c. 67 v.
  11. Ibidem F. 67 B Civile di Podesteria c. 2 v.
  12. Ibidem F. 74 c. 214 r.
  13. Ibidem F. 218 c. 21 r.
  14. F. Canuti – Niccolò Cercignani detto il Pomarancio – Bollettino della deputazione di Storia patria per l’Umbria XLVIII – LI (1952).
  15. Archivio Storico Pomarance F. 77 B; Civile di Podesteria c. 76 r. Nel repertorio della filza è indicato alla lettera C carta 76 “Cristofano Roncalli”.

Archivio Storico Pomarance F. 428 Estimo 1571 c. 105 r. La casa dei Roncalli colle botteghe alla Porta alla Pieve e con­finante con la chiesa di San Gio Battista è da individuare dove attualmente sorge il Palazzo Biondi Bartolini del quale abbiamo trattato nel N° 2 1990 della rivista La Co­munità di Pomarance.

Articolo tratto da “La Comunità di Pomarance”.

LA SFERA ARMILLARE

Quando nel 1775 il Granduca Pietro Leopoldo fece trasferire tutta la ricca col­lezione di oggetti naturali dal Palazzo Pit­ti. dove era la sede dell’Accademia del Ci­mento, alla nuova sede del Museo di Fisica e Storia Naturale, tra le altre cose fu rinvenuta una Sfera Armillare o, come ve­niva chiamata anticamente, la Macchina Universale del Mondo. Fu erroneamente attribuita all’astronomo e cosmografo del Granduca Cosimo I de’ Medici Ignazio Danti e l’errore fu causato dal fatto che era stata trovata negli archivi fiorentini la notizia secondo la quale il Granduca, co­me scriveva lo Spini nel 1570 nell’opera “Annotazioni intorno al trattato dell’Astrolabio del R.P. Ignatio Danti’’ pubblicata a Firenze nello stesso anno, aveva fatto fabbricare al Danti, suo cosmografo, due grandissimi globi “nei quali si vedevano i siti e le forme dell’immagini celesti et la compita et particulare descrizione della Terra’’.

Particolare della SFERA ARMILLARE (Foto Franca Principe).

Fu appunto Ferdinando Meucci che notò sulla Sfera l’Arme Medicea inquartata con quella dei Lorena giungendo così alla conclusione che l’opera era databile al­l’epoca del Granduca Ferdinando I de’ Medici, che era appunto sposato con Cri­

stina di Lorena, e quindi posteriore ai glo­bi costruiti dal Danti. Il Meucci, come di­ce egli stesso nel suo opuscolo sulla Sfe­ra Armillare pubblicato a Firenze il 30 agosto 1876, “io per vero accettava sot­to tal nome il mappamondo ed andava ri­cercando il vero autore della sfera arm il­lare’’, e frugando nell3archivio Mediceo che si trova nel Palazzo Pitti tra le molte notizie utili riuscì anche a trovare la noti­zia che tanto attendeva e cioè “che que­sta sfera era stata costruita da Antonio Santucci delle Pomarance per commis­sione del G.D. Ferdinando I, e della qua­le trovai perfino l’importare della spesa occorsa              Non avvi pertanto più alcun

dubbio sull’autore di questa grande e ric­ca sfera armillare della quale fu scritto an­cora doversi al cosmografo Matteo Neroni; essa è quella, che come già notavasi, costruì nella Galleria dei Pitti il matema­tico Antonio Santucci dalle Pomarance per ordine di Ferdinando I, del quale egli era già da molti anni cosmografo. Trova­si notato che egli vi pose mano il 4 mar­zo 1588 e la terminò il 6 maggio 1593, quanto è dire che impiegò 62 mesi nel fabbricarla. ”

La Sfera è costituita da nove sfere con­centriche la maggiore delle quali ha un diametro di m. 2,20 e la minore di m. 0,70. Al centro di questa sfera minore (secon­do la concezione tolemaica) vi è la Terra che ha un diametro di circa 60 cm. e sul­la quale sono disegnati anche territori dei quali, all’epoca, non era ben nota la con­figurazione. Vi sono poi le sette sfere dei Pianeti posti nel seguente ordine: Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove e Saturno. A queste otto sfere mobili segue la Nona, detta Primo Mobile, che è fissa e porta le calotte polari ed i meridiani in filo di ferro. Da due calotte che portano dipinte al loro interno le Armi Mediceo Lorenesi si dipartono 24 cerchi di legno che, tutti insieme, costituiscono un’altra sfera fissa e forse corrispondono alle 12 “Ca­se” con un significato astrologico. In to­tale la Sfera Armillare è composta da 82 armille o cerchi a cui possono essere ag­giunti altri 8 grandi cerchi che, tagliati a metà, svolgono la funzione di sostegno all’orizzonte quelli inferiori e di coperchio mobile dell’intera macchina quelli supe­riori.

Tutte le armille sono dorate o dipinte ed intagliate a merli in modo da dividere l’in­tero cerchio in 360 gradi. I quattro mezzi cerchi che sorreggono l’orizzonte presen­tano alle loro estremità dei bassorilievi raf­figuranti una testina e l’Arme dei Medici intercalate tra loro. Tutta la Sfera nella sua interezza appog­gia su di un piedistallo alto circa 85 cm. formato dalla unione di quattro sirene rap­presentanti i punti cardinali. Tutto ciò è conforme all’originale, ma si pensa che sia frutto del restauro ottocentesco effet­tuato da Ferdinando Meucci.

Arme dei Medici inquartate con quelle dei Lorena fatte a mano dal Santucci.

Il movimento della “Macchina Universa­le del Mondo” era reso possibile da una manovella che permetteva la rotazione di un asse passante attraverso la Terra; date le precarie condizioni odierne della sfera non è possibile farla ruotare.

Il Meucci riuscì anche a trovare, nell’Ar­chivio Mediceo, una perizia dalla quale ri­sultava la spesa sostenuta dal Granduca per la costruzione della Sfera:

Per fabbricare tutti e cerchi grandi e pic­coli e graduatili con intaglio a guisa di merli e fattovi alcune linee incavate in det­ti cerchi e fatto la palla del mondo gran­de et altre minime giudicano esservi an­dato n° 1371 opera a giuli 4 il giorno mon­terebbe a Scudi 522.2

Per mettere d’oro tutta la sfera et il piede similmente ec. ci sia di spesa tanto quan­to vale l’oro che ci è andato e per e libri del coridore vè andato Scudi 170.0

Per dipingere più cerchi da rovescio e da ritto graduarli tutti e. cerchi Scudi 60.0 Per dipingere la palla del mondo Scudi 100.0

Per dipingere 7 cerchi dove sono e pia­neti et il meridionale l’orizzonte et e ton­di che vanno ne’ poli, dipinti di figure et pianeti celesti Scudi 100.0

TOTALE Scudi 1052.2

A questi 1052.2 scudi vanno aggiunti 170 scudi quale importo dei libri d’oro che fu­rono passati al Santucci dal Guardaroba del Granduca. Il costo totale dell’opera è pertanto di scu­di 1222.2, costo insignificante in confron­to a quello che verrebbe a costare oggi un lavoro di cinque anni in cui si vede l’o­pera pregevole di pittura e intarsio. Non vi è infatti armilla che non sia intagliata, superficie in cui non vi sia stato dipinto. L’artista infatti ha ornato con le figure ed i segni convenzionali delle costellazioni le otto fasce dello zodiaco, ha indorato e fregiato con segni rossi e turchini tutta la superficie interna dei cerchi.

Illustrazione del TRATTATO SOPRA LA NUOVA INVENZIONE DELLA SFERA ARMILLARE “Delti dua Circoli Artico ed Antartico’’

Questa sfera, che oggi si trova presso l’i­stituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze, è una grandiosa rappresentazio­ne dell’antica dottrina tolemaica. Secon­do questa teoria la Terra, elemento più pesante ed immobile, era situata al cen­tro dell’universo ed intorno a lei ruotava tutto l’universo. L’Acqua, secondo ele­mento, era contenuta dalla Terra stessa nelle sue profondità ed il tutto era circon­dato dall’Aria e dalla Regione del Fuoco. Sopra a questa, uno dopo l’altro, veniva­no i sette cieli corrispondenti ai Pianeti po­sti nell’ordine descritto precedentemen­te. Di seguito a questi vi era l’ottavo cie­lo o Cielo Stellato.

Quetsi primi otto cieli avevano un loro mo­to che correva da Ponente a Levante mentre il cielo successivo, il Primo Mobi­le, andava da Levante a Ponente facen­do il suo percorso nello spazio delle 24 ore. Questa spiegazione della teoria Tolemai­ca seppure incompleta ci serve a far ca­pire come funziona la Sfera Armillare del Santucci. Egli infatti l’aveva costruita in modo talmente preciso e completo che mediante una manovella inserita nell’as­se passante per la Terra riusciva a far ve­dere i movimenti di tutte le armille e quindi dell’intero universo con il passare del tempo che era segnato da una specie di orologio anch’esso inserito nella Macchi­na. Questa sfera, insieme alle altre ope­re, rivela una forte ed incisiva sensibilità di artista del Santucci il quale ebbe solo la sfortuna di vedere, negli ultimi anni del­la sua vita, superate le teorie tolemaiche dalle scoperte di Galileo.

BIBLIOGRAFIA.

  • MARIA LUISA RIGHINI BONELLI, “Di alcuni manoscritti inediti di Antonio San­tucci delle Ripomarance”, Annali dell’i­stituto e Museo di Storia della Scienza, III (1978), n. 2, pp. 59 – 67.
  • THOMAS B. SETTLE, “Antonio San­tucci, his “New tractatus on comets”, and Galileo.”, Monografia n. 7 – NOVITÀ CE­LESTI E CRISI DEL SAPERE , Ati del Convegno Internazionale di Studi Gali­leiani a cura di P. Galiuzzi, Supplemento agli ANNALI DELL’ISTITUTO E MUSEO DI STORIA DELLA SCIENZA Anno 1983, Fascicolo 2, pp. 229 – 238.
  • F. MEUCCI, La sfera Armillare di To­lomeo costruita da Antonio Santucci, Ti­pografia del Vocabolario FI (1876).
  • Un ringraziamento particolare alla Vi­ce Direttrice ed alla Responsabile del Ga­binetto Fotografico dell’istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze Signo­re Mara MINIATI e Franca PRINCIPE per il loro cortese ed indispensabile aiuto pre­statomi nella ricerca del materiale biblio­grafico e fotografico.

Bongi F.

Articolo tratto da “La Comunità di Pomarance”.