A Pomarance siamo orgogliosi di avere la Chiesa Parrocchiale molto bella, che racchiude fra le sue mura opere d’arte famose dei secoli passati. Ma credo di non sbagliare se affermo che pochi pomarancini sono a conoscenza che si conserva pure la tomba di un famoso soldato e poeta del Rinascimento e cioè la tomba di Michele Marullo.
Marullo dipinto del Botticelli (Uffizzi Firenze).
È collocata sulla parete interna della facciata, sul lato
sinistro appena si entra. Le domande che vengono spontanee sono due: chi era
Michele Marullo? Perché le sue ceneri si trovano a Pomarance? Marullo, nato a
Costantinopoli nel 1453 da nobile famiglia greca, era un buon poeta, un uomo
coraggioso e molto importante nel periodo del Rinascimento quando ogni persona
istruita leggeva la lingua latina. San Tommaso Moro lodava le sue poesie e
Ronsard, in Francia, faceva altrettanto.
Nella dedica alle poesie di Lorenzo di Pierfrancesco,
Marullo afferma che, quando deponeva la spada, prendeva i libri ed era
contento di leggere e studiare il latino.
Marullo, quindi, soldato e poeta, ha scritto molti e bei
versi in lingua latina.
Proprio per questa sua indole di studioso, nell’aprile del 1500, venne a Volterra e fu ospite del sacerdote erudito Raffaele Maffei, chiamato il Volterrano, che aveva scritto dei libri su Omero, Aristotele, Senofonte e aveva tradotto Giovanni di Damasco e Procopio dal greco in latino. Raffaele Maffei aveva invitato il poeta Marullo come dotto greco, perché lo aiutasse nelle sue traduzioni. Poco tempo dopo la Pasqua del 1500, Marullo, malgrado una forte pioggia e l’esortazione del suo ospite a rimanere, decide di lasciare Volterra passando dalla Porta Etrusca per dirigersi verso Sud. Il poeta probabilmente era diretto verso Piombino che si trovava ancora nelle mani del suo vecchio amico Jacopo IV Appiano, ma che era minacciato allora da Cesare Borgia.
Ad otto chilometri a Sud di Volterra la strada era sbarrata dal fiume Cecina rigonfio dalle molte acque.
Paolo Cortese, amico del Marullo, afferma che il poeta fu consigliato dai contadini del luogo a non attraversare il fiume perché pericoloso. Ma il poeta non volle ascoltare i loro consigli. Quindi, spronato il cavallo verso il fiume in piena, l’animale inciampò, cadde addosso al poeta impedendogli di liberarsi morendo così travolto dalle acque minacciose del fiume. Per ordine di Raffaele Maffei, il poeta fu sepolto nella nostra Chiesa Parrocchiale.
La lapide originaria della tomba non esiste più. Quella attuale fu dettata dall’Arciprete Anton Nicola Tabarrini nel 1833 allorché la Chiesa Parrocchiale subì un totale restauro. In questa lapide fu aggiunta una particolare notizia e cioè che Marullo aveva l’intenzione di visitare Pomarance per “relaxando animo” cioè per riposarsi. Non sappiamo di preciso quale fosse il motivo della sua venuta. Su questo poeta ‘‘scrittore di elegantissimi versi latini”, lo scorso anno è stata scritta una bella biografia della signora CAROL KIDWELL che è docente universitaria in Inghilterra. Un libro di ben 323 pagine pubblicato il 23 marzo 1989.
Copertina del volume
La signora, con squisitezza di animo, ha inviato in
Parrocchia una copia del libro affermando “che la sua Chiesa doveva avere una
copia di questa biografia”. Infatti, oltre ad alcune pagine nelle quali parla
espressamente di questo episodio della morte del poeta, vi sono stampate ben
tre foto della facciata e della tomba del poeta.
L’autrice venne a Pomarance nel 1983 ed in questi anni ha
steso questa biografia scritta naturalmente in lingua inglese.
Questo ci fa comprendere come Marullo fosse grande e stimato
poeta tanto da meritare la pubblicazione di un libro.
Lo scrittore Ronsard scrisse
un epitaffio su Marullo che così conclude:
“che sempre leggera sia la terra alle tue ossa, e su questa
tomba che rinserra uno spirito sì bello sempre rampichi la verde edera’’ Motivo di vanto il custodire questa tomba, motivo per
essere più attenti a ciò che di bello ed importante abbiamo, motivo per leggere
e per possedere, almeno nella Biblioteca Comunale e nelle scuole, questo
volume.
Un grazie di
riconoscenza all’autrice signora CAROL KIDWELL per
averci fatto conoscere questo illustre poeta e scrittore che dona vanto anche
al nostro paese.
Don Piero Burlacchini
NOTE BIBLIOGRAFICHE
CAROL KIDWELL – Marullus: Soldier Poet of the Renaissance.
CAROL KIDWELL Sanderstead House Rectory Park Sanderstead Surrey CR2 9JR INGHILTERRA.
IL CAVALIERE MARIO BARDINI FONDATORE DELL’ISTITUTO DEL SACRO CUORE DI POMARANCE
Il Cav. Mario BARDINI, figlio del Cav. Giuseppe, facoltoso volterrano, e della Sig.ra Enrichetta dei Marchesi BALLATI NERLI, senese, nacque a Volterra nell’anno 1818. Residente a Pomarance come ricco proprietario terriero e consigliere del nostro Comune, ebbe in sposa la Sig.ra TETTI Antonietta di ricca famiglia borghese. Insieme alle sorelle, Antonietta maritata al Conte Galli – Tassi e Francesca (Fannj) sposa del Cav. Tito Cangini, ereditò una vistosa fortuna. In accordo con la consorte, il Cav. Mario decise di devolvere questa parte di eredità alla costruzione di un Istituto, che poi intitolò al “Sacro Cuore”, per l’istruzione e l’educazione del popolo. Mise a disposizione un rilevante appezzamento di terreno di sua proprietà, sito in via dei Mandorli, affidando all’Architetto Prof. PASQUALE FALDI di Peccioli la direzione dei lavori e la soprintendenza a tutti gli incarichi. Fu così che nell’anno 1884 ebbe inizio l’opera. Un enorme sbancamento nella zona tufacea servì alla preparazione di profondi pozzi per la raccolta dell’acqua piovana che in seguito fu usata per il fabbisogno della fabbrica. La pietra ricavata da questo lavoro fu utilizzata insieme a molta altra all’edificazione del maestoso complesso edilizio. I suddetti pozzi dettero in seguito ricchezza all’edificio fornendo acqua buona a tutti i servizi. I lavori volgevano a termine, l’opera dell’Architetto stava per concludersi. L’edificio era imponente, ben strutturato sotto ogni aspetto e capace di ospitare un rilevante numero di educande, ma per i coniugi Bardini sorgeva un grosso problema: a chi affidare l’incarico di dirigere un’opera di tale importanza?
Come mandata dalla Provvidenza, venne a passare da
Pomarance per recarsi a Volterra una suora, e saputo questo fatto si presentò
ai coniugi dicendo di avere costituito nel 1868 una congregazione detta delle
“Sorelle dei poveri di Santa Caterina”. Questa suora era Madre SAVINA
PETRILLI, nata a Siena il 29 agosto 1851, figlia di Matilde Vetturini e di
Celso Petrilli, di poca costituzione ma di tanta volontà. Era riuscita in pochi
anni, tutti dedicati alla carità, a realizzare costruendo Case Pie in varie
località, prima fra tutte a Firenze, poi a Montespertoli, Celle sul Rigo,
Volterra e Roma.
I coniugi Bardini furono ammirati e manifestarono
immediata fiducia a questa suora sino a pregarla con le lacrime agli occhi,
perchè aggiungesse alle altre anche questa opera di Pomarance.
Convinta dalla cordialità e dall’accoglienza dimostratale, Madre Savina non indugiò ad accettare una simile occasione. Così quando nel febbraio 1889 avviene la fastosa inaugurazione del grande complesso, Madre Savina è pronta a tenerne la direzione ed insieme ad altre consorelle dello stesso ordine inizia il suo lavoro. Nell’anno 1893, sempre per volere di madre Savina, viene commissionato all’artista pittore Alessandro Franchi il dipinto del Sacro Cuore a cui è dedicato il convitto di Pomarance. Il dipinto si trova tutt’oggi presso la Chiesina dell’istituto. Proprio quest’anno il 24 aprile a Roma, con udienza particolare, il Papa ha accolto le suore di questo ordine per assistere alla Beatificazione di Madre Savina.
Credo che un’opera come ci ha lasciato il Cav. Mario
Bardini non abbia bisogno di presentazione, perchè tutti noi paesani abbiamo
avuto l’occasione e la possibilità di apprezzarne i requisiti, lo personalmente
ricordo ancora quando negli anni trenta frequentavo l’Asilo Infantile e “Suor
Raffaella”, maestra d’asilo, nelle giornate piovose, ci intratteneva nella sala
giochi e lì si cantava, si giocava e si facevano i primi segni sul quaderno a
quadretti, le cosiddette “aste”, i primi tentativi per imparare a tenere la
penna in mano e a stare sul rigo. Poi, alla fatidica ora del pasto, ci
mettevamo in fila ed al canto di:
andiamo a tavola
compagni cari
che questa è l’ora
del desinare
tutto è buonissimo
tutto ci piace
andiamo a tavola
in santa pace
Beata Madre Savina Petrilli fondatrice della Congregazione delle Sorelle dei Poveri di S. Caterina da Siena rettrice dell’istituto Sacro Cuore.
si arrivava ai famosi tavoli metallici con il ripiano in marmo bianco; ogni tavolo aveva sei buchette rotonde per inserirvi le ciotole in alluminio allo scopo di non rovesciarne il contenuto.
Che profumo quel minestrone, tutto particolare, con la prevalenza dei fagioli fra gli altri legumi! Era una leccornia (25 anni dopo ho risentito lo stesso odore quando vi ho accompagnato mio figlio Mauro). Non mancava il rituale “Discorsino” per le feste tradizionali, tanta trepidazione e divertimento. Poi il cortile, la passeggiata in fila alla statua della Madonna posta in una grotticella che sembrava tanto lontana in fondo ad una stradina. Quando infuriava il temporale, c’era chi aveva paura, ed allora tutti compunti e devoti ci portavano nella chiesina del Sacro Cuore e mentre ad ogni lampo la suora, ripeteva “Santa Barbara benedetta liberaci dal tuono e dalla saetta”, le interne, come per incanto, dall’alto delle grate poste alle spalle di chi pregava, intonavano con le loro voci angeliche laudi alla Madonna che servivano a distrarre i piccoli impauriti. L’istituto era sicuro per questi temporali perchè era munito di parafulmini, ma questa sicurezza serviva solo alle mamme, e sino a tal punto che una volta che ci fu addirittura una piccola scossa tellurica una di queste disse: “meno male il bimbo è all’asilo, almeno lì ci sono i parafulmini ed è al sicuro”.
Foto di interne ai primi anni del ’900. Foto ricordo del folto gruppo dei bambini dell’Asilo infantile – 26 maggio 1938
Tra i tanti ricordi c’è anche quello di “GENESIA”, una donna atta alle fatiche più pesanti come la lavatura dei panni, e ripagata con l’inserimento nel numero dei conviviali; era vecchia, malmessa, camminava male, trascicava i piedi gonfi dai geloni, racchiusi in un paio di pantofole sgangherate che portava estate ed inverno, sempre quelle. Spesso noi bambini che si giocava sotto i loggiati del piazzale rialzato, ci avvicinavamo ad una pompa con una grossa ruota che serviva a bilanciare le forze di chi girava per tirar su l’acqua ai lavatoi, ma se per caso Genesia ci vedeva ci scacciava urlando; quel luogo era il suo regno. A quell’epoca si andava alle scuole elementari anche a sette anni, e di asilo se ne faceva.
Cappella dell’istituto; sopra l’altare è visibile il dipinto del Sacro Cuore (foto S. Donati)
Per oltre mezzo secolo l’istituto del Sacro Cuore ha adempiuto degnamente la volontà del suo fondatore: nei suoi locali, sotto la guida delle suore, hanno trovato sicuro rifugio tante bambine verso le quali la sorte non era stata benevola; l’asilo, allora il solo nel paese, ha accolto la maggior parte di noi nella prima infanzia; la Scuola Elementare femminile è stata aperta fino a circa trent’anni fa, poi l’Ambulatorio Comunale che vi fu trasferito dopo la distruzione del precedente ubicato sull’angolo di Via Camillo Serafini, e fatto saltare dalle truppe tedesche in ritirata per ostacolare l’ingresso in paese agli americani in arrivo. Tra quelle mura si sono svolte altre attività, che possiamo definire marginali, e che non ritengo di elencare, ma ricordo soltanto che l’istituto è sempre stato aperto a recepire e soddisfare ciò che la cittadinanza gli ha domandato. Oggi l’istituto ospita persone anziane, ma anche con questa nuova destinazione non è venuto meno al suo ruolo di essere utile alla comunità. I nostri uomini di comune con delibera del 18 maggio 1898 vollero onorare questo insigne signore ribattezzando col suo nome la via che conduce all’istituto da lui fondato e che fino ad allora era conosciuta come via dei Mandorli.
Cimitero di Pomarance – Tomba di M. Bardini – Cappelle gentilizie.
Con questa
breve rievocazione anche noi oggi vogliamo rendere omaggio a Mario Bardini per
la sua generosità e benevolenza verso la popolazione del nostro paese.
Giorgio
BIBLIOGRAFIA:
Savina Petrilli – “Come pane spezzato” – Ed. MESSAGGERO Padova 1987 “Rievocazioni Storiche” di Edmondo Mazzinghi-LA COMUNITÀ DI POMARANCE anno Vili n° 3 – 4 maggio agosto 1975
LUIGI BONUCCI è uno scultore pomarancino che ha lasciato nella
sua città numerose testimonianze della sua attività.
A Pomarance per onor del vero, vi ritornò in tarda età,
dopo aver percorso il suo itinerario stilistico in Firenze ove ottenne premi e
riconoscimenti anche importanti.
Il BONUCCI è uno scultore semplice nel linguaggio
tipicamente ottocentesco come dimostrano i busti, i ritratti dei personaggi con
le uniformi decorate e con gli enormi baffi che decoravano i volti di allora.
Sconosciute al grande pubblico le piccole sculture di
chiara ispirazione naturalistica come i pastori con greggi, gli animali
solitari, costituiscono gli esempi più belli nel panorama scultorio del BONUCCI.
Anche il Re se ne accorse acquistando un
gruppo nel lontano 1907.
Numerosi i bassorilievi, i medaglioni così diversi
nell’impostazione concettuale rispetto ai grandi monumenti rievocativi.
Una Mostra interessante, senz’altro da vedere, un’occasione da non perdere per conoscere una personalità di questa ricca comunità pomarancina.
Renato Frosali
Tra i personaggi più o meno famosi che si sono distinti
nelle arti figurative a Pomarance fin dai primi anni del ’900, meritano una
rivalutazione la figura e l’opera dello scultore “professionista” Luigi
Bonucci.
Appartenuto ad una delle più accreditate e prestigiose generazioni di falegnami mobilieri meglio conosciuti come i “FALUGI”, svolse la propria carriera artistica prevalentemente a Firenze dove, frequentando gli ambienti artistici della città, partecipò a mostre e concorsi nazionali.
Nato a Pomarance il 9 aprile 1871 da Claudio Bonucci, detto
il Falugi, e da Maria Bufalini, fu il secondogenito di quattro figli e
l’unico che per fare l’artista non intraprese il mestiere del padre.
Gli altri fratelli Carlo, Vittorio e Federigo perseguirono
l’attività artigianale di falegnami sino alla metà degli anni ’50. Avviato ben
presto alla bottega del “Falugi” e scopertagli una certa predisposizione al
disegno ed alle materie artistiche, fu inviato a studiare all’Accademia delle
Belle Arti di Firenze dove, per un certo periodo, fu ospitato nella casa
fiorentina del Sig. Emilio Bococchi, grande amico di suo padre, e da questi
mantenuto agli studi.
Alcuni diverbi con dei professori di Accademia, gli
comportarono l’espulsione dalla scuola. Conseguentemente si iscrisse
all’istituto Professionale di Belle Arti dove conseguì attestati ed importanti
riconoscimenti artistici.
Dalla scarsa documentazione non è stato possibile datare
la sua partenza da Pomarance, certo è che nel 1888 era a Firenze. Nel 1889, a
soli 17 anni, si innamorò e sposò una certa Galletti Annunziata (vedova
Sorri) alla quale rimase legato per tutta la vita. Ella possedeva a Brozzi, in
quel di Sesto Fiorentino, un negozio ed una casa dove lo stesso Bonucci
impiantò un suo studio artistico di scultura.
Dell’autore sono rimaste soltanto alcune opere in gesso ed
altri disegni conservati nella casa paterna dei “Falugi” di Via Mascagni
(attualmente degli eredi Zanella). Trattasi per lo più di piccoli bozzetti,
bassorilievi in terracotta, studi a matita, ad acquarello ed a china,
realizzati tra i primi del 900 e gli ultimi anni del 1950. Alcuni suoi bronzi
si possono osservare presso il Monumento dei Caduti, (’Ambulatorio Comunale,
nell’ufficio del Sindaco ed anche nella nostra Chiesa Parrocchiale.
Gran parte delle altre sue sculture, disperse chi sa dove
dopo il passaggio dell’ultima guerra, furono pubblicate da importanti riviste
culturali ed artistiche dell’epoca come l’ARTISTA MODERNO di Torino. In
questo periodico, stampato dai primi del ’900 fino al 1926, furono pubblicate
fotografie riguardanti alcuni suoi bozzetti esposti nelle più prestigiose
gallerie d’arte contemporanea, tra cui quelle di una scultura acquistata in
seguito da S. M. il Re d’Italia.
La stessa rivista artistica lo annoverava tra i migliori artisti fiorentini del primo novecento insieme a pittori come Bastianini ed altri. Molte foto dei suoi lavori furono raccolte dallo stesso autore in un catalogo dove sono annotati titoli di varie opere, i relativi premi conseguiti nonché gli anni della loro esposizione.
Dei suoi anni di Accademia sono conservati solo alcuni
disegni, studi di figure e di opere architettoniche che denotano la formazione
classica di stampo ottocentesco.
Nel 1901 conseguì presso la Scuola di Arti Decorative di
Firenze l’attestato e Medaglia di Bronzo come Intagliatore di legno; l’anno
successivo ricevette la Medaglia d’Argento come Modellatore, che conseguì
anche l’anno dopo (1903).
Nel 1904 partecipò ad un concorso per un Medaglione
organizzato dalla Camera di Commercio di Pisa classificandosi al secondo
posto. La notizia fu riportata su di un articolo del CORAZZIERE di Volterra
nel quale l’autore venne plagiato per aver donato due busti in gesso che adornavano
la Sala del Consiglio Direttivo della Società Liberale Monarchica di Pomarance:
…un nostro socio e compaesano, il giovane Luigi Bonucci, allievo della
Scuola d’Arte Decorativa di Santa Croce a Firenze, ha modellato ed ha condotti
a termine in creta, i due busti, del Be Liberatore e di Vittorio Emanuele III, con raro discernio
artistico, e li ha regalati ai consoci come ricordo…Queste due opere attualmente dovrebbero trovarsi nelle soffitte
del Palazzo ex Pretura.
Attorno al 1905 ricevette ancora una borsa
di studio per un bozzetto, acquistato dal Ministero della Pubblica Istruzione
nella Esposizione Annuale di Belle Arti di Firenze, intitolato “Stornelli
Toscani”.
Il maggior successo artistico di Luigi
Bonucci si ebbe attorno al 1907 quando conseguì un importante riconoscimento
artistico del Re d’Italia e contemporaneamente ricevette alcune commissioni
di opere commemorative di alcuni personaggi illustri.
Nello stesso anno presentò all’annuale
Esposizione Artistica di Firenze un bronzo intitolato “Riposo alla Fonte” che
fu acquistato da Sua Maestà il Re d’Italia. La notizia fu riportata da varie
riviste artistiche, da giornali nazionali e locali che così si esprimevano:
… e noi che abbiamo veduto il lavoro in creta ed in gesso possiamo
affermare che tanto il pastore come le sue pecore, sono modellate con
sicurezza, con sincerità: è un lavoro riuscito.
È interessante un biglietto della
Società delle Belle Arti indirizzato allo stesso Bonucci per riscuotere i
soldi della sua opera: … La prego passare domani mattina (venerdì) da
questo ufficio per riscuotere i danari per la vendita del suo bronzo a S. M. il
Re d’Italia. Sono all’ufficio dalle 9 alle 11,30 e dalle 2 alle 6 …
In una sua Biografia pubblicata su L’ARTISTA MODERNO di Torino l’anno successivo veniva menzionato come allievo del Prof. Rossi di Firenze e veniva così espresso un giudizio critico sull’autore: “… / suoi bronzi hanno un’efficacia espressiva notevolissima e dimostrano una mano ferma e maestra. Molte furono le mostre che accolsero le sue sculture ed in tutte egli ebbe ammiratori e plausi. Questa rivista ospitò diversi suoi lavori ed è lieta di poterlo annoverare fra i suoi collaboratori più attivi”. Un altro bozzetto di successo fu quello del 1908 intitolato “In bocca al lupo” raffigurante un cacciatore con una muta di cani al guinzaglio acquistato dal Marchese Bartolini Salimbeni. La rivista LO SCULTORE E IL MARMO di Milano descrivendo l’opera asseriva: ‘‘Un solido lavoro di Luigi Bonucci, molto interessante per la fattura corretta e di abbastanza efficacia espressiva, che è una premessa assai lusinghiera per il suo avvenire”
Visti i successi del Bonucci, il Comune di Pomarance,
attorno al 1908, commissionò allo scultore stesso il busto commemorativo del
Senatore Marco Tabarrini, per essere collocato sull’edificio scolastico a lui
dedicato in Via Bardini. Il busto del Tabarrini, attualmente posto
nell’ufficio del Sindaco di Pomarance, fu modellato attorno al 1909; nello
stesso anno il calco in gesso fu portato alla fonderia fiorentina di Gismondo
Vignoli per la fusione in bronzo. Esiste infatti una fattura del 2 ottobre
1909 inviata dal Bonucci al Comune di Pomarance contenente una spesa di lire
499 per essere stato in fonderia a ritoccare il calco in cera prima della fusione.
L’opera fu inaugurata due anni più tardi in occasione della apertura delle scuole maschile e femminile del comune di Pomarance dedicata al grande Senatore Pomarancino.
La scultura in bronzo venne portata a Pomarance il 25
ottobre 1909. Il comune in quella data stanziò a Luigi Bonucci lire 7,80 per
alcune spese occorse per l’imballaggio ed il trasporto da Firenze a Pomarance.
Il Corazziere di Volterra del 22 ottobre 1911 (data
dell’inaugurazione della scuola) elogiava l’artista dedicandogli un articolo:
‘‘Termino con un caldo elogio all’amico Luigi Bonucci, autore magnifico del
Busto, augurandogli una carriera splendida nell’arte cui con amore dedica
tutta la sua volontà ed il suo promettente impegno”.
È del 1911 un bassorilievo pubblicato sulla rivista
L’Artista Moderno intitolato “Il Progresso” di cui furono fatte anche una serie
di cartoline edite da Vittorio e Federigo Bonucci Fotografi. L’opera fu inviata
al Concorso Nazionale della Società Internazionale della Pace a Roma e sembra
che a causa della guerra Italo Turca l’esposizione non fosse stata allestita.
Non potendo essere ritirati dagli autori i lavori rimasero a Roma dove furono
acquistati dal Principe Reza che, con la scusa di fare una esposizione a Nizza,
li imbarcò trasportandoli in Persia.
Alcuni dei suoi lavori furono acquistati attorno al 1916
dal sig. Emilio Bicocchi ed attualmente si trovano inventariati tra molti
altri oggetti nel costituendo Museo Bicocchi di Via Roncalli a Pomarance. Sono
due bozzetti in gesso raffiguranti uno un cane da caccia (datato 1914) e
l’altro un pastorello ed una capretta intitolato “La preferita”.
Nel 1915 partecipò ad un concorso per un francobollo
indetto dalla rivista L’Artista Moderno di Torino.
È del 1917 un bel bozzetto intitolato “In cerca del proprio
capezzolo” raffigurante “una scrofa” con i maialini intenti a succhiare.
Dopo la fine della prima guerra mondiale l’autore realizzò
diversi modelli di lapidi per commemorare i caduti di quella guerra.
L’era fascista, che prediligeva tutto ciò che riportava al
grande impero romano, influenzò certamente il cinquantunenne Luigi Bonucci. I
suoi lavori, anche quelli di carattere religioso furono accompagnati da
elementi inneggianti il fascismo come ad esempio i Fasci Littori. Questi elementi
gli consentirono di lavorare, scolpire ed avere commissioni.
Nel periodo tra il 1922 ed il 1925 realizzò un medaglione
raffigurante l’immagine di Mussolini di cui rimane solamente una piccola foto
nell’archivio Zanella; dello stesso periodo è anche l’immagine di un Medaglione
intitolato Natalis Urbis (Natali
di Roma).
In quegli anni scolpi un San Giovanni Battista in
terracotta che fu collocato nella pila del Battistero della Chiesa
Parrocchiale di Pomarance. Eseguì inoltre una lampada votiva dedicata ai
caduti della l° Guerra Mondiale collocata nelTomonima cappella della chiesa
Propositura. Datato 1925 è invece un bassorilievo in terracotta collocato sopra
la porta della canonica nel quale sono raffigurati al centro il Monogramma di
San Bernardino da Siena (IHS) attorniato da un tralcio di frutti sorretto da
tre angioletti.
Lo scultore ritornò a Pomarance insieme alla moglie
Annunziata il 2 settembre 1927 all’età di 66 anni. Lasciata la casa di Sesto
Fiorentino, lo scultore Luigi Bonucci venne incaricato dall’Associazione
Combattenti e Reduci di Pomarance di eseguire l’aquila imperiale sopra il Monumento
ai Caduti ’15 – ’18 nel parco della Rimembranza e di adornare con tre bassorilievi
la parte bassa del monumento stesso. Alcuni modelli di questi sono conservati
nella casa paterna ed erano stati ideati con gli stessi simboli dell’era fascista.
Questi raffigurano uno scudo effigiato da un elmo della l° Guerra Mondiale, una
Croce di Guerra ed un Fascio Littorio. Il tutto contornato da una corona con
foglie di alloro e da due spade laterali la cui impugnatura presenta alla
sommità la testa di un’aquila. Con la caduta del fascismo lo scudo con il
fascio littorio fu asportato mutilando così un’opera che faceva parte della
nostra storia.
Attorno al 1929 eseguì alcuni bozzetti per medaglie, nello
stesso anno realizzò una serie di Madonne con Bambino in terracotta dipinta di
cui alcuni esemplari possono essere visti uno lungo la via di S. Ippolito in
un tabernacolo, ed un’altro murato sulla facciata della sua casa paterna di
Via Mascagni. Anche in questo bassorilievo sono predominanti gli elementi
inneggianti il regime come i fasci littori che avvolgendo il grano fanno quasi
da cornice all’immagine sacra. Questa opera è datata 29 ottobre 1929.
L’anno dopo il Podestà di Pomarance lo incaricò di eseguire
lo stemma del Comune di Pomarance che attualmente si trova presso l’ufficio
Tecnico comunale. Due anni più tardi fu incaricato, sempre dal Comune di
Pomarance, di eseguire una medaglia ricordo per la figura del Dottor
Cercignani di Pomarance. Due anni dopo il Podestà gli affidò l’esecuzione di un
busto alla memoria dello stesso dottore che venne collocato nel vecchio
Ospedale di Pomarance. L’opera in bronzo attualmente posta presso [’Ambulatorio
Comunale di Pomarance reca la data 1934. Interessanti sono alcuni disegni a
china, 1936, nei quali sono disegnati alcuni scorci del vecchio paese come ad
esempio i “Casalini”.
Nonostante l’età avanzata continuò a tenersi in esercizio dimostrando doti di grande temperamento artistico aiutando a i suoi fratelli nei loro lavori di intaglio di parti di mobili. Nel 1942 firmò un basso-rilievo raffigurante il battesimo di Cristo con il San Giovanni Battista.
Il passaggio della guerra, la fame, le difficoltà
finanziarie costrinsero lo stesso Luigi Bonucci a vendere o regalare molte
delle sue sculture o disegni in cambio di generi di prima necessità.
Nonostante le difficoltà di quel periodo e la scomparsa
della moglie Annunziata, il settantaseienne Luigi Bonucci continuò a scolpire e
modellare. È del dopoguerra lo stemma del Comune di Pomarance scolpito nel
tufo e posto sopra la porta dell’edificio comunale, così come è del 1947 un
leone in terracotta raffigurante il “Marzocco” (un leone seduto con la zampa
sopra uno scudo raffigurante l’Arme del Comune di Pomarance). Sembra che questo
fosse stato il modello per sostituire il vecchio Marzocco cinquecentesco distrutto
da un carro armato tedesco nell’ultimo conflitto mondiale.
È in mio possesso una delle sue ultime sculture, datata
1949, recuperata in una discarica abusiva nei pressi di Pomarance.
A 78 anni, nel 1950, partecipò ad alcuni concorsi per dei
manifesti di arte sacra a Pistoia e a Roma. Un particolare interessante di
questi disegni a china è la scritta “RIPA D’ARANCIO” a testimoniare la sua
origine pomarancina ed il suo attaccamento al paese d’origine.
Luigi Bonucci morì quattro
anni più tardi (28/1/1954) all’età di 83 anni lasciando erede universale sua
sorella Luisa Bonucci maritata Pineschi.
Jader Spinelli
Un ringraziamento doveroso per queste ricerche vada airing. Marco Zanella che ha consentito la visione delle opere e dei documenti privati conservati nella propria casa, così come un ringraziamento sincero vada ai Sig. Giovanni Baroni per la disponibilità nel documentare fotograficamente le opere dello scultore Bonucci.
PROPOSTO DI POMARANCE DURANTE IL PASSAGGIO DELL’ULTIMA GUERRA
Ai ricordi e agli episodi narrati in questa rivista nei precedenti numeri, desideriamo aggiungerne un altro per mettere in dovuto risalto il contributo di un sacerdote vissuto nel nostro paese in quegli anni tristi e dolorosi. Don Luigi Paoli, allora non ancora insignito del titolo di Monsignore, venne infatti nominato Proposto di Pomarance il 16 marzo 1942 e qui rimase fino al 5 luglio 1953 allorché fu trasferito a Cecina. Possiamo affermare con certezza che trascorse in mezzo a noi gli anni centrali e più importanti della sua vita. Don Paoli, infatti, era nato a Fabbrica di Peccioli il 23 agosto 1901. Ordinato sacerdote il 28 giugno 1925, fu nominato prima, Parroco di Castelletto e Frassini (Comune di Chiusdino) il 27 novembre 1926 e, quindi, trasferito nella Parrocchia di Sasso Pisano il 10 dicembre 1927. Successivamente, come detto, venne Proposto a Pomarance nel 1942. Venne in mezzo a noi con una esperienza sacerdotale vissuta in piccole Parrocchie, che perfezionò e maturò prima di essere trasferito a Cecina, la più grande Parrocchia della Diocesi di Volterra. Visse a Pomarance anni difficili, gli anni della guerra e come sacerdote non si tirò mai indietro di fronte alle difficoltà, dando così una grande testimonianza cristiana ‘‘più alta”, ‘‘diversa”, testimonianza che lo portò ad esporsi fino a subirne dolorose conseguenze.
Don Paoli, che usava annotare le cose più importanti nel ‘‘Liber cronicus” della Parrocchia, scrisse il 23 maggio 1943: ‘‘Durante l’ultima Messa vi fu un grande spavento in chiesa perché gli angloamericani effettuarono nel paese il primo atto di guerra con lancio di bombe e furono effettuati mitragliamenti da aereoplani nella zona della Burraia”. ‘‘Il 14 aprile 1944 fu bombardata la polveriera sul greto del fiume Cecina, con danni anche in paese. Quattro vetrate istoriate della Chiesa andarono distrutte”. Gli avvenimenti in quei incalzavano in modo repentino e chiunque era sospettato di antifascismo, veniva perseguitato e arrestato. Numerose persone furono tradotte nel Maschio di Volterra. In questo clima, il Proposto Paoli si dette un gran da fare per aiutare tutte le persone più esposte e per salvarle. Infatti, da alcuni soldati delle SS che erano giunti a Pomarance il 6 giugno 1944 e che erano entrati nella Chiesa, essendo quel giorno domenica, ebbe la confidenza che il giorno seguente ci sarebbe stato un grande rastrellamento in paese, con conseguente deportazione di persone giudicate ostili al regime nazifascista. A seguito di questa rivelazione riservatissima, Don Paoli si dette premura di avvertire nella serata e nella notte, tutti quelli che potevano essere vittime di rappresaglia. Tutti si misero in salvo; non pochi lo fecero nascondendosi anche in Canonica. La mattina seguente, Don Paoli, come era solito fare, celebra la Santa Messa delle ore 7, al termine della quale, ancora rivestito dei paramenti sacerdotali, viene arrestato dal tenente Truchi e dal maresciallo Zannella delle SS Nazifasciste. Condotto da un picchetto di soldati nella casa comunale, fu aggregato ad altri reclusi. In quel posto ebbe luogo una specie di processo con l’accusa di aver detto dall’altare che si deve amare tutti, di aver visitato nel Maschio di Volterra i genitori dei renitenti al servizio militare e di non aver fatto tutto per persuaderli a far presentare i figlioli al servizio militare. Don Paoli fu trattenuto due giorni non senza essere minacciato lui, insieme agli altri, di fucilazione.
Don Paoli con i giovani di Pomarance
La fuga di quelle soldatesche, avvenuta precipitosamente, fu la salvezza. Per questa opera a favore del prossimo e per aver rischiato la vita, il 25 aprile 1970, il Comune di Pomarance gratificò Don Paoli con questo attestato d’onore: ‘‘Il Consiglio Comunale di Pomarance, nel 25° anniversario della Liberazione, memore del contributo prestato per la liberazione del nostro paese dai fascisti e dai nazisti, per la libertà e l’affermazione della democrazia, nella uguaglianza del nostro popolo: 1945-1970”. Momenti difficili per il parroco e per tutto il paese. Di questi avvenimenti è rimasto anche un ricordo nella Chiesa Parrocchiale. Nella navata di destra vi è infatti una grande lapide, scritta in lingua latina, dettata dal Prof. Giovan Battista Bellissima che in quel periodo si trovava sfollato a Pomarance. Infatti il 15 agosto 1944 fu celebrata una grande festa di ringraziamento per lo scampato pericolo della guerra. In Chiesa si riunì tutto il popolo festante e riconoscente a Dio e alla Madonna. In tale lapide leggiamo ‘‘Dalla desolazione quasi generale / retaggio della orrenda guerra Tedesco Anglo Americana / essendo uscita illesa Pomarance / la cittadinanza unanime / annuente il parroco Luigi Paoli / nella solennità dell’Assunta / sciolse con animo grato / il voto fatto nella festività della Madonna del Carmine / della consacrazione delle famiglie / al Sacro Cuore di Gesù / propizio augusto vindice / e questo ricordo poneva / affinché nell’ombra dell’oblio/ non cadesse il favore divino”. Mi è sembrato giusto ricordare anche questa figura di sacerdote, che in quegli anni, come il Buon Pastore, donò la vita per il suo gregge. Ricordarlo e ripresentare il suo esempio di generosa donazione, sia uno stimolo a verificare la qualità di ideali che esprimiamo oggi nella vita sociale ed ecclesiale.
Così veniva chiamato o più semplice- mente ancora “IL CAPPELLANO’’ Don Giuseppe Ongaro, deceduto lunedì 27 giugno 1988 a Chiusaforte. Don Ongaro, nato a Cerea (VR) il 10 marzo 1913, interruppe gli studi nel Seminario di Verona per prendere parte alla guerra in Etiopia, Eritrea e Somalia insieme agli Alpini.
don GIUSEPPE ONGARO. Foto II Messaggero Veneto
A fine conflitto, entrò nel Seminario di Volterra insieme ad altri seminaristi veronesi, accolto dal Vescovo Mons. Dante Maria Munerati dove completò gli studi di teologia e dove fu consacrato sacerdote il 2 luglio 1939. Fu inviato subito a Pomarance dove celebrò per la prima volta la S. Messa il 15 agosto 1939 essendo allora Proposto a Pomarance il Canonico Carlo Balsini. Da allora fino al 1971 è sempre rimasto ininterrottamente in mezzo a noi esercitando la missione di Cappellano delle Monache e della Misericordia. Infatti all’inizio fu ospitato nella foresteria delle Suore insieme alla
mamma Angiolina in Via Serafini 5.
Di questo periodo si ricorda che ospitò durante il passaggio della guerra un professore di musica, il Professor Granchi, diplomato di violino, sfollato nel nostro paese assieme alla famiglia e che durante la permanenza improvvisò in questa casa la scuola di canto. Sempre in questi anni fu insegnante di Religione presso la prima scuola Superiore, denominata “Regia Scuola Biennale di Corso Professionale a Tipo Industriale” , sita sull’angolo di Via Serafini con Via Garibaldi sopra l’ex ambulatorio, dove oggi vi sono i Giardinetti. In seguito si trasferì in Via Indipendenza in una casetta di sua proprietà. Don Ongaro, come sacerdote, è stato sempre disponibile al dialogo fraterno con tutti. Gli piaceva stare con la gente di Pomarance dove si è sempre trovato bene e dove amava ritornare frequentemente perchè qui trovava gli amici, qui ricordava i momenti di serenità trascorsi, qui visitava la tomba della sua mamma al Cimitero. Era venuto tra noi lo scorso anno trattenendosi per un mese circa per ristabilirsi dopo una degenza all’ospedale di Gemona e per l’ultima volta tre mesi or sono. Nessuno si sarebbe immaginato che sarebbe stata l’ultima.
Pellegrinaggio alla Madonna della Casa. Anno 1942 con i sacerdoti Don Saiusti, Don Paoli e Don Ongaro.
La notizia della sua malattia è giunta improvvisa come
quella della sua morte, provocando in tutti sorpresa e dolore. Per esprimere la
partecipazione di tutta la popolazione di Pomarance e testimoniare la
riconoscenza per il bene fatto, il Proposto Don Piero Burlacchini, il
Governatore della Misericordia Dell’Omo Augusto, con i signori Spinelli
Armando e Iolanda si sono recati a Chiusaforte. I funerali sono stati solenni.
Li ha presieduti Mons. Pietro Brollo, Vescovo Ausiliare di Udine, alla presenza
di dodici sacerdoti e di molti fedeli, compresi gli Alpini del Battaglione
“Cividale” presso i quali Don Ongaro svolgeva la sua assistenza spirituale.
Il Vescovo, il Parroco, il Sindaco di Chiusaforte nei loro
discorsi hanno messo in risalto una triplice caratteristica di Don Ongaro:
“Era un sacerdote che vestiva di tonaca, che andava sempre
in bicicletta e che amava fumare il sigaro’’. Prete semplice ma schieto;
parlava poco ma amante della cultura e dell’arte; prete che ha condiviso con
la sua gente la povertà ed i disagi del terremoto del Friuli e che in questi
anni lo ha portato a vivere in un albergo mezzo diroccato.
Così lo hanno ricordato a Chiusaforte, così lo vogliamo
ricordare anche noi. La sua salma è stata sepolta nel Cimitero di Chiusaforte
per espresso desiderio di quella Comunità che lo ha voluto fra le sue montagne.
Per noi Pomarancini rimarrà sempre “IL CAPPELLANO”, una figura caratteristica che non vedremo più passeggiare per le nostre strade, fermarsi a parlare per ricordare, tra un sigaro e l’altro, episodi vissuti insieme.
Tra i Proposti che hanno guidato la Parrocchia di Pomarance in questo secolo ventesimo, non possiamo non ricordare Don Carlo Balsini. E questo per due motivi: il primo, perché è stato in mezzo a noi per molti anni, cioè dal 1906 al 1942 ed il secondo perché il suo ricordo è rimasto indelebile nell’animo dei Pomarancini.
Mi capita spesso, infatti, di sentir parlare di questo
sacerdote con molta venerazione e rispetto. Espressioni come queste: “è stato
il mio Proposto …. mi ha battezzato …. mi ha fatto la prima comunione ….
mi ha sposato ….” fanno molto piacere ascoltarle dopo tanti anni.
Don Carlo Balsini o più precisamente il Canonico Carlo Balsini, figlio di Stefano, era nato a Riparbella il 7 dicembre 1877. Con lettera dimissionaria dell’Arcivescovo di Pisa, venne Cappellano a Pomarance il 1 novembre 1905 presso l’istituto Sacro Cuore che era stato eretto dal signor Mario Bardini. Nel 1906 fu incardinato alla Diocesi di Volterra e divenne Economo Parrocchiale per la grave malattia che aveva colpito il Parroco Titolare Don Luigi Checci di Pecoioli.
Fu nominato Proposto di Pomarance il 15 giugno 1908.
Figura alta ed imponente nel fisico, riservata di carattere,
rispettosa nei confronti del prossimo, fu sempre e solo sacerdote svolgendo
con impegno e delicatezza il suo ministero.
Molti lo ricordano per la quotidiana passeggiata che
faceva attorniato dai molti seminaristi che vi erano a Pomarance. Ma il Proposto
Balsini è molto ricordato anche per l’attaccamento alla Chiesa, essendosi
impegnato in imponenti lavori. Infatti, la struttura muraria della Parrocchiale
necessitava di urgenti restauri.
Per questo motivo nel 1928 iniziarono i lavori che si protrassero fino al 1933, anno del Giubileo della Redenzione. Questi restauri, eseguiti dalla ditta Zampini di Siena, con a capo il pittore Gualtiero Anichini, interessarono la ripulitura degli affreschi deU’Ademollo; furono fatte integrazioninella Cappella della Madonna e nel Coro; furono dipinti due medaglioni in San Giovanni; i quattro Evangelisti nella cupola e le scene di Gesù tra i fanciulli e la moltiplicazione dei pani nella Cappella di San Vittore. Avendo avuto Pomarance molti caduti in guerra, fu costruita pure la Cappella apposita con i nomi di tutti i morti. Fu sempre in quel restauro che la Chiesa fu arricchita di vetrate istoriate policrome a tutti i finestroni ed al portone centrale dove è raffigurato proprio san Carlo e furono costruiti i sedili a spalliera in noce lungo tutto il perimetro del sacro luogo. Inoltre la Chiesa fu abbellita con lumiere piccole e grandi per l’illuminazione. Il Proposto nell’occasione fece stampare molte cartoline dei restauri eseguiti, raccolte anche in piccoli album ricordo.
Don Balsini con i Comunicandi del 1941.
Come riconoscimento per questo suo gravoso impegno, Don
Balsini fu nominato Canonico onorario della Cattedrale di Volterra il 29
maggio 1929.
In tutto il periodo trascorso a Pomarance, il Canonico
Carlo Balsini dette grande lustro e dignità alla Parrocchia facendosi amare e
stimare molto.
Vi rinunziò il 15 marzo 1942 allorché si ritirò a Nodica
presso il suo nipote Don Guido, ove morì il 19 marzo 1956.
In quella circostanza si elevò dal popolo una richiesta e
cioè quella di avere le spoglie del Proposto a Pomarance. Il che avvenne con
grande affluenza di popolo il lunedì di Pasqua, 2 aprile 1956.
La salma del Canonico Carlo
Balsini riposa ora al centro della Cappella del nostro Cimitero. Una semplice
lapide, la sua foto ed una frase latina: “Recessi pastor noster, tons acquae
vivae” cioè “È partito il nostro pastore,
fonte dell’acqua viva, della grazia di Dio”. Un pastore che non vediamo più con
gli occhi della carne, ma che è rimasto spiritualmente in mezzo al suo popolo
al quale aveva donato generosità amore e fede, tutto se stesso.
Studiare l’opera e la vita dei due maggiori artisti, pomarancini Nicolò Cercignani e Cristofano Roncalli, è da tempo un mio grande interesse e mi sono sentito particolarmente gratificato quando ho avuto la possibilità di pubblicare alcuni miei studi d’archivio nel volume intitolato “NICCOLÒ CERCIGNANI CRISTOFANO RONCALLI; Pittori di Pomarance”, edito dal Gruppo Fotoimmagine di Volterra.
Nella pubblicazione hanno avuto un ruolo
molto importante studiosi d’arte come il Prof. Ciardi di Pisa ed il Prof. Lessi
di Volterra (Direttore della Pinacoteca comunale) i quali, studiando i nostri
illustri concittadini sono riusciti ad attribuire al “Pomarancio il giovane”
(Cristofano Roncalli) alcune opere di indubbio valore artistico e pressoché
ignorate dalla critica, presenti sul nostro territorio.
Ne è un esempio il quadro di San Dalmazio
raffigurante la “Madonna dello Scapolare”, considerato un’opera giovanile di
Cristofano Roncalli, nel quale si evidenziano ricordi di impostazione senese
ma anche una struttura compositiva, giuocata sulla diagonale, prerogativa
dell’ambiente romano.
Ancor più interessante, è l’altro dipinto conservato dietro l’altare della Chiesa dell’Oratorio Don Bosco di Pomarance , raffigurante una Madonna con Bambino e Santi che presenta caratteristiche molto simili di impianto costruttivo ad altre opere del Roncalli conosciute a Roma.
Già Don Mario Bocci, storico ed archivista della Cura Vescovile di Volterra, aveva indicato come appartenente al Roncalli questa opera; la sua tesi fu avvalorata anche dal concittadino Paolo Bocci nel suo esame di laurea sul pittore presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze.
Il dipinto, secondo notizie fornite da Don Mario Bocci, era
anticamente collocato nella Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista,
dietro l’altare della Cappella del Buon Consiglio,e fu traslato negli anni sessanta
nel nuovo Oratorio Don Bosco di Pomarance.
Infiltrazioni d’acqua sulle pareti della Cappella avevano
deteriorato l’opera che in quel periodo fu soggetta a restauro conservativo
del colore che si stava staccando dalla tela, a spese e merito dello stesso
Don Bocci.
La grande tela (cm 270xcm 170)
è di evidente impostazione roncalliana, ed il modulo compositivo ha
particolari analogie con un’altra opera del Roncalli che si trova nella
Cappella di Sant’Andrea nella chiesa di San Gregorio al Celio di Roma (1).
Questo dipinto di Pomarance fu realizzato dal pittore per
essere collocato sopra un altare dedicato a Sant’Andrea ed è probabile che
fosse stato commissionato da alcuni discendenti della famiglia Incontri di
“Ripomarancie”, che erano parenti dello stesso Cristofano, dato che sua madre,
Francesca, era una Incontri.
Ad avvalorare la committenza vi sono due indagini: una sul
patronato dell’altare di Sant’Andrea e un’altra sugli “estimi” del Comune di
“Ripomarance” dai quale traspare evidentemente una relazione simbolica tra i
personaggi dei santi e alcuni discendenti degli Incontri vissuti a cavallo del
XVI e XVII secolo.
Sappiamo infatti dai documenti di archivio della Mensa Vescovile che l’altare di Sant’Andrea delle Pomarance fu eretto da Giovanni Incontri un anno prima della morte del pittore nel 1625, con l’onere di erigere una cappellata o lascito. È molto probabile che il quadro sia stato dipinto e commissionato dagli Incontri negli ultimi anni del ’500 o i primi del ’600 dato che il dipinto di Roma è datato 1603. È ipotizzabile che l’opera sia stata commissionata da suo cugino Benvenuto Incontri, che volle dedicare l’icona alla memoria del padre, Ser Andrea Incontri, facendovi ritrarre emblematicamente nelle figure dei santi suo figlio Francesco e i suoi nipoti Margherita e Giovanni Incontri. L’altare di Sant’Andrea era posto a metà chiesa e vi avevano la tomba di famiglia gli Incontri; accanto a questo qualche anno più tardi fu costruito un nuovo altare intitolato al Santissimo Crocifisso per beneficio di un altro discendente della medesima famiglia.
Sant’Andrea e Santa Margherita (part.).
Una notizia relativa ai due altari è citata nella Visita
Pastorale di Mons. Carlo Filippo Sfrondati (27 Maggio 1679) in cui vengono
descritti l’altare del S.S. Crocifisso e quello di Sant’Andrea: “…All’altare
del Santissimo Crocifisso: Sopra l’ornato,ligneo dorato lo stemma Incontri e
sopra il bambino Gesù; …nell’icona: Il Mistero della crocifissione: …La
madonna è affiancata da San Giovanni Evangelista. Maria Maddalena, Andrea e Simone con la iscrizione “..hoc opus Simon domini Antonii de
Incontris suis sumpitibus faciendum curavit
A.D. 1628…’’.
“…All’altare di Sant’Andrea: …Ornamemto ligneo dorato e ceruleo; Icona: beatissima Vergine col bambino circondata da angeli “cuius ab ore pendet divus Francescus et Sanctus Joanne et diva Margherita…”; …“multis ab hinc omnis posuit Joanne Incontris… ”. Testamento rogato Gregorio Bellavanti, 11 Giugno 1625. La Cappella eretta come da bolla inviata da Volterra li 27 Gennaio 1639 (40) (2). Per comprendere l’esatta posizione dei due altari con i relativi quadri è importante un deliberazione comunale del 27 Maggio 1628 in cui Simone Incontri richiedeva “…ilpermesso di erigere un altare nella Chiesa Parrocchiale… dirimpetto all’organo …e che perciò desidera con il placet del pubblico di farlo et che li sia concesso il sito; …Agnolo Sorbi, proposto, consigliò che li si concedesse quanto domanda…” (3).
Anche l’estimo del comune di “Ripomarance” riporta censita la “Cappella del Santissimo Crocifisso e titolo di Sant’Andrea’’ posta “nella Pieve di Ripomaranci, fondata da Simone Incontri con gli infrascritti beni tenuti nell’istrumento del di 21 Luglio 1640…”.
L’inventario dell’opera di San Giovanni Battista del XVII
secolo riporta che l’organo era anticamente posto: “…dalla parte destra
ad entrare in chiesa verso l’aitar maggiore…”, se ne deduce quindi che i
due altari, ed in particolare quello di Sant’Andrea erano sul lato sinistro
nei pressi della attuale Cappella dei Caduti.
La “Madonna con bambino e i Santi Andrea, Margherita, Francesco e Giovanni, dipinta dal Roncalli ed oggi nell’oratorio Don Bosco, si presenta strutturalmente con una impostazione piramidale che ritroviamo nella chiesa di San Gregorio al Celio di Roma, nel dipinto ad olio su muro, esprimente la Madonna con Bambino e i Santi Andrea e Gregorio Papa. Affinità particolari tra questi due quadri si riscontrano non solo nelle loro dimensioni, ma soprattutto nei personaggi di Andrea e della Vergine nei quali si nota evidentemente l’uso di cartoni preparatori utilizzati per eseguire vari soggetti adatti secondo l’esigenza.
Sant ‘Andrea e Gregorio Papa – Olio su muro nella chiesa di San Gregorio al Celio di Pomarance.
Simile è infatti la posizione della Madonna che rivolge lo
sguardo verso il Sant’Andrea, in basso a sinistra. Questa rivela una intenza
dolcezza ed un atteggiamento affine alle Madonne del “Correggio”, un artista
molto ammirato da Cristofano Roncalli.
L’immagine della Madonna è avvolta da una radiosa luminosità che fa risplendere il suo bellissimo volto dal quale pare diffondere una luce che illumina i quattro santi ai suoi piedi.La Vergine è attorniata da una allegoria di nuvole risplendenti luce, nelle quali si evidenziano piccole teste di angioletti che richiamano a quelli della “Annunciazione” nella Chiesa Parrocchiale; un elemento molto ripetuto dal Roncalli nei suoi dipinti. Gli angioletti con le ali ai lati della Madonna ricalcano la stessa impostazione schematica del quadro in San Gregorio al Celio, ma anche di altre opere più note come l’angelo di destra, con il braccio e lo sguardo rivolto al San Francesco, che è simile a quello della pala di Sant’ Agnese in Napoli. In particolare nel quadro dell’oratorio Don Bosco di Pomarance vi è una analogia fra il personaggio di Sant’Andrea e quella dell’omonimo santo in San Gregorio al Celio di Roma.Andrea apostolo è anche qui raffigurato sulla sinistra del quadro in posizione assai plastica, di tre quarti, che protende lo sguardo verso i fedeli; ai suoi piedi è dipinto un pesce.
Francesco e Giovanni E. particolare
Sono altresì evidenti altri attributi iconografici del
Santo che viene effigiato come un uomo anziano, barbuto e con i capelli bianchi
e lunghi. Nel dipinto di Pomarance indossa una veste color rosso sulla quale è
riccamente drappeggiato un mantello marrone.
Accanto ad Andrea è l’immagine di Santa Margherita con lo
sguardo rivolto in alto verso la Vergine ed il Bambino; si evidenzia particolarmente
il movimento armonico del braccio sinistro ed il gesto della mano sul petto
che richiama attinenze con la Santa Agnese di Napoli e con la mano della
Madonna nella “Annuciazione” di Pomarance.
Al collo è evidenziato uno degli attributi iconografici
della santa; un rosario di perle che allude al suo nome derivante dal greco.
Ella è raffigurata mentre calpesta un drago ed un serpente dipinti in basso al
centro del quadro, che rappresentano
simbolicamente Satana. Nella leggenda la Santa viene divorata dal drago, però
riesce a salvarsi grazie alla croce che tiene in dosso e che le permette di
uscire dal drago e di ucciderlo.
Accanto è il San Francesco che rivolge anch’egli lo sguardo alla Madonna con lo stesso gesto della mano sinistra sul petto come la Santa Margherita. Scarno nel volto, indossa un saio bruno; accanto ai suoi piedi scalzi e raffigurata un’aquila nera.
Madonna con bambino (particolare)
Sulla destra del dipinto è il San Giovanni Evangelista effigiato in forma molto giovanile. Il suo sguardo è rivolto ai fedeli come il Sant’Andrea ed indossa una veste color verde sulla quale è panneggiato un mantello grigio che il santo sorregge con la mano sinistra. È evidente il suo attributo iconografico tenuto nella mano destra; un calice dal quale spunta un serpentello che rappresentano rispettivamente la Chiesa e Satana.
Una lettura più corretta di questo
quadro si potrebbe avere sottoponendo l’opera ad un restauro dato che sono
particolarmente evidenti le ossidazioni delle vernici protettive che hanno
alterato i colori del quadro insieme a fumo di candela,polvere e sporco.
Sarebbe questa l’occasione per valorizzare ancora una volta un’opera di Cristofano Roncalli a Pomarance ricollocandola nella Chiesa Parrocchiale, sua sede ori ginaria, a fianco del meraviglioso quadro della “Annunciazione”.
Un modo per riscoprire questo pittore famoso del “Manierismo italiano” che lasciò molte opere in “Ripomarance”, purtroppo spesso andate perdute o dimenticate come la Madonna e Santi dell’Oratorio Don Bosco di Pomarance (4).
Jader
Spinelli
NOTE BIBLIOGRAFICHE
Ileana Chiappini di Sorio, “I pittori bergamaschi” Cristoforo Roncalli, Ed. Banca di Bergamo.
Notizia fornitami da Don Mario Bocci che ringrazio sentitamente.
Archivio Storico di Pomarance: F.II7 c. I74 r.
Nicolò Cercignani Cristofano Roncalli: “Pittori di Pomarance”, Ed. Gruppo Fotoimmagine Volterra 1991
Jader Spinelli: “CRISTOFANO RONCALLI A POMARANCE” “La Comunità di Pomarance” N. 1-2-1991.
A POMARANCE: la sua Famiglia, le Sue proprietà, i contatti con la sua Terra Natale a cura di I. Spinelli.
Dopo la vendita delle proprietà immobiliari di Cristofano Roncalli a “Ripomarance”, ereditate attorno al 1543 dall’estimo di “Donato di Michele fabro” e cedute tra il 1559 ed il 1560, scarse sono le notizie dell’artista nel suo luogo natio. Documenti citati dalla dottoressa Ileana Chiappini di Sorio, nella sua opera sul “Pomarancio’’, datano la conoscenza delle sue prime opere pittoriche attorno al 1576, quando risultava impegnato nella città di Siena per realizzare una pala d’altare che costò alla Compagnia del Duomo ben 400 scudi.
Un documento inedito che sono riuscito a trovare
nell’Archivio Storico Comunale di Pomarance consente però di conoscere una
delle sue prime pitture realizzate proprio nel paese nativo di Ripomaranci, tra
il 1570 ed il 1571, della quale la critica storico artistica non fa alcuna
menzione. Nell’ottobre del 1570 infatti la Compagnia di San Michele di
Ripomarance, che aveva sede nell’omonima chiesa al “Santo” ubicata nella
contrada di “Cassero”, deliberava nel libro dei Creditori e Debitori della
Compagnia il pagamento di lire 42 a “Maestro Cristofano di Gio: Antonio
Roncalli” per dipingere l’immagine del San Michele e la Santa Croce all’interno
di un “armadio” che doveva fungere anche da altare per la chiesa.
Nell’atto sottoscritto di pugno dal Roncalli risulta citato anche un suo “compagno di lavoro”, certo “Mastro Benedetto” che firmò insieme al “Pomarancio” le clausole del contratto.
Cimase di un polittico attribuito a Cristofano Roncalli dal Kirwin (1972) (Particolare) (Foto S. Donati).
L’autonomia artistica di Cristofano Roncalli
in quel periodo appare evidente dall’anticipo di 2 scudi che ricevette a Febbraio
del 1571 dalla stessa Compagnia di San Michele impegnandosi a consegnare il
lavoro entro il maggio dello stesso anno. Dato l’esiguo compenso ricevuto
(pari a 7 scudi) è probabile che l’artista fosse impegnato a Pomarance o nella
vicina Volterra per realizzare altri dipinti più impegnativi e remunerativi e
che questo fosse solo un omaggio alla venerabile Compagnia di San Michele
dedita all’assistenza dei malati e alla sepoltura dei morti: 11 octobre
1570
…M° Cristofano di Gio: Antonio di Francesco Roncalli deve avere lire quaranta due per tanto sono per avere a dipignere l’armadio che fu facto per servire di tenervi drencto lo stendardo et servire per tavola dello altare di San Michele, cioè nello spogliatoio, et avi a fare drencto da un lato il San Michele et dan laltro lato la Sancta Crocie, di poi adornarlo a secondo che e richiede per prezzo decto di sopra; et fatto vogliamo far istimare; et si vuole lassare lire dieci sendo manco rifarcelo, cosi da cordo Benedetto mio compagno et lui et io insieme et per la verità di sotto scriveranno di loro mano propria; facto sotto di 11 octobre 1570 e si come disse a Francesco Sfibbi che glielo dessi in ogni sua parte et volontà et lui in questo tempo a farlo per in sino a calende di Maggio prossimo 1571 cioè lire 42. lo Benedetto M° si presente a detto partito dichiaro quanto di sopra et esser fedele della verità ….
lo Cristofano di Gio: Antonio Roncalli presente a detto partito affermo quanto sopra contandomi 2 scudi per tutto ferraio et il resto quanto sarà fornito et in fede della verità ho scritto di mia mano questa ricevuta oggi questo dì ? (1570). Don Mario Bocci, archivista della Curia Vescovile di Volterra, certifica in una sua pubblicazione sul “Notiziario Parrocchiale di Pomarance” (1987), che Cristofano Roncalli fu presente ancora a Pomarance il 10 settembre 1575 in qualità di “padrino” nel battesimo di Alessandra di Giusto Fantacci ed è forse di quegli anni un “Polittico”, in cattivo stato di conservazione, che trovasi nella Sacrestia della Chiesa di San Giovanni Battista a Pomarance. Considerato un’opera giovanile del Roncalli, gli è stata attribuita dallo storico Kirwin (1972); composta di tre tavole ad olio raffiguranti il Padre Eterno e due Angeli adoranti facevano parte di un complesso di vaste dimensioni che in origine era collocato sull’altare maggiore.
Ritratto di C. Roncalli. Disegno di Giuseppe Cesari (Uffizi – Firenze)
Il “Polittico”, mancante del pannello centrale, ai cui lati erano disposti i due Angeli adoranti, era sormontato dalla “cimasa” dove è effigiato il Padre Eterno che tiene nelle mani una croce ed un vangelo dove sono leggibili la lettera A e l’Omega, simboli “Dalla vita alla morte di Gesù”. Questa opera è datata dal Kirwin attorno al 1574. (Vedi Foto 1° Parte). Alcuni anni più tardi il pittore Roncalli è nuovamente a Pomarance dove gli viene commissionata dal Podestà del tempo una Madonna per la sua camera personale a totale carico di spese del Comune di Ripomarance. Sicuramente una prestazione amichevole offerta al Comune ed al Podestà, Francesco Paci, per l’esiguo compenso ricevuto del suo affresco. Quest’opera, forse ancora celata sotto la calce di qualche parete del palazzo ex Pretura di Pomarance, è documentata nel libro dei Saldi del Comune relativo all’anno 1580 dove sono effettuati vari pagamenti a coloro che concorsero alla realizzazione della “Madonna”. (17) Spese della Madonna fatta nella camera del Sig. Podestà con licentia dei Sig. Nove del 22 Febbraio 1580……
A….Mastro Antonio di
Piero Pepi per vettura di due cesti di rena dalla Cecina per rintonacar il
muro per dove si fece detta Madonna Soldi
10
A Maestro Cristofano
Roncalli pittor per aver dipinto detta Madonna lire
35
A.. Mastro Jacopo di Martino Lutroni per ferro fatto per mettere ai pie della
detta Madonna per tenervi il lume …. soldi 16 (18)
Cristofano Roncalli ormai da anni si era
stabilito a Roma, impegnato a Palazzo Montecavallo al Quirinale, intento a realizzare
alcune tele per la Compagnia di Santa Caterina da Siena. Era probabilmente
coadiuvato nei suoi lavori dal fratello Donato, pittore ed uomo di legge, al
quale fece ricorso nel 1583 il comune di Ripomarance per risolvere, in ambienti
clericali, una complicata e lunga controversia tra lo stesso Comune e certo
Ottaviano di Mastro Luigi Minucci di Volterra per conto dell’acqua della
Doccia” che durava dal 1575.
Nel Libro dei Partiti del comune è
indicato infatti, in data 14 ottobre 1583, un pagamento di 26 giuli a Mastro
Donato Roncalli” per il rimborso di alcune spese incontrate nella risoluzione
della vertenza:
“Coadiuvati
li detti deputati sopra la lite fra detta comunità et il sig. Cavaliere Ottavio
Minucci ,
Atteso
esser venuta la monitione di Poma et speso giuli 26 per mastro Donato Roncalli perciò stanziorno detti giuli a
mastro Donato…. che lipagassino….
con voti favorevoli 6 nissuno contrario ….”(19)
Tra il 1583 ed il 1586 avvenne la morte
del padre di Cristofano Roncalli, Gio Antonio, facoltoso mercante, la cui
scomparsa è documentata indirettamente nel Libro dei Partiti del comune
attraverso il pagamento di un “livello” di terreno nel 1586, di proprietà dei
Beni dei Poveri, che doveva essere pagato al comune di Ripomarance dagli eredi
di detto Gio Antonio Roncalli.(20)
Le numerose proprietà immobiliari appartenute a Giovan Antonio furono ereditate dai suoi figli maschi tra i quali anche i pittori Cristofano e Donato. In una aggiunta all’estimo del 1571 risalente al 1586 circa, risultano elencati alla carta 325 r. i signori Bernardino, Mastro Donato, Cosimo, Cristofano e Francesco: ”…
Grafia di C. Roncalli (Bibl. Guarnacci – Volterra)
fratelli et figli del fu Gio Antonio Roncalli …
hanno li infrascritti beni levati dalla posta di Gio Antonio loro padre in
questo estimo a carta 105 …”.(21)
Da questa eredità risultano successivamente
altre divisioni patrimoniali tra i fratelli Roncalli come ad esempio quella di
Bernardino a cui andò oltre a diversi terreni “la metà della casa posta alla Pieve
confinata a 1 ° via, 2° via, 3° Ser Andrea Incontri, 4° via, stimata lire 700”.
Gli anni che coincidono con la morte del
padre di Cristofano furono forse quelli in cui venne realizzato il bel quadro
dell’Annunciazione che si trova collocato sopra l’omonimo altare nella chiesa
Parrocchiale di Pomarance. Eseguito secondo il Kirwin attorno al 1584, la tela ad olio, fu commissionata al
“Pomarancio” dalla “Confraternita della Vergine Maria” che aveva sede nella
Chiesa di San Gio Battista di Ripomarance ed alla quale era demandato come
alla Compagnia di San Michele il compito della sepoltura dei morti nel piccolo
cimitero accanto alla Chiesa stessa.
Il dipinto che nel 1845 era in deprecabile stato di conservazione per le numerose infiltrazioni d’acqua che aveva subito, fu mutilato nella parte destra della tela dove la figura della Vergine ha la parte esterna del corpo incompleta. Recentemente restaurata dalla Sovrintendenza delle Belle Arti di Pisa, l’opera rivela delle componenti stilistiche tratte dall’ambiente romano. L’impostazione diagonale della scena ed il movimento deciso e ritmato dell’angelo, giùnto come una folata di vento, sono una indicazione del nuovo indirizzo culturale del pittore. Predomina una sottile inquietudine resa più evidente dalla scioltezza dei panneggi. I disegni preparatori al dipinto sono conservati presso la Galleria degli Uffizi di Firenze. Gli anni tra il 1580 ed i primi del ’600 videro impegnato Cristofano Roncalli in molteplici lavori a Roma, ad Ancona, a Osimo accumulando in quegli anni prestigio e ricchezze che in seguito furono anche oggetto di dispute tra i suoi nipoti. Si stabilì a Roma fin dal 1575 con il fratello Donato, auditore del Cardinale Crescenzi di Roma, il quale fu sicuramente l’artefice della fortuna artistica ed economica di Cristofano inserendolo nella Roma bene sotto la protezione di vari Cardinali, come i Crescenzi o i Gallo, per i quali lavorò affrescando i loro palazzi e ricevendo molteplici committenze in San Pietro da altri “mecenati” dell’ambiente romano. Iscritto all’Accademia degli artisti di San Luca di Roma fin dal 1588 pagava uno scudo di tassa l’anno come altri artisti tra i quali anche il compaesano “Niccolò Cercignani” dando lezioni di disegno e pittura ai giovani artisti dell’Accademia. Spesso incaricato di perizie estimali su affreschi commissionati ad altri pittori, nei primi anni del XVII secolo la sua fama di artista raggiunse anche la sua terra di origine. Il Comune di Volterra infatti onorò nel 1602 lo stesso Cristofano Roncalli ed il fratello Donato della “Cittadinanza Volterrana”. Un alto riconoscimento fu quello conseguito dal “Pomarancio” in occasione della sua nomina a “Cavaliere di Cristo” data da Papa Paolo V (1605) per la sua attività svolta al servizio pontificio. La reputazione di buon pittore fu confermata anche da un altro grande pittore del 600, il Caravaggio che, durante il processo “Baglione” (1603), reputava il “Pomarancio” tra i “valenthomini abili pittori di Roma” insieme allo Zucaro, il Caracciolo ed altri.
Bolla del Cardinale Crescenzi di Roma (Foto A)
Quando attorno al 1605 ottenne la committenza
della decorazione della Sala del Tesoro nella Basilica di Loreto fu coadiuvato
da molti allievi ed anche da suo fratello Donato che sottoscrisse le clausole
del contratto insieme a Cristofano. È di quel periodo un documento assai importante
per la nostra indagine sui rapporti del pittore con la sua famiglia di Pomarance
che si riferisce ad alcune vicende giuridicoeconomiche del fratello Cosimo di
Ripomarance, che all’epoca si trovava inguaiato con il “fisco” ed addirittura
incarcerato nelle “segrete di Volterra”. La lettera, conservata presso la
Biblioteca Guarnacci di Volterra e datata 1609, ci dà l’esatta indicazione del
fallimento finanziario di Cosimo Roncalli e l’aiuto dei due fratelli pittori
che si impegnarono a risolvere tale situazione (22):
Per il presente scritto si manifesta, et si dichiara a qualunque lo vederà, et lo leggerà, qualmenti noi Donato, et Cristofano fratelli et figliuoli del quondam S. Gio:Ant° Roncalli da Ripomaranci, Diocesi di Volterra, per sovvenire, et aiutare Cosimo nostro fratello carcerato per quanto co’ nostro dispiacere haviamo inteso più giorni sono ad iustanzia di più, et diversi suoi creditori, ci contentiamo, et acconsentiamo, et ciascheduno di noi si contenta, et acconsenti liberamente, et spontaneamente, che per la rata di tutti li beni stabili, che haviamo in comune et per indiviso co’ il detto Cosimo tanto in Ripomaranci, quanto fuori di qualunque sorti siano, et in qual si voglia luogo, esso Cosimo li possa vendere, et alienare, o, dare i pegno, o, in pagamento, o in qualsivoglia altro modo, che a lui parerà, et piacerà, in però sino alla somma per partinenza di scudi mille di + 7.Essendo per adesso, acciò che del ritratto, che ne farà si possa, o in tutto, o, in parti sdebitari, facendolo in questi particolari, speciali et particulari procuratori a poter in nome nostro, et di ciascheduno di noi a consentire, et dare il nostro consenso, a detta vendizione, et alienazione di beni; et altrimenti come di sopra s’è detto sino alla somma predetta di scudi mille in tutto, no solo in questo; ma in ogni altro miglior modo. Promettendo, bisognando, ancora di ratificar quello che lui farà. Con riservarci però l’attioni et ragioni contra di esso Cosimo da intentarsi, et valersene con di lui tanto nella divisione, che fra lui, et noi si farà, quanto in ogni altro caso, causa, et occasioni, che bisognerà, a suo luogo e tempo. Et per maggior vigore, et forza delli predetti così il presente scritto, sarà firmato, et sottoscritto di nostra propria mano, et suggellato co il nostro suggello in Roma, et nella Santissima Casa di Loreto, o, in qualsivoglia altro luogo rispettivamente, che no si fidi; lo Donato Roncalli ho scritto e sottoscritto, di mia e propria mano, et suggellato co il predetto suggello il presente scritto, questo di 15 di Aprile 1609 in Roma.
Cristofano Roncalli
affermo quanto di sopra questo di 19 aprile 1609 in Loreto. La delicata situazione del fratello Cosimo è documentata
anche nei Partiti del Vicariato di Val di Cecina di quegli anni nei quali
risulta una precettazione alla Comunità di Pomarance per pagare lire 32 di
Alimenti somministrati in carcere a Cosimo Roncalli e per alcune spese fatte
per
Fisco.(23)
Il fallimento di Cosimo Roncalli è rilevabile anche in seguito, quando Michele di Francesco Stibbi comprò una bottega ad uso di Spezieria dal Fisco, come “beni di Cosimo Roncalli”.(24)
Stemma dei Roncalli di Pomarance (propr. Biondi-Bartolini).
Antichi stemmi della Famiglia Roncalli (Biblioteca Guarnacci).
Altri documenti conservati presso la Biblioteca
Guarnacci di Volterra confermano l’aiuto prestato a Cosimo da Cristofano e
Donato con l’impegno di pagamento di altri 600 scudi.
Attorno al 1615 i due fratelli Roncalli, Cristofano e Donato, sono nuovamente iscritti nell’Estimo del Comune di Ripomarance con i beni pervenuti loro da una successiva divisione con gli altri fratelli Roncalli (1612).
Nell’arroto del 1612 nell’Estimo del
1571, alla carta 426 r., sono citati l’illustrissimo Signor Cavaliere
Cristofano e Mastro Donato … Fratelli e figli di Gio:Antonio Roncalli ….
con i seguenti possedimenti: La metà di una casa in detto Castello con le
botteghe alla Porta alla Pieve confinata a 1° via, 2° la Pieve, 3° Forno del
Comune stimata lire 310 ….
Una casa in detto Castello in
Petriccio a 1° via, 2° Chiasso, 3° Mura Castellane, 4° Forno del Comune ….
lire 500
La metà di una casa in detto Castello a 1° via, 2° Simone di Bartolo di Gio D’Acquaviva, 3° Giulio di Cenni di Michele, 4° Detto Giulio Stimato lire 125
Un pezzo di terra vignata et alborata
di staia 20 incirca in detta corte luogo detto San Piero, a 1° via, 2° beni
dello Spedale di San Piero, 3° Simone di Bastiano Santucci, 4° Via di Sotto, 5° Giacomo di Gio
Antonio formaio … stimata lire 750 Un pezzo di terra lavorativa, arborata di
staia 20 incirca co una casa in detta corte luogo detto VAL DI DOCCIA o
franate di Broticeco et piano della Ascesa a 1 ° via, 2° li medesimi, 3° Pier
Francesco P prete, 4 ° beni dello Spedale di San Piero, 5° Broto Cieco, 6°
Luigi Min ucci da Volterra, 7° Jacopo di Taviano et erede del Bellezza, 8°
Giaco di Gio Antonio Formaio … lire 2300
Un pezzo di terra vignata et soda di staia tre incirca luogo detto Piano della Ascesa a 1° via, 2° Bastiano di Michele Corbolini, 3° Meo di Gio Tangherini, 4° Luigi Mi nuoci di Volterra … lire 60Un pezzo di terra lavorativa ….di staia 14 luogo detto Piano alla Serra co una casetta confinato a 1° via, 2° Podere del Nespolo, 3° Beni di San Piero, 4° Boschetti di Mastro Jacopo Borselli da Volterra, 5° via che va a Micciano stimato…… Inoltre un pezzo di terra al Ponzo, uno a Calcinala, un Podere al Ponzo ed altri beni per un totale di 9619 lire ….(25)
Angelo adorante (part, di polittico) (Foto S. Donati)
Nel 1616 muore il fratello Donato Roncalli che aveva seguito Cristofano nei lavori degli affreschi di Loreto. Seppellito nella chiesa di Roma a Santo Stefano del Cacco, fu dedicata una lapide alla sua memoria dal fratello Cristofano che lo definì pittore senese.
Notizie della attività artistica di Cristofano Roncalli in Ripomarance, ormai in là con gli anni, non sono a noi conosciute. Certamente il suo legame ancora vivo con Ripomarance indusse lo stesso artista a fare un omaggio alla chiesa di San Giovanni Battista di alcune reliquie di santi. La notizia è documentata da una Bolla del Cardinale “Crescentius” di Roma e conservata nella Canonica della Parrocchia di Pomarance (Foto A) datata 10 ottobre 1617. Insieme alle reliquie egli donò anche il reliquiario dove era raffigurato lo stemma dei Roncalli, citato nel 1913 dal Locatelli Milesi.
Questo documento rileva i suoi amichevoli rapporti con la famiglia dei Crescenzi di Roma, amanti della pittura e delle arti. Essi furono protettori di Cristofano che per alcuni anni fu l’insegnante di pittura dei fratelli del Cardinale che ebbero l’incarico di dipingere affreschi su disegni e cartoni del Pomarancio. L’avvenimento della donazione delle sacre reliquie dei santi fu un avvenimento che coinvolse anche il Comune di Ripomarance che in quell’anno annotava nel libro delle deliberazioni la “Consegna delle Reliquie”:(26)
Angelo adorante (part, di polittico) (Foto S. Donati)
A di 23 settembre 1617
Ricordo come per Alessandro Pressati, romano, detto dì fu consegnato dal Sig. Cavaliere Cristofano Roncalli … nella Chiesa di Sancto Giovanni Baptista di Ripomaranci le reliquie dette et al reverendo Bartolomeo Talamini pievano di detta chiesa, che tiene il reliqiariotto messo a oro, dentro cui più le reliquie di Santi Aloro, Potente, et Polinare, con più due chiave con ordine che una di esse chiave tenghi il signor pievano protempore, esistente, et una la Comunità dentro una borsetta, … che ciascuna riceve detto sig. pievano, et l’altra la Comunità………………………………………………. alla pre
senza dei sig. Fabio Storrioli et di Buonincontro Incontri, Gio:Batta Pellegrini, et Ferdinando de Roncalli, tutti Priori di detta Comunità ..; et alla presenza di me Cancelliere et…. di S. Maffii et … Fantacci …. sacerdoti in detta Pieve, testimoni,…. per far detto contratto a suo luogo et tempo, et co tutte le sue istantie … et co tutte le memorie che bisognarà….
L’agiatezza economica e l’età avanzata
di Cristofano Roncalli, al quale era andato parte del patrimonio di suo
fratello Donato, furono in quegli anni motivo di interesse per i suoi nipoti,
preoccupati nel contendersi i possibili lasciti che sarebbero loro toccati
alla morte del pittore. Nel 1618 infatti è documentata una lettera scritta dal
Roncalli al Cardinale Maffeo Barberini nella quale si chiedeva tra l’altro
protezione dal Cardinale ad ottenere un rinuncia di 1040 scudi d’oro affinché
dopo la sua morte non vi fossero litigi fra i suoi nipoti.
Tale situazione è documentata indirettamente
anche in una lettera conservata nell’Archivio privato Biondi Bartolini di Pomarance,
e scritta nel 1618 da Francesco Bartolini, da Firenze al fratello Giovanni
Clemente Bartolini di Ripomarance. Nel Post Scriptum abbiamo infatti notizia di
una tassa sui contratti di Cristofano e un lascito di alcuni scudi che dovevano
andare alla sua “donna” (forse la sua compagna od una sua ex modella di
Firenze): …il dì 9 di novembre 1618 …
…. Mando a l’Arghtia la licentia dell’arte
dei vaiai, e cuoiai, come vederà, e resta a detta arte creditore di lire tre e
soldi die
ci; et è dilusa in questa lettera; e per /’Alfiere Roncalli gli mandai quella
della gabella dei contratti di Cristofano Roccalli, perciò veda di accomodare
l’altra, perché no Hanno volsuto voltare gli scudi sette che sono pagati alla
donna di Cristofano -(27)
L’attività di Cristofano Roncalli in
quegli anni doveva essere assai limitata a causa dell’avanzata età. In un
manoscritto del 1621 (Mancini) egli è ricordato a Roma e “.. vive adesso …
in sua quiete Christiana e di gentiluomo et in età molto pregressa ….”.
Durante la sua lunga vita ebbe tra i
suoi seguaci, allievi molto dotati che si distinsero anche dopo la sua morte;
tra questi sicuramente è da ricordare un altro “Pomarancio”, Antonio
Cercignani, figlio di Niccolò delle Pomarance (Pomarancio il vecchio), che
seguì il maestro Cristofano dopo la morte di suo padre avvenuta nel 1599.(28)
Cristofano Roncalli infatti moriva il 6
maggio 1626 a Roma, seppellito nella chiesa di Santo Stefano del Cacco come il
fratello Donato lasciò eredi universali i suoi nipoti Guglielmo ed il pittore
Jacopo figli di fu Cosimo Roncalli.
A Guglielmo lasciò tra l’altro tutte le proprietà immobiliari di Roma con tutti i libri latini; a Jacopo, con testamento dell’11 maggio 1626, altre proprietà immobiliari tra cui quelle di Ripomarance come le metà della casa con le botteghe poste in Petriccio “alla Porta alla Pieve” dove attualmente sorge il Palazzo Biondi Bartolini e dove era nato il famoso pittore “manierista” Cristofano Roncalli.(29)
Nel ricordo di questo illustre
personaggio il Comune di Pomarance volle nel lontano 1893 acquistare un suo
ritratto che fu fin da quel tempo posto nell’ufficio del Sindaco. Detta
immagine fu comprata a Recanati presso un libraio antiquario, Luigi Prosperi,
come risulta da una delibera del 25 gennaio 1893:
.. Lire
2,50 a favore dell’Esattore Comunale sig. Augusto Fontanelliprezzo di un
ritratto del pittore CRISTOFANO RONCALLI, procurato a questa amministrazione
dal libraioAntiquario, Luigi Prosperi di Recanati, come da ricevuta annessa al
Mandato.
J. Spinelli
NOTE BIBLIOGRAFICHE
J. Spinelli – “Alla ricerca di un affresco di Cristofano Roncalli” – La Comunità di Pomarance n ° 2/1988 pag. 4. In questa occasione ringrazio vivamente il parroco Don Piero Burlacchini per la sua disponibilità e collaborazione nei miei articoli storici, nonché la signora Luisa Morandini vd. Mazzinghi per gli utili consigli e la revisione dei testi.
Archivio Storico Comunale di Pomarance F. 633 Saldi c. 59 r.
Archivio Storico Comunale di Pomarance F c. 14 r.
Archivio Storico Comunale di Pomarance F 633 c. 57
Archivio Storico Comunale di Pomarance F. 428 c. 352 Estimo 1571
Biblioteca Guarnacci Volterra F. 42 B c. 24
Archivio Storico Comunale di Pomarance F. 6 Partiti del Vicariato.
Archivio Storico Comunale di Pomarance F. 147 B Civile 1620 – 21 c.225 r.
Archivio Storico Comunale di Pomarance F. 428 Estimo 1571 c. 426 r.
Archivio Storico Comunale di Pomarance F.
c. 22 r.
Archivio Biondi Bartolini (non classificato). Ringrazio sentitamente il dott. Giovanni e Giulio Biondi Bartolini per la loro disponibilità nel consultare i documenti privati di famiglia ed avermi dato l’opportunità di pubblicare questo documento inedito.
3 giugno 1626. Lucrezia Malagotti Vaini, scrive al Cardinale Rivarola raccomandandogli Antonio Cercignani detto Pomarancio, perché gli sia affidato l’incarico di portare a termine un dipinto per San Pietro, lasciato incompiuto da Cristofano Roncalli a causa della morte. Ileana Sono Chiappini “Cristofano Roncalli detto Pomarancio ’ ’ Edizione a cura della Cassa di Risparmio di Bergamo.
J. Spinelli. ”11 Palazzo Biondi Bartolini a Pomarance” – La Comunità di Pomarance n° 2/1990.
La suddetta relazione sul fabbricato, già dei Roncalli, mi fu commissionata dalla famiglia Biondi Bartoliniper documentare l’interesse storico artistico del Palazzo. Con personale sodisfazione questo studio è stato inviato, corredato da foto, al Ministero dei Beni culturali di Roma ed alla Sovrintendenza ai Monumenti di Pisa.
A POMARANCE: la sua Famiglia, le Sue proprietà, i contatti con la sua Terra Natale a cura di I. Spinelli
Una tra le più importanti famiglie nobiliari protagoniste
delle vicende storiche e politiche dell’antico castello di Ripomarance, fin
dal XVI secolo, è stata quella dei Roncalli che ha avuto tra i suoi discendenti
facoltosi mercanti, priori, magistrati, gonfalonieri e famosi artisti come il
pittore “manierista” Cristofano Roncalli detto II Pomarancio, suo fratello
Donato (Notaio e Pittore) ed un loro nipote, Jacopo di Cosimo Roncalli, vissuto
nella prima metà del XVII secolo.
Stemma e albero genealogico Roncalli di Foligno
Cristofano Roncalli fu sicuramente il più famoso tra i
membri di questa famiglia essendo annoverato dagli storici d’arte, tra i
migliori artisti della seconda metà del ’500 e l’inizio del ’600, periodo nel
quale egli eseguì una delle sue più grandi opere di affreschi che si trovano
nella Cappella Lauretana a Loreto.
Vissuto per gran parte della sua vita a Roma e ben inserito
negli ambienti Cardinalizi, ebbe notevoli committenze di lavori nel Vaticano,
nelle Chiese di Roma ed in altre città dell’Italia centrale dove sono ancora
conservati i suoi lavori.
Conosciuto dalla critica storico-artistica con lo pseudonimo di “Pomarancio”, per distinguerlo dall’altro pittore locale Niccolò Cercignani (Pomarancio il vecchio) “delle Pomarance’’, fu, secondo alcuni storici come Baumgart (1) allievo dello stesso Nicolò Cercignani anche se studi personali sui due pittori locali proverebbero la quasi coetaneità degli artisti.
L’origine dei Roncalli, Roccalli o Roncagli, come spesso
troviamo scritto nei documenti d’archivio del Comune di Pomarance, è di origine
allogena in quanto proveniente dalla Valle Imagna del bergamasco.
Alcuni componenti di questa famiglia si trasferirono agli
inizi del XVI secolo nella regione umbra a Foligno, altri nello “Stato di
Firenze”, in Ripomarance, svolgendo attività di “mercatura”.
L’appartenenza al medesimo ceppo bergamasco è documentata dalla somiglianza che si nota nelle stesse caratteristiche araldiche dell’Arme dei Roncalli di Foligno e in quella di Pomarance nonché da numerosi documenti del XVI secolo tratti dall’Archivio Storico Comunale che citano la provenienza bergamasca (2). Il “Blasone” dei Roncalli di Pomarance, a cui appartiene il pittore Cristofano e del quale esiste forse l’unico esemplare presso la famiglia Bartolini, è dipinto in un frammento di maiolica rinascimentale già pubblicato in occasione del mio studio sugli “Stovigliai” di Pomarance (3). Lo stemma, simile a quello inviatomi gentilmente dal Dott. Saverio Lupatelli Roncalli di Foligno, discendente in linea femminile dei Roncalli del luogo, è citato anche in una descrizione di “Famiglie Nobiliari Volterrane” dell’Archivio Maffei presso la Biblioteca Guarnacci di Volterra ed è così descritto (4):“… Spaccato, nel primo d’azzurro, al Castello d’argento portato e finestrato di nero; nel secondo d’argento, a tre
pali, due laterali di rosso, quello di mezzo d’azzurro
Lo studio dell’Arme conservato dalla famiglia Biondi Bartolini presenta una particolarità che fa individuare forse l’attività più antica che, assieme a quella di mercanti, dovevano svolgere i Roncalli a Pomarance: quella di “Maestri d’arme”. Il castello merlato da l’idea di un’elsa di spada, il palo d’argento centrale la lama della stessa.
Elemento simbolico della professione di “Lanceolai” che svolsero in Ripomarance per molti anni il capostipite Francesco ed i suoi due figli, Giovan Antonio ed Alessandro Roncalli, rispettivamente padre e zio del pittore Cristofano. Stabilitisi nel tranquillo castello di Ripomarance (Contado di Firenze) dopo una frettolosa fuga da Bergamo, risultano essere presenti nella vita del “castello” fin dal 1525 con l’iscrizione nel Dazaiolo del Comune e nell’Estimo del XVI secolo relativo all’anno 1532.
Nel suddetto estimo infatti, che riporta
variazioni catastali fino al 1543, risultano censiti per i loro possedimenti
nella corte e castello di Ripomarance, i Signori Giovan Antonio di Francesco
(Roncalli) da Bergamo merxiaio et Alessandro suo fratello, ai quali è posta
una tassa sulla loro testa di lire 100 proprietari degli infrascritti beni (5):
“… Una casa posta nel Terzo di
Petriccio, confinata a 1° via, 2° Giusto di Benedetto Fantacci, 3° Muro
castellano, 4C Fede di Contro di Polito (Incontri) … stimata lire
130.
…Un pezzo di terra olivata, vignata
posta alle Ribatti, a 1° via, 2° Antonio di Giusto di Marzilio, 3° la via della
Doccia, 4° Paulo di Francesco di Cristofano da Montecastelli… stimata lire
150
… Una casa posta alla Porta alla
Pieve stimata lire 100
… Una casa posta in Petriccio a 1°
via, 2° Rede di Pietro Paulo Santucci, a 3° Giusto di Petruccio stimata lire
100.
Una casa posta nel Terzo di Petriccio, a 1° via, 2°
Bastiano di Jacomello, a 3° Redi di Pietro Pagolo di Giovanni Santucci, a 4°
Giovan Martino di Mastro Guasparri … levata dalla posta di Giusto di
Petruccio in questo a carta 25… stimata lire 30”.
Giovan Antonio Roncalli, iscritto all’arte dei Lanceolai di
Firenze, svolse, in società con il fratello Alessandro, attività di mercatura
moltiplicando nel corso degli anni i suoi possedimenti nella Corte di Ripomarance
come è possibile notare nelle stesure successive degli estimi del comune per
tutto il XVI secolo. Entrambi i fratelli si sposarono a Pomarance dando luogo
ai due rami dei Roncalli di Pomarance che sono ben documentati in un Albero
Genealogico della famiglia Ronacalli del XVIII secolo conservato presso la Biblioteca
Guarnacci di Volterra (6).
Giovan Antonio si sposò con donna Francesca Incontri
appartenente anch’ella ad una delle più facoltose famiglie del luogo
specializzate nella produzione e commercializzazione di Maioliche pomarancine
fin dal XVI secolo. Dal loro matrimonio nacquero ben sei figli: Bernardino,
Donato, Cosimo, Cristofano, Guglielmo e Francesco (7).
Bernardino, Cosimo e Francesco continuarono l’attività del
padre aprendo attività commerciali nel Castello di Ripomarance; Guglielmo fu
prete alla Chiesa di San Martino di Lustignano; Donato, forse il secondogenito
della famiglia, come risulta da un elenco dei fratelli Roncalli (eredi
universali del patrimonio paterno) iscritti nell’Estimo della fine del XVI
secolo, fu laureato in legge ed al tempo stesso abile pittore.
Della sua attività pittorica però abbiamo sporadiche
notizie che lo vedono solo in un ruolo di compartecipazione alle opere ed
affreschi del fratello Cristofano Roncalli.
Albero genealogico Roncalli di Pomarance (sec. XVIII) B.G.V.
“Maestro” Donato Roncalli “… molto reputato per bontà di vita et intelligent della professione” di dottore in legge venne definito nel manoscritto del Lanzi (1620) “pictor senensis” e fu secondo la critica storica, il personaggio che con la sua professione di legale e auditore cardinalizio, permise al fratello Cristofano di inserirsi negli ambienti clericali della “Roma bene”. Personalità abbastanza vicina alla corte papale, fu contattato dallo stesso comune di Ripomarance per risolvere alcune controversie giuridiche di confinazioni con dei proprietari volterrani. Un’indagine mirata su questo personaggio, ritenuto di secondo piano rispetto alla formazione artistica del “Pomarancio”, potrebbe in qualche modo evidenziare la vera formazione artistica di Cristofano che la critica artistica vuole improntata in ambito fiorentino.
Estimo 1532 (Arroto 1543) c. 67v. (A.S.C.P.)
La data di nascita di Cristofano Roncalli è fatta risalire all’anno
1552 secondo un calcolo aritmetico di 62 anni che egli stesso dichiarava di
avere nel 1616 sottoscrivendo e firmando gli affreschi della cupola Lauretana
(oggi non più leggibile), letta e pubblicata nel 1895 dal Giannuzzi
(8). Una indagine personale però, effettuata
negli estimi del Comune di Ripomarance dal 1532 in poi, indicherebbe tale data
spostata indietro di alcuni anni, in quanto vi sono diversi elementi
comprobanti:
1°) Nell’Estimo del 1544 (con arroti e variazioni catastali
fino al 1560) risultano già alcuni possedimenti intestati a “Cristofano di
Gio.Antonio Roncalli da Bergamo” consistenti:… Una casa posta in Borghetto
confinata a 1° via, 2° Antonio di Bernardino Magrini, 3° herede di ser Giovan
Matteo, 4° Mura castellane… stimata lire 200.
Una Bottega posta alla Porta al Peso a 1° via, 2° Mura
castellane, 3° Meo di Bastiano fabro… stimata lire 30.
Una pezzo di terra posta alle Ribatti,… una pezzo di
terra alla Piaggia… un pezzo di terra alla Doccia ed una pezzo di terra all’Aia
di San Piero… per un valore complessivo di lire 510 (9).
2°) Il pittore “Cristofano di Gio:Antonio Roncalli da
Bergamo” risulta annotato anche in una aggiunta o arroto, nell’estimo di
Ripomarance del 1532 che riporta variazioni estimali fino al 1543.
E’ rilevabile infatti che i sopradetti possedimenti gli
pervennero dalla eredità di certo Donato di Michele fabro.
Come è possibile osservare dalla foto del documento, la sua
iscrizione alla carta 67 retto, è posta poco più in alto ed è eseguita con grafia
e scrittura
diversa da quella con cui era censito mastro Donato di Michele fabro. Una
indagine della calligrafia usata per annotare Cristofano Roncalli, rileva
essere la stessa del Cancelliere con la quale sono state eseguite altre
aggiunte estimali nelle carte successive risalenti alla fine dell’anno 1543
(10).
Un altro .elemento interessante e molto significativo, secondo me, ritrovasi nel pagamento della tassa “sulla Testa” di lire 100 che era dovuta all’erario del Comune di Ripomarance per tutti coloro che svolgevano un’attività professionale. La suddetta tassa fu in vigore a Pomarance fino all’anno 1543 in quanto non si ritrova essere imposta nella stesura del nuovo “Estimo di Ripomarance” del 1544; questo elemento potrebbe quindi indicare l’anno di nascita del nostro artista pomarancino. Infatti, secondo uno studio dello storico volterrano Enrico Fiumi sul Catasto di Volterra e San Gimignano la tassa “sulla testa” veniva imposta a coloro che avevano una età compresa tra i 14 e i 18 anni; ipotizzando quindi che l’apprendista Cristofano Roncalli avesse ereditato i sopraddetti possedimenti all’età di 14 anni, nell’anno 1543 (periodo corrispondente alle ultime aggiunte e alla medesima scrittura del Cancelliere di quel tempo), la sua data di nascita dovrebbe risalire al 1529 – 1530.
Piazzetta già di Borghetto e Porta al Peso o Orcolina
Un riscontro assai probante
su quanto asserito può essere documentato dall’Archivio Civile della
Podesteria di Val di Cecina in cui si ritrovano frequenti elenchi di cittadini
tassati secondo la loro professione o implicati in cause Civili.
Tra questi nominativi
indicati per il pagamento sulla tassa delle bocche (del sale) per l’anno 1543
risulta annotato anche lo stesso “Cristofano di Jo(vanni Antonio) Ronchalli”
a cui è imposta la tassa di lire 2 e soldi 8. Nel repertorio della Filza di
Archivio in ordine alfabetico e indicato alla lettera C, Cristofano di
Gi(ovanni) senza specificare il cognome Roncalli (11).
L’anno successivo, 1544, come
già detto, è iscritto nella nuova stesura dell’Estimo di Ripomarance con le proprietà
pervenutegli da Donato di Michele fabro che sono individuate nell’attuale
Piazzetta San Carlo (già di Borghetto) ed in prossimità della porta al Peso
(oggi detta Orciolina).
Qualche anno più tardi
troviamo un’altra notizia che certifica la sua permanenza a Pomarance; questi
infatti è citato nel 1548 nel libro dei Partiti del Comune di Ripomarance per
aver pagato la “… gabella della biada inviata al Commissario” durante
il passaggio di un esercito diretto alla guerra di Piombino (12).
Egli è annotato come
“… Cristofano Bergamasco” senza specificare il cognome come accadeva
spesso per altri cittadini; una riprova è la citazione di suo padre, Giovan
Antonio Roncalli che nel libro dei Creditori del Comune veniva indicato
semplicemente come “Gio Antonio Bergamasco” (13).
Ben poco sappiamo sui primi
insegnamenti d’arte ricevuti da Cristofano in quegli anni che probabilmente lo
videro a fianco dell’altro pittore pomarancino Niccolò Cercignani (nato attorno
al 1520 – 25) allievo, egli stesso del pittore volterrano Daniele Ricciarelli
da Volterra (14).
La sua presenza a Ripomarance però è documentata anche attorno al 1552 quando risulta implicato in una causa civile davanti al Podestà di Val di Cecina: “… Nanni di Michele Saiucci… agit… contra Cristofani di Gio. Francischi de Roncalli a quo petit datii… et manifatturis” (15).
L’allontanamento dalla sua terra natale verso altre mete importanti per la professione di pittore, portarono Cristofano Roncalli a Firenze dove si formò artisticamente, come dimostrano le notevoli influenze stilistiche della sua pittura prima di stabilirsi a Roma attorno al 1575.
Cimase di un polittico attribuito a C. Roncalli (Kirwin) 1972 (sacrestia della Chiesa di S. Giovanni Battista di Pomarance) (Foto S. Donati)
Un fatto importante per datare il suo definitivo
allontanamento da Ripomarance è nuovamente documentato nell’estimo del 1544
dove è annotato in calce, tra il 1559 ed il 1560, la vendita di tutte le sue
proprietà a Pomarance. L’11 maggio 1599 infatti venne ceduta la bottega posta
alla Porta al Peso con alcuni pezzi di terra posti alle Ribatti a Michele di
Mariotto. Lo stesso Michele l’anno successivo, 1560 (2 dicembre) comperava
dallo stesso Cristofano Roncalli la Casa posta in Borghetto con altri terreni
posti in località Doccia, Piaggia e San Piero. Un fatto interessante e non
casuale è in quel periodo la vendita di alcuni possedimenti in Ripomarance
anche da parte di Niccolò Cercignani che denoterebbero l’allontanamento di
entrambi dal loro paese di origine (per stabilirsi entrambi nella regione umbra
dello Stato Pontificio?).
Il padre di Cristofano, Giovan Antonio, e lo zio
Alessandro continuarono la loro attività di mercanti facendo affari d’oro nel
piccolo castello di Ripomarance ed ampliando notevolmente i loro possedimenti
nel contado pomarancino per un valore di capitale di lire 13860.
Questi possedimenti immobiliari e terrieri furono oggetto
di divisione tra gli stessi fratelli, Giovan Antonio e Alessandro che in data
1 agosto 1579 procedettero alla divisione patrimoniale dei loro beni.
Dai due fratelli
“bergamaschi” vennero divise le unità immobiliari poste al di là e al di qua
della Porta alla Pieve che erano sicuramente collegate fra loro da alcune
stanze sovrapposte situate proprio sopra l’antica Porta alla Pieve.
Esse erano indicate
nell’Estimo del 1571 e così descritte:
“… una casa in
detto castello alla Pieve a 1° via, 2° via, 3° Ser Piero d’Andrea
Incontri a 4° Via … stimata lire 1200…
cassa la metà e porsi a Alessandro Roncalli
…”(area occupata dalla casa già eredi Derna Volpi).
“… Una casa in detto
castello colle botteghe alla Porta alla Pieve confinata a 1° via, 2° la Pieve
di San Giovanni, 3° Forno del Comune stimata lire 600… cassa la metà et ponsi
ad Alessandro come sopra…”.
Questi ed
altri possedimenti patrimoniali dei due capostipiti della famiglia Roncalli a
Pomarance, furono ereditati dai loro rispettivi figli come risulta dalle
successive stesure degli estimi del XVI e XVII secolo (16).
Jader Spinelli
(CONTINUA)
NOTE BIBLIOGRAFICHE
Baumgart, in Thieme – Becher;
Allgemaine Lexikon der Bilden Kunstler XXVIII, Lipsia.
(1933) Manuali 3572; pag. 567. Istituto
Germanico di Storia dell’Ade di Firenze.
Ringrazio sentitamente
il Dott. Saverio Lupatelli Roncalli di Terni per la collaborazione prestatami
in queste mie ricerche e per avermi inviato lo stemma dei Roncalli di Foligno e
l Albero Genealogico della famiglia da cui discende.
I. SPINELLI “Gli
Stovigliai a Pomarance nel XVI – XVII secolo’ – La Comunità di Pomarance n°
1/1990.
Archivio Storico
Pomarance F. 426 Estimo 1532 c. 31 r.
Biblioteca Guarnacci
Volterra – Filza 42 B, Carta 23; Prospetto indicativo di documenti storici ..
contenuti nelle filze segnate col numero di inventario 5706 e collocate nei
lutei IV V e VI; scaffale L.
Dalla loro unione
nacque anche Maria Grazia Roncalli, suora nel convento di Santa Chiara di
Volterra nel 1590.
Ileana Chiappini di
Sorio; “Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio’’ a cura della Banca Popolare
di Bergamo.
Archivio Storico
Pomarance F. 427 Estimo 1544 c. 66 r.
Ibidem F. 426 Estimo
1532 c. 67 v.
Ibidem F. 67 B Civile
di Podesteria c. 2 v.
Ibidem F. 74 c. 214 r.
Ibidem F. 218 c. 21 r.
F. Canuti – Niccolò
Cercignani detto il Pomarancio – Bollettino della deputazione di Storia patria
per l’Umbria XLVIII – LI (1952).
Archivio Storico
Pomarance F. 77 B; Civile di Podesteria c. 76 r. Nel repertorio della filza è
indicato alla lettera C carta 76 “Cristofano Roncalli”.
Archivio Storico Pomarance F. 428 Estimo 1571 c. 105 r. La casa dei Roncalli colle botteghe alla Porta alla Pieve e confinante con la chiesa di San Gio Battista è da individuare dove attualmente sorge il Palazzo Biondi Bartolini del quale abbiamo trattato nel N° 2 1990 della rivista La Comunità di Pomarance.
Quando nel 1775 il Granduca Pietro Leopoldo fece trasferire tutta la ricca collezione di oggetti naturali dal Palazzo Pitti. dove era la sede dell’Accademia del Cimento, alla nuova sede del Museo di Fisica e Storia Naturale, tra le altre cose fu rinvenuta una Sfera Armillare o, come veniva chiamata anticamente, la Macchina Universale del Mondo. Fu erroneamente attribuita all’astronomo e cosmografo del Granduca Cosimo I de’ Medici Ignazio Danti e l’errore fu causato dal fatto che era stata trovata negli archivi fiorentini la notizia secondo la quale il Granduca, come scriveva lo Spini nel 1570 nell’opera “Annotazioni intorno al trattato dell’Astrolabio del R.P. Ignatio Danti’’ pubblicata a Firenze nello stesso anno, aveva fatto fabbricare al Danti, suo cosmografo, due grandissimi globi “nei quali si vedevano i siti e le forme dell’immagini celesti et la compita et particulare descrizione della Terra’’.
Particolare della SFERA ARMILLARE (Foto Franca Principe).
Fu appunto Ferdinando Meucci che notò
sulla Sfera l’Arme Medicea inquartata con quella dei Lorena giungendo così alla
conclusione che l’opera era databile all’epoca del Granduca Ferdinando I de’
Medici, che era appunto sposato con Cri
stina di
Lorena, e quindi posteriore ai globi costruiti dal Danti. Il Meucci, come dice
egli stesso nel suo opuscolo sulla Sfera Armillare pubblicato a Firenze il 30
agosto 1876, “io per vero accettava sotto tal nome il mappamondo ed andava
ricercando il vero autore della sfera arm illare’’, e frugando
nell3archivio Mediceo che si trova nel Palazzo Pitti tra le molte notizie utili
riuscì anche a trovare la notizia che tanto attendeva e cioè “che questa
sfera era stata costruita da Antonio Santucci delle Pomarance per commissione
del G.D. Ferdinando I, e della quale trovai perfino l’importare della spesa
occorsa Non avvi pertanto più
alcun
dubbio sull’autore di questa grande e ricca sfera armillare della quale fu scritto ancora doversi al cosmografo Matteo Neroni; essa è quella, che come già notavasi, costruì nella Galleria dei Pitti il matematico Antonio Santucci dalle Pomarance per ordine di Ferdinando I, del quale egli era già da molti anni cosmografo. Trovasi notato che egli vi pose mano il 4 marzo 1588 e la terminò il 6 maggio 1593, quanto è dire che impiegò 62 mesi nel fabbricarla. ”
La Sfera è costituita da nove sfere concentriche la maggiore delle quali ha un diametro di m. 2,20 e la minore di m. 0,70. Al centro di questa sfera minore (secondo la concezione tolemaica) vi è la Terra che ha un diametro di circa 60 cm. e sulla quale sono disegnati anche territori dei quali, all’epoca, non era ben nota la configurazione. Vi sono poi le sette sfere dei Pianeti posti nel seguente ordine: Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove e Saturno. A queste otto sfere mobili segue la Nona, detta Primo Mobile, che è fissa e porta le calotte polari ed i meridiani in filo di ferro. Da due calotte che portano dipinte al loro interno le Armi Mediceo Lorenesi si dipartono 24 cerchi di legno che, tutti insieme, costituiscono un’altra sfera fissa e forse corrispondono alle 12 “Case” con un significato astrologico. In totale la Sfera Armillare è composta da 82 armille o cerchi a cui possono essere aggiunti altri 8 grandi cerchi che, tagliati a metà, svolgono la funzione di sostegno all’orizzonte quelli inferiori e di coperchio mobile dell’intera macchina quelli superiori.
Tutte le armille sono dorate o dipinte ed intagliate a merli in modo da dividere l’intero cerchio in 360 gradi. I quattro mezzi cerchi che sorreggono l’orizzonte presentano alle loro estremità dei bassorilievi raffiguranti una testina e l’Arme dei Medici intercalate tra loro. Tutta la Sfera nella sua interezza appoggia su di un piedistallo alto circa 85 cm. formato dalla unione di quattro sirene rappresentanti i punti cardinali. Tutto ciò è conforme all’originale, ma si pensa che sia frutto del restauro ottocentesco effettuato da Ferdinando Meucci.
Arme dei Medici inquartate con quelle dei Lorena fatte a mano dal Santucci.
Il movimento della “Macchina Universale del Mondo” era reso possibile da una manovella che permetteva la rotazione di un asse passante attraverso la Terra; date le precarie condizioni odierne della sfera non è possibile
farla ruotare.
Il Meucci riuscì anche a trovare, nell’Archivio Mediceo,
una perizia dalla quale risultava la spesa sostenuta dal Granduca per la
costruzione della Sfera:
Per fabbricare tutti e cerchi grandi e piccoli e
graduatili con intaglio a guisa di merli e fattovi alcune linee incavate in detti
cerchi e fatto la palla del mondo grande et altre minime giudicano esservi andato
n° 1371 opera a giuli 4 il giorno monterebbe a Scudi 522.2
Per mettere d’oro tutta la sfera et il piede similmente ec.
ci sia di spesa tanto quanto vale l’oro che ci è andato e per e libri del
coridore vè andato Scudi 170.0
Per dipingere più cerchi da rovescio e da ritto graduarli
tutti e. cerchi Scudi 60.0 Per dipingere la palla del mondo Scudi 100.0
Per dipingere 7 cerchi dove sono e pianeti et il
meridionale l’orizzonte et e tondi che vanno ne’ poli, dipinti di figure et
pianeti celesti Scudi 100.0
TOTALE Scudi 1052.2
A questi 1052.2 scudi vanno aggiunti 170 scudi quale importo dei libri d’oro che furono passati al Santucci dal Guardaroba del Granduca. Il costo totale dell’opera è pertanto di scudi 1222.2, costo insignificante in confronto a quello che verrebbe a costare oggi un lavoro di cinque anni in cui si vede l’opera pregevole di pittura e intarsio. Non vi è infatti armilla che non sia intagliata, superficie in cui non vi sia stato dipinto. L’artista infatti ha ornato con le figure ed i segni convenzionali delle costellazioni le otto fasce dello zodiaco, ha indorato e fregiato con segni rossi e turchini tutta la superficie interna dei cerchi.
Illustrazione del TRATTATO SOPRA LA NUOVA INVENZIONE DELLA SFERA ARMILLARE “Delti dua Circoli Artico ed Antartico’’
Questa sfera, che oggi si trova presso l’istituto e Museo
di Storia della Scienza di Firenze, è una grandiosa rappresentazione
dell’antica dottrina tolemaica. Secondo questa teoria la Terra, elemento più
pesante ed immobile, era situata al centro dell’universo ed intorno a lei
ruotava tutto l’universo. L’Acqua, secondo elemento, era contenuta dalla Terra
stessa nelle sue profondità ed il tutto era circondato dall’Aria e dalla
Regione del Fuoco. Sopra a questa, uno dopo l’altro, venivano i sette cieli
corrispondenti ai Pianeti posti nell’ordine descritto precedentemente. Di
seguito a questi vi era l’ottavo cielo o Cielo Stellato.
Quetsi primi otto cieli avevano un loro moto che correva da Ponente a Levante mentre il cielo successivo, il Primo Mobile, andava da Levante a Ponente facendo il suo percorso nello spazio delle 24 ore. Questa spiegazione della teoria Tolemaica seppure incompleta ci serve a far capire come funziona la Sfera Armillare del Santucci. Egli infatti l’aveva costruita in modo talmente preciso e completo che mediante una manovella inserita nell’asse passante per la Terra riusciva a far vedere i movimenti di tutte le armille e quindi dell’intero universo con il passare del tempo che era segnato da una specie di orologio anch’esso inserito nella Macchina. Questa sfera,
insieme alle altre opere, rivela una forte ed incisiva sensibilità di artista
del Santucci il quale ebbe solo la sfortuna di vedere, negli ultimi anni della
sua vita, superate le teorie tolemaiche dalle scoperte di Galileo.
BIBLIOGRAFIA.
MARIA LUISA RIGHINI BONELLI, “Di alcuni manoscritti inediti di Antonio Santucci delle Ripomarance”, Annali dell’istituto e Museo di Storia della Scienza, III (1978), n. 2, pp. 59 – 67.
THOMAS B. SETTLE, “Antonio Santucci, his “New tractatus on comets”, and Galileo.”, Monografia n. 7 – NOVITÀ CELESTI E CRISI DEL SAPERE , Ati del Convegno Internazionale di Studi Galileiani a cura di P. Galiuzzi, Supplemento agli ANNALI DELL’ISTITUTO E MUSEO DI STORIA DELLA SCIENZA Anno 1983, Fascicolo 2, pp. 229 – 238.
F. MEUCCI, La sfera Armillare di Tolomeo costruita da Antonio Santucci, Tipografia del Vocabolario FI (1876).
Un ringraziamento particolare alla Vice Direttrice ed alla Responsabile del Gabinetto Fotografico dell’istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze Signore Mara MINIATI e Franca PRINCIPE per il loro cortese ed indispensabile aiuto prestatomi nella ricerca del materiale bibliografico e fotografico.
Bongi F.
Articolo tratto da “La Comunità di Pomarance”.
La Storia Continua
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